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Nadja Kriewald: la “testimone” del Viminale su madre e bimbo morti nel Mediterraneo

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Ieri sera il Viminale aveva annunciato un’altra versione dei fatti sulla vicenda della madre e del bimbo trovati morti nel Mar Mediterraneo da Proactiva Open Arms, che ieri ha salvato una donna superstite (Josephine) e accusato la Guardia Costiera libica e il governo italiano di essere responsabili del naufragio e dei decessi.

Nadja Kriewald: la “testimone” del Viminale

Le fonti (anonime) del Viminale hanno parlato in serata di fake news da parte della ONG e annunciato che  “verrà resa pubblica la versione di osservatori terzi”, ovvero un cronista europeo che ha seguito l’operazione dei libici, e quindi sarà smentito che “i libici non avrebbero fornito assistenza”.  In serata, ma dopo i tg e non in tempo per essere pubblicata sui giornali, arriva la testimonianza di Nadja Kriewald, giornalista tedesca della tv RTL, esperta di esteri, che da alcuni giorni è inviata in Libia. La sua testimonianza arriva attraverso il collega di Rtl in Italia  Udo Gümpel, che la pubblica su Facebook. Lunedì sera, racconta Nadja, era a bordo di una nave della Guardia costiera libica da dieci ore.

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«Era molto buio, e posso parlare dal mio punto di vista. Intorno alle 22/23 ora locale, fuori dalle acque territoriali libiche, la nave dei militari di Tripoli sulla quale mi trovavo ha raccolto un’imbarcazione in difficoltà: decine di migranti allo stremo. Almeno da quello che ho visto io, nessuno dei migranti, in tutto 165 — 119 uomini, 34 donne, 12 bambini, oltre a un altro bimbo già morto, che poi ho preso in braccio — si è rifiutato di salire a bordo. Erano contenti di esser stati salvati ma allo stesso tempo delusi: speravano di essere in Italia. Ma ripeto, da quello che ho visto io, mi pare che nessuno si sia rifiutato di salire a bordo. Solo dopo», continua Kriewald, «la guardia costiera libica ha affondato l’imbarcazione. Non so se qualcuno fosse caduto precedentemente in mare, ma mi è parso che non ci fosse più nessuno a bordo».

Il Corriere e la Guardia Costiera libica

La testimonianza di Nadja Kriewald con il suo nome e cognome viene pubblicata soltanto da Repubblica e dal Messaggero. Il Corriere della Sera però riporta anche la versione della Guardia Costiera libica:

«Era presente una troupe della tv tedesca Rtl che ha filmato tutto. Nella notte tra lunedì e martedì siamo intervenuti per un gommone in panne a largo di Garabulli. Aveva 165 persone a bordo, tra cui 34 donne e 12 bambini. Abbiamo recuperato anche il corpo di una bimba che aveva meno di un mese. Chiedete a i tedeschi, che hanno potuto vedere da vicino le difficoltà in cui operiamo, con la scarsità di mezzi, soprattutto per le operazioni di soccorso notturno…».

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Interviene pure il portavoce della Marina militare libica, Ayoub Qasem: «Accuse false e inesatte. La nostra guardia costiera ha recuperato tutti i passeggeri prima di distruggere l’imbarcazione. Probabilmente alcuni sono annegati prima dell’arrivo delle motovedette».

Intanto Repubblica racconta che nel pomeriggio l’ex senatore del Pd, Luigi Manconi, a dialogare con la guardia costiera italiana. «Solo per vicinanza e solidarietà verso il lavoro della ong, ho fatto sapere ai massimi responsabili istituzionale che la ong avrebbe voluto fare trasbordare la donna su un loro mezzo. Insieme ai due poveri corpi, ovviamente», spiega. Ma dall’Italia arriva un nì: sì per le cure a Josefa, no per i due cadaveri. A quel punto, autonomamente, la Open Arms decide di puntare verso le coste spagnole. Troppo pesante il clima in Italia, troppo alto il rischio di atteggiamenti non collaborativi. Un clima incandescente su cui calano numeri avvilenti. “Nonostante dall’inizio del 2018 il numero di migranti arrivati in Spagna e in Italia sia uguale, nelle acque spagnole si contano 294 morti, in quelle della rotta italiana 1.108. Sono quasi quattro volte di più”, conclude il quotidiano.

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