Fact checking

Virginia Raggi: nelle chat di Raffaele Marra gli incontri con Luigi Di Maio (smentiti dall'interessato)

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Il dilemma della prigioniera Virginia si evolve. La sindaca sta valutando la possibilità del patteggiamento anche se la decisione verrà presa, come è comprensibile, soltanto dopo l’interrogatorio fissato in procura tra qualche giorno. La Raggi andrebbe così incontro a una pena che dovrebbe essere minimo di un anno e due mesi ma soprattutto la sindaca eviterebbe il deposito delle chat comprese tra le carte processuali, dalle quali emergono intanto gli incontri tra Raffaele Marra e Luigi Di Maio per la scelta degli incarichi nella giunta. Incontri che però vengono smentiti da Luigi Di Maio di buon mattino su Facebook: «L’unica volta che ho incontrato Marra l’ho fatto nel mio ufficio alla Camera in totale trasparenza (l’incontro è stato regolarmente registrato) e non avendo nulla da nascondere sono stato io stesso a darne notizia oltre un mese fa, raccontandone anche i contenuti».

Nelle chat di Raggi gli incontri tra Marra e Di Maio

Il problema della strategia processuale è ancora sul tavolo: la Raggi ha dichiarato nelle carte consegnate all’Anticorruzione di aver effettuato la nomina in piena autonomia. La mossa serviva a negare il conflitto di interessi di Renato Marra, che avrebbe dovuto astenersi dal nominare il fratello. Ma i messaggi trovati nel cellulare di Marra smentiscono clamorosamente questa versione dei fatti: se la sindaca la ribadirà davanti ai magistrati rischia una condanna a due anni e la sospensione immediata. Se invece cambierà versione, ammetterà di aver dichiarato il falso ma questo reato non è nell’elenco dei reati previsti nella Legge Severino. Ma, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, qui entrano in ballo più variabili: la prima è che gli avvocati della sindaca non sarebbero disposti ad accettare una pena superiore all’anno di reclusione. La seconda è che Raffaele Marra, indagato e in carcere per altri reati ma raggiunto da un avviso di garanzia per la vicenda, potrebbe avere interesse a far entrare nel processo proprio quelle chat:

Anche lui dovrà essere interrogato nei prossimi giorni e le sue dichiarazioni potrebbero pesare in maniera determinante proprio sul destino di Raggi. Perché, nonostante le smentite ufficiali, appare evidente dalla lettura delle chat il potere che il funzionario aveva sulla sindaca e sull’intero staff. L’inchiesta sui soldi ottenuti da Scarpellini potrebbe presto chiudersi con la richiesta di giudizio immediato. Marra rischia una condanna alta, che potrebbe essere ulteriormente aggravata da questa nuova contestazione di abuso e quindi è possibile che decida di difendersi scaricando le responsabilità su Raggi o addirittura svelando nuovi retroscena sulla procedura seguita non solo sulla nomina del fratello, ma anche sulle altre che sono state contestate e per questo revocate. O addirittura rendendo pubbliche le chat per le quali aveva già fatto istanza chiedendo che fossero messe a sua disposizione tutte le trascrizioni.
Tra le conversazioni contenute in «quattro amici al bar» via Telegram ci sono i messaggi della scorsa estate, quando la giunta Raggi stentava a decollare per mancanza di assessori fino allo scontro con il responsabile al Bilancio Marcello Minenna e con il capo di gabinetto Carla Raineri. Proprio in quel periodo si decise di trasmettere all’Anac tutte le delibere e la scelta fu condivisa con Luigi Di Maio. A parlarne con il deputato all’epoca componente del «direttorio» sarebbe stata non solo la Raggi, ma anche lo stesso Marra. Finora era emerso soltanto un incontro avvenuto a luglio, e dopo l’arresto di Marra Di Maio ha dichiarato che lo vide «su richiesta della sindaca». Nelle chat ci sarebbe invece traccia di almeno altri due incontri (uno ad agosto) e soprattutto delle consultazioni con Di Maio per la scelta di tutti gli incarichi, compreso quello di Marra a vicecapo di gabinetto. E sul quale il parlamentare avrebbe dato il via libera.

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Ma Di Maio di buon mattino smentisce tutto con un lungo messaggio su Facebook:
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La difesa della sindaca

Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano invece riporta i dettagli della difesa che la Raggi e i suoi avvocati imbastiranno davanti ai pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio: tutto si fonderà sul comma 2 dell’articolo 38 del Regolamento degli Uffici e Servizi del Comune di Roma dove si afferma che gli incarichi di “direzione delle direzioni”– Renato Marra fu nominato (e poi revocato) direttore della direzione Turismo – “sono conferiti e revocati dal sindaco”.

Le uniche prescrizioni previste dal comma 2 riguardano il ventaglio delle proposte, che spettano all ’assessore alle Politiche delle risorse umane e la consultazione dell’assessore competente per materia. Che in questo caso è Adriano Meloni, lo stesso che, sentito dai magistrati come persona informata sui fatti, ha dichiarato che a suggerirgli la nomina di Renato Marra era stato suo fratello Raffaele. La stessa norma si aggancia anche alla seconda accusa, quella di falso in atto pubblico. Per i pm la Raggi ha mentito quando ha sostenuto in un atto, poi inviato anche all’Anti-corruzione (Anac), di aver gestito da sola la nomina di Renato Marra.

virginia raggi luigi di maio
Il problema, però, e lo ricorda la stessa Pacelli, è che le chat dei Quattro amici al bar in cui Virginia Raggi chiede dell’aumento di stipendio del fratello di Marra allo stesso Raffaele metterebbero in dubbio (eufemismo) questa versione dei fatti: come può essere credibile che una sindaca abbia gestito una nomina in piena autonomia ma, per sua stessa ammissione, non sapesse nulla dello stipendio legato a quella nomina? Infine c’è da segnalare che in prima pagina l’articolo viene presentato con un titolo molto netto: “Raggi subito a giudizio o patteggia: tutto falso”. Il testo invece è molto meno netto del titolo, visto che lì si afferma che le scelte del giudizio immediato e del patteggiamento non sono affatto scontate (e in effetti anche chi aveva parlato della questione l’aveva riportata come ipotesi):

Da come si difenderà la Raggi nell’interrogatorio della prossima settimana dipenderanno anche le future mosse della Procura. E che ci sia il giudizio immediato non è affatto scontato. Per ora quindi nulla è deciso. E lo stesso vale per il patteggiamento, visto da alcuni quotidiani come una delle possibilità per il sindaco di uscire dall’in chi est a. Sarebbe una mossa politicamente suicida: se la Raggi decide di ricorrere a un rito alternativo come questo –che ha come vantaggio la riduzione fino a un terzo della pena –incappa nelle dimissioni obbligatorie. Come prevede il codice etico del M5s che equipara il patteggiamento a una sentenza di condanna. Per la Raggi significherebbe la fine della propria esperienza politica.

Sarà sicuramente un problema di sintesi.