Fatti

Municipio VIII, lunedì le dimissioni di Paolo Pace

paolo pace

Lunedì, a meno di eventi eccezionali, sarà il giorno delle dimissioni di Paolo Pace da presidente dell’VIII Municipio. Non è andata a buon fine la mediazione tentata ieri da Ferrara, Pacetti, Zotta e Calabrese. I consiglieri comunali e il capogruppo M5S in Campidoglio si sono presentati nella sede del Municipio per discutere con i municipali ma senza esito. Quindi si avvia a cadere il Municipio VIII per il quale sarà nominato un commissario fino alle prossime elezioni.

Municipio VIII, lunedì le dimissioni di Paolo Pace

I consiglieri municipali della fronda, nove su un totale di quindici eletti, rimproverano a Pace di aver tradito le tre condizioni dell’accordo segreto raggiunto la settimana scorsa: le dimissioni dell’assessore al Bilancio, nonché vice di Pace, Massimo Serafini, da mesi accusato di conflitto d’interessi dai suoi colleghi di partito; la scelta collegiale dei nuovi membri della giunta; l’apertura di una discussione, almeno esplorativa, sugli ex Mercati generali, la pietra dello scandalo che ha portato in crisi il Municipio. Le voci che volevano Pace dimissionario insieme a tre dei suoi assessori (Daniela Altera, Serena Guida e Antonio Pelagatti) erano quindi vere, nonostante le smentite degli interessati. A sua volta Pace, in un’intervista a L’Urlo, ha confermato: «Si è sviluppato un effetto domino che ha comportato la presentazione delle dimissioni di tutti gli altri tre assessori rimasti, alle quali ho aggiunto le mie. Questo perché non si può governare da soli e soprattutto ricostruire una squadra in tempi accettabili».
paolo pace
Il presidente ha anche accusato alcuni tra i consiglieri: «Il nostro presidente del Consiglio, come scritto in un verbale di Giunta pubblicato, ha introdotto una ditta da lui conosciuta in una struttura municipale, facendola salire sul tetto di un palazzo. Questo per un avere preventivo per l’installazione di un impianto fotovoltaico. E poi vedo arrivare una Proposta di Risoluzione a sua firma per l’installazione di questo impianto. Questo va contro una legge che si chiama Nuovo Codice degli appalti. Ma poi c’è un discorso di etica, io mi sarei dimesso».

Le dimissioni dei consiglieri prossime venture

Alle dimissioni di Pace dovrebbero seguire quelle dei consiglieri municipali per chiudere definitivamente l’esperienza amministrativa del M5S all’VIII Municipio. Anche perché ieri, durante l’ultima discussione per trovare un punto d’incontro la situazione è degenerata, come ha raccontato Repubblica Roma:

Ieri sera la situazione, dopo giorni di relativa calma, è di nuovo precipitata. Il culmine si sarebbe raggiunto quando uno dei tre tutor comunali avrebbe strattonato uno tra i consiglieri “dissidenti” più anziani. Il motivo? Trattenerlo in sala e non consentirgli di andarsene prima della fine del confronto. A quel punto Pacetti, Zotta e Penna, fallito qualsiasi tentativo di conciliazione, avrebbero consigliato ai «talebani» — così li aveva definiti il minisindaco Pace in un’intervista a Repubblica — di dimettersi in blocco.
Tutto e subito. Meglio azzerare subito il municipio ed evitare la gogna mediatica che investirebbe il M5S se a dimettersi fosse il presidente stesso, lunedì. Pace infatti avrebbe venti giorni per ripensarci ed eventualmente ritirare le sue dimissioni: tre settimane di polemiche assicurate. Un prezzo che nessuno è disposto a pagare a Palazzo Senatorio.

paolo pace pietra d'inciampo
A differenza di quanto scrive Repubblica Roma, però, i consiglieri si sono rifiutati di dare le dimissioni si sono rifiutati. Nel frattempo il Meet Up dell’VIII Municipio sta promuovendo un sondaggio per chiedere il ritiro del simbolo allo stesso Pace. Poi arriverà la nomina del Commissario. Che difficilmente però potrà discostarsi dai patti già firmati dal Comune e dalle risultanze della Conferenza dei Servizi sui Mercati Generali.

Leggi sull’argomento: Paolo Pace: il presidente M5S all’VIII Municipio sull’orlo delle dimissioni