Economia

MPS: perché la BCE chiede 8,8 miliardi per la ricapitalizzazione

monte dei paschi di siena

Giovedì scorso il consiglio di Vigilanza della Bce ha votato per imporre al Monte dei Paschi di Siena l’obbligo di ricostituire un patrimonio regolamentare (Cet 1) pari all’8% degli attivi di rischio anche dopo i test di sforzo nello “scenario avverso”, sostenuti a luglio e in cui la banca senese è stata la peggiore tra 51 scrutinate. Il vice dg di Via Nazionale Fabio Panetta non ha votato per il provvedimento, che implica una ricapitalizzazione di 8,8 miliardi (finché il piano di salvataggio era privato, ossia il 21 dicembre, la Bce giudicava adeguati 5 miliardi).

MPS: perché la BCE chiede 8,8 miliardi per la ricapitalizzazione

Ecco quindi spiegata la differenza tra i 5 miliardi chiesti al mercato e gli 8,8 della mossa pubblica: il primo caso è basato sui dati attuali (coperte le perdite per la cessione delle sofferenze), il secondo punta a coprire tutta la carenza di capitale emersa e tiene conto della conversione. Spiega oggi Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore:

Il percorso che porta agli 8,8 miliardi si articola in diverse tappe. Tutto parte dal Common Equity Tier 1 dell’8% , la soglia da raggiungere nello scenario avverso post stress test, definita dalla Bce e composta da un minimo regolamentare del 4,5% al quale si aggiunge il CCB (conservazione del capitale o capital conservation buffer) del 2,5% e un margine di sicurezza (aggiuntivo e considerato dalle autorità italiane discrezionale) dell’1%. Questa soglia dell’8% equivale a un fabbisogno di capitale di 6,3 miliardi. Questo importo è formato da due voci: 4,2 miliardi provenienti dal cosiddetto “burden sharing” e cioè dalla conversione forzosa del patrimonio di vigilanza AT1 (Additional Tier 1 capital) e delle obbligazioni subordinate e i rimanenti 2,1 miliardi a carico dello Stato. L’intervento pubblico, tuttavia, è ben più elevato di 2,1 miliardi.

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Le risorse per la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena (Corriere della Sera, 28 dicembre 2016)

E questo si spiega per due motivi. In primo luogo, l’applicazione del burden sharing (imposta dalla BRRD e dalle norme contro gli aiuti di Stato nel sistema bancario) azzera gli strumenti patrimoniali di minore qualità per cui per raggiungere il Total Capital Ratio dell’11,5% (che tiene conto dell’8% ma arriva a un minimo regolamentare del 10,5% al quale si aggiunge un 1% di buffer) è necessaria un’ulteriore iniezione di fondi propri pari a 2,5 miliardi, anche questi a carico dello Stato. Fin qui, l’intervento pubblico sale a 4,6 miliardi (2,1 + 2,5) ma a questo va aggiunto il ristoro dei sottoscrittori retail dell’obbligazione subordinata Upper Tier II 2008-2018 da 2,16 miliardi: se tutti i risparmiatori coinvolti dovessero accettare l’offerta del Monte e riconvertire le azioni ricevute con la conversione forzosa in obbligazioni senior, il Tesoro ha già fatto sapere che si farà carico di quei 2,16 miliardi di aumento di capitale ex-retail. Ecco allora che l’intervento dello Stato potrà arrivare fino a 6,7 miliardi, nello scenario più estremo.

Fonti del Tesoro hanno fatto sapere che il perimetro del fondo da 20 miliardi di euro istituito dal governo è stato disegnato in modo sufficiente a far fronte a tutte le esigenze di intervento che dovessero emergere dalle situazioni sotto osservazione da parte delle istituzioni. Ma le rassicurazioni potrebbero non essere sufficienti e all’orizzonte, se non si accelereranno le operazioni in sospeso (oltre Mps la vendita di Etruria, Carife, Banca Marche e Carichieti, ma anche la nuova ricapitalizzazione di Popolare Vicenza e Veneto Banca), potrebbe tornare d’attualità la necessità di accedere al Fondo salva-Stati e salva-banche ESM con relativi obblighi stringenti sui conti pubblici. D’altra parte la ricapitalizzazione deve avvenire a prescindere dal nodo dei 27 miliardi di sofferenze lorde che Mps avrebbe dovuto cedere entro fine anno e che ora rimane in sospeso. Nell’operazione di ricapitalizzazione del Montepaschi il Tesoro italiano dovrebbe sborsare fino a 6,5 miliardi. Di questi 4,5 miliardi sarebbero destinati alla banca, mentre i restanti 2 miliardi potrebbero essere rimborsati dallo Stato ai piccoli obbligazionisti. Se tutti questi venissero risarciti da via XX Settembre, agli obbligazionisti istituzionali spetterebbe uno sforzo di 2,3 miliardi. A far cambiare idea alla Bce, che ha inviato due lettere al governo sul tema a ridosso del Natale, sarebbe proprio il nuovo scenario del decreto salva-risparmi che ha messo a disposizione 20 miliardi di euro come cuscinetto di garanzia per gli istituti di credito italiani in affanno. Parte di questo ammontare sarà destinato proprio a puntellare la banca più antica del mondo, con ogni probabilità attraverso il meccanismo che le norme europee definiscono “ricapitalizzazione precauzionale” e di cui il Monte Paschi ha fatto richiesta il 23 dicembre alla stessa banca centrale. Francoforte ha chiesto un impegno maggiore dello Stato a fronte di una ormai inevitabile ricapitalizzazione.