Economia

«No alla svendita dei beni pubblici della Grecia»

Yanis Varoufakis ha scritto ieri un post su Project-Syndacate – oggi ripreso dal Corriere della Sera – per criticare un punto dell’accordo tra Grecia ed Europa all’Eurosummit della settimana scorsa. L’ex ministro delle Finanze greco se la prende con l’idea di creare un fondo e trasferire i beni pubblici greci destinati alla privatizzazione, proposta da Schaeuble con l’aggiunta della sede in Lussemburgo e un piano triennale di vendita (o svendita) e poi corretto all’Eurosummit da Tsakalotos e Tsipras (adesso, secondo l’accordo, il fondo ha sede in Grecia e un piano trentennale). Ma, spiega Varoufakis, c’era un’alternativa a questo. Era quella disegnata da lui stesso nel piano proposto alla Troika dall’ex ministro:

Non doveva andare così. Il 19 giugno ho comunicato al governo tedesco e alla troika una proposta alternativa, che fa parte del documento intitolato Fine della crisi greca: «Il governo greco propone di raggruppare i beni pubblici (esclusi quelli relativi alla sicurezza del Paese, le bellezze pubbliche e il patrimonio culturale) in una holding centrale separata dall’amministrazione del governo e gestita da un ente privato, sotto l’egida del Parlamento greco, con l’obiettivo di massimizzare il valore degli asset e di creare un flusso di investimenti locale. Lo Stato greco sarà l’unico azionista, ma non darà in garanzia le sue passività o il debito». La holding giocherà un ruolo attivo preparando i beni alla vendita: «Emetterà un bond completamente collateralizzato sui mercati dei capitali internazionali» per raccogliere 30-40 miliardi di euro (32-43 miliardi di dollari), che, «prendendo in considerazione l’attuale valore degli asset», saranno «investiti nel modernizzazione e ristrutturazione degli asset in gestione». Il programma ha previsto un piano di investimenti di 3-4 anni, con conseguente «ulteriore spesa del 5% del Pil all’anno», con le attuali condizioni macroeconomiche che implicano «un moltiplicatore di crescita positivo superiore all’1,5», il che «dovrebbe spingere la crescita del Pil a un livellosuperiore al 5% per diversi anni».

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E quindi, spiega Varoufakis:

Ciò, a sua volta, indurrebbe «proporzionali aumenti del gettito fiscale contribuendo in tal modo alla sostenibilità fiscale e consentendo al contempo al governo greco di esercitare la disciplina della spesa senza affossare ulteriormente l’economia sociale». In questo scenario, l’avanzo primario (che esclude il pagamento degli interessi) «raggiungerà una certa rilevanza sia in termini assoluti che in termini percentuali nel tempo». Di conseguenza, alla holding «sarà concessa una licenza bancaria» entro un anno o due, «trasformandosi quindi in una Banca dello sviluppo capace di avere un assumere un ruolo primario negli investimenti privati alla Grecia e di partecipare a progetti collaborativi con la Banca europea di investimenti». La Banca di sviluppo che abbiamo proposto «permetterà al governo di scegliere quali asset privatizzare e quali no, garantendo al contempo un maggiore impatto sulla riduzione del debito dalle privatizzazioni selezionate».
Dopo tutto, «il valore degli asset dovrebbe aumentare di un importo superiore a quello attuale speso sulla modernizzazione e sulla ristrutturazione, sostenuto da un programma di partnership pubblico-privato il cui valore è aumentato in base alla probabilità di privatizzazione». La nostra proposta è stata accolta con un silenzio assordante. Più precisamente, l’Eurogruppo e la troika hanno continuato a far credere ai media del mondo che le autorità greche non avevano proposte credibili e innovative da offrire — il loro solito ritornello. Pochi giorni dopo, una volta constatato che il governo greco stava per capitolare del tutto di fronte alle richieste della troika, hanno ritenuto opportuno imporre alla Grecia il loro modello del Treuhand umiliante, inimmaginabile e pericoloso. In un momento cruciale per la storia europea, la nostra alternativa innovativa è stata gettata via. Tocca agli altri recuperarla.