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L'Italia è pronta ad accogliere il piccolo Mustafa e la sua famiglia

neXt quotidiano|

Mustafa Al-Nazzal Foto padre figlio Siria

Quella fotografia di un padre che solleva da terra il figlio è diventata il simbolo della situazione in Siria. Ma lo scatto non deve rimanere solamente un indelebile ricordo nella memoria che, troppo spesso, si limita a inserirla in un cassetto profondo sommerso da altro. Per questo motivo l’Italia si è mossa per accogliere il piccolo Mustafa Al-Nazzal e suo padre Munzir e affidarli alle cure mediche del nostro personale sanitario.

Mustafa Al-Nazzal e suo padre potrebbero essere curati in Italia

Lo scatto realizzato dal fotografo turco Mehmet Aslan – che ha un titolo emblematico: “Hardship of life” (Difficoltà della vita) – è stato premiato qualche settimana fa ai Siena international photo awards (Sipa). L’immagine mostra il piccolo Mustafa Al-Nazzal, bambino nato con una malformazione (probabilmente dovuta all’inalazione di gas Sarin da parte della madre mentre si trovavano in Siria) che lo ha privato fin dalla nascita degli arti superiori e inferiori, che sorride tra le braccia del padre Munzir, privo di una gamba a causa di una bomba esplosa mentre attraversava un bazar a Idlib.

Un’immagine simbolo di chi non demorde, nonostante le difficoltà della vita. La famiglia del piccolo Mustafa si trova, ora, in Turchia. Ma il padre, intervistato dal quotidiano La Repubblica, ha raccontato di non ricevere le cure necessarie.

“Di noi si occupa solo la Mezzaluna Rossa turca. Le ong sono venute a farci le foto, poi però non ci hanno aiutato. I soldi ci bastano solo per comprare pannolini e latte”.

Una storia che non può rimanere irrisolta e racchiusa solamente in quegli istanti felici immortalati in quello scatto. Per questo motivo l’Italia ha deciso di aiutare Mustafa e la sua famiglia. Il Viminale e la Farnesina, infatti, stanno valutando tutte le strategie per far arrivare nel nostro Paese il piccolo, il padre, la madre Zeynep e le sue due sorelline Sajida e Nura. Si potrebbe sfruttare un corridoio umanitario con la Turchia, o procedere con un reinsediamento ad hoc nel nostro Paese. E il Lazio potrebbe essere la Regione pronta ad aprire le sue porte.

L’Ospedale Bambin Gesù di Roma si è detto disponibile a visitare, curare ed eventualmente curare il piccolo Mustafa. Affinché quella foto non rimanga solo lo stampato di quella tragedia siriana di cui, ormai, non si parla più.