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Il MoVimento 5 Stelle e l'etica della repressione. Taci, il giornalista ti ascolta!

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Vi ricordate il motivo per il quale l’Italia è al 77esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa? Si, quella di Reporter sans frontieres tanto citata anche da Beppe Grillo nel suo blog in tempi non sospetti con il post “Etica della repressione” del 2005:
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A Cuba sta aumentando la repressione contro la libera informazione e i giornalisti, tra cui alcuni italiani trattenuti nei giorni scorsi dalle forze di polizia cubane prima di essere espulsi.
Reporters sans frontières, l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa e dei giornalisti sotto arresto, mi ha inviato una lettera scritta a Marco Tronchetti Provera lo scorso anno per una sua presa di posizione sulla partecipazione di Telecom Italia nell’operatore cubano delle telecomunicazioni ETEC SA, società grazie alla quale il governo cubano esercita la repressione della libertà di informazione in Internet e persegue gli oppositori.

Il Movimento 5 Stelle e l’etica della repressione

Il buon Drogo, a proposito della classifica e della metodologia utilizzata per stilarla, aveva pubblicato un articolo molto interessante su neXtQuotidiano (leggetelo), di cui riporto una parte relativa alla situazione italiana:

Naturalmente anche qui non tutto ha lo stesso peso, un omicidio è più grave di una causa di diffamazione. Ciò non toglie che nel nostro paese, giusto per parlare di libertà di stampa, la querela per diffamazione ai danni dei giornalisti sia una delle armi più usate – da politici e non – per mettere a tacere una voce scomoda. Ricordiamo, giusto per citarne una, la causa intentata da Matteo Salvini (che pure è giornalista) contro il collega del Fatto Davide Vecchi, “colpevole” di aver scritto che il Capitano della Lega non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Il giudice ha poi dato ragione a Vecchi e torto a Salvini dal momento che non risulta abbia mai svolto un’attività lavorativa al di fuori dell’ambito politico. Ma volendo c’è anche la querela di Bertone a Repubblica, quella del Comune di Napoli a Massimo Giletti, quella di Massimo Ferrero a Mario Giordano fino alla spassosa querela di Fedez ai danni di Filippo Facci per arrivare a quella che è l’esempio del rapporto sbagliato della politica con il giornalismo in Italia: la querela di Berlusconi all’Economist e all’Espresso per quella prima pagina “Why Berlusconi is unfit to lead Italy“. Per inciso, Berlusconi ha perso.

Tornando a Grillo e al suo blog, molti sono stati gli articoli a sostegno dei giornalisti contro i cattivoni della politica. Possiamo citare “I Ponzi Pilato della RAI” (a favore di Milena Gabanelli di Report, 2009) e “Scudo della Rete, si parte!” (in cui viene citato come vittima il giornalista Daniele Martinelli, 2011).
La musica cambia una volta entrati nelle stanze dei bottoni, come possiamo vedere dal post “Taci, il giornalista ti ascolta!” del 2013:

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Il Parlamento è il luogo più sacro, di una sacralità profana, della Repubblica Italiana, ma è sconsacrato ogni secondo, ogni minuto, frequentato impunemente, spesso senza segni di riconoscimento, da folle di gossipari e pennivendoli dei quotidiani alla ricerca della parola sbagliata, del titolo scandalistico, del sussurro captato dietro a una porta chiusa. Qualche deputato li scambia talvolta per colleghi e parla, parla per ritrovare sul giornale quella che credeva una conversazione privata. Mercanti di parole rubate. Taci, il giornalista ti ascolta! Si nascondono ovunque. L’unica difesa è il silenzio, il linguaggio dei segni. I giornalisti non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi, esterni al Palazzo. Per un’intervista chiedano un appuntamento, come si usa tra persone civili, non bracchino i parlamentari per le scale o al cesso. All’ingresso di Montecitorio e di Palazzo Madama va posto un cartello “No gossip. Il Parlamento non è un bordello.”

I giornalisti vanno disciplinati! Dobbiamo trattare, quindi, i post sentenza camuffati da premio dal titolo “Giornalista del giorno” in cui vengono riportati i giornalisti che osano parlare male (di chi?). Ecco qualche esempio del 2014:

Ricollegandoci al post “Taci, il giornalista ti ascolta“, ecco cosa riportata il “giornalista del giorno” Michele Serra:

“Se la pubblicazione su Facebook dei biglietti privati scambiati alla Camera tra Renzi e il grillino Di Maio è trasparenza, come lo stesso Di Maio spiega, tanto vale abolire la privacy, con quel po’ po’ di legislazione complicata (e tragicamente inutile) che quel povero concetto ha fin qui prodotto. Io, se fossi Renzi, a Di Maio toglierei il saluto vita natural durante: perché niente è più scorretto e vigliacco che rubare opinioni private per renderle pubbliche.” Michele Serra

Taci, il giornalista ti ascolta!

Si gioca tanto sulla questione “trasparenza”, di cui il Movimento 5 Stelle professa con orgoglio, per poi procedere a targhe alterne. Una “trasparenza ad personam”. Risulta però fottutamente comodo pubblicare e parlare sul sito La-Cosa.it del “video shock” fatto di nascosto ad Antonio Razzi in Parlamento. Ecco quanto riportato dall’articolo “Così Crozza ha creato un mostro. Razzi debutta come cantante…” del 2015:

E per chi di voi avesse voglia di sapere esattamente chi è Razzi, vi preghiamo di guardare questo video shock che lo riprende a telecamere nascoste mentre dichiara apertamente il suo totale disinteresse verso i problemi della gente. Per lui conta solo raggiungere la pensione e portare a casa palate di denaro. Celebre la sua citazione: “Fatti i cazzi tuoi!”

Se un giorno un parlamentare 5 Stelle dirà una cosa del genere io pretendo di saperlo e i grillini dovrebbero “baciare le natiche” al giornalista che lo beccherà a dire certe cose! Non venitemi a dire “non succederà mai, noi siamo onesti”.
Il giornalista piace a seconda di ciò che dice, un giorno va bene e l’altro no. Basti pensare che nel 2011 il poi “giornalista del giorno” Corrado Augias veniva trasmesso in diretta sul blog perché parlava di P2. Peter Gomez, in un suo articolo del 10 settembre intitolato “Il vero giornalista? Per molti lettori quello che scrive solo ciò che piace“, criticava questa situazione alquanto assurda di convenienza:

Durò poco. Giusto il tempo perché lui si dimostrasse quello che era: il solito politico a caccia di consenso. Far notare le sue bugie e contraddizioni, evitando di attaccare per partito preso il M5S, era la prova che fossi un grillino. Poi è arrivato il caso Virginia Raggi. Una mia considerazione (scontata) ha di nuovo ribaltato la scena: tra i principi fondanti del Movimento c’è la trasparenza. Negare, o giocare sulle parole, per non dire ai cittadini che un assessore è sotto inchiesta significa violare quel principio. Per coerenza chi lo ha fatto o si scusa e ammette l’errore oppure è meglio che se ne vada.
Risultato: sms di lodi dal Pd, un mio pezzo pubblicato su ilfattoquotidiano.it ripreso in prima pagina da Il Tempo (giornale di centrodestra) e molte proteste di militanti M5S (ma solo da una parte di loro). Non me ne lamento: se avessi voluto vivere tra gli applausi avrei fatto un altro mestiere.

Poi ci ritroviamo il Frongia di turno che voleva denunciare i giornalisti de Il Tempo, il Giarrusso di turno che augura la morte al giornalista Rai Camarrone (criticato, per fortuna, dai grillini siciliani), per poi arrivare agli attivisti del Movimento 5 Stelle che aggrediscono i giornalisti che cercano di intervistare Virginia Raggi a Palermo. Poi i gruppi di Camera e Senato diffondono un comunicato dove prendono le distanze dicendo che “L’odio non fa parte del dna del Movimento 5 Stelle“, nel frattempo Giarrusso è ancora senatore del M5S.

Il clima d’odio, a fumetti

Quello che è riuscito a creare Grillo, assieme al Movimento 5 Stelle, è un clima d’odio nei confronti dei giornalisti. Purtroppo, tra gli attivisti, i simpatizzanti, gli iscritti, come vogliate chiamarli per convenienza, c’è chi di fronte ad un giornalista vede soltanto “feccia”, un operatore della “macchina del fango contro il M5S”, una persona da evitare come la peste. Un clima d’odio che si può vedere facilmente nei tanti gruppi legati al mondo pentastellato, come il famoso gruppo Facebook “Club Luigi Di Maio” di cui avevo parlato nell’articolo “Se l’odio non è né di destra né di sinistra ma grillino“. Non solo i giornalisti cattivi, ma soprattutto i giornali e i loro padroni, feccia dell’informazione italiana, peccato che poi vengano usati i loro articoli su TzeTze con dosi massicce di clickbait. Quanto ha ragione Antonino Monteleone in questo suo tweet:

antonino-monteleone
“Urlano contro i giornalisti. Scrivono «non ne parla nessuno», mentre linkano un articolo di giornale o un servizio della tv. Aiutiamoli!”

Concludo con l’amaro post “Vignettista del giorno: Emilio Giannelli, Corriere della Sera” per la seguente vignetta:
Berlusconi: "Esprimi un desiderio". Renzi: "Che non cadano le cinque stelle! È una opposizione che fa comodo"
Berlusconi: “Esprimi un desiderio”. Renzi: “Che non cadano le cinque stelle! È una opposizione che fa comodo”

Eppure nel 2008, quando lavoravo presso la Casaleggio Associati, la mia vignetta dove ritraevo Veltroni come una scimmia l’avevano pubblicata nel post “Free Blogger“:
Il post "Free blogger" con la mia vignetta
Il post “Free blogger” con la mia vignetta

La riporto di seguito:
"Lui Obama...tu Cita", pubblicata in esclusiva su Beppegrillo.it
“Lui Obama…tu Cita”, pubblicata in esclusiva su Beppegrillo.it

A proposito, nel 2005 c’era il post “Satira sotto processo“, ma non importa vero?