Politica

Movimento 5 Stelle, Conte già vicino all’addio dopo le parole di Grillo

Ieri a Montecitorio il comico aveva criticato l’ex premier, chiarendo di volere una diarchia: “È Conte che ha bisogno di me, non io di Conte. Lui deve studiare e imparare cos’è il Movimento. Io sono il garante, non sono un coglione”. Ma lui non ci sta: “Situazione irrecuperabile”

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“Diarchia”: solo a sentirla, questa parola, a Giuseppe Conte deve essere andato di traverso il boccone. Per non parlare poi di tutte le frasi che ieri Beppe Grillo ha urlato a Montecitorio agli eletti, facendo riferimento proprio all’ex presidente del Consiglio. Lui che Conte l’aveva scelto, mandando di fatto in fumo (quel po’) di rapporto che c’era con Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, con cui nel 2009 il Movimento lo aveva fondato. Lui che aveva detto no al direttorio a 5 appena decretato su Rousseau, e che a Rousseau -grazie anche alla spinta di Conte- ha detto addio. Ma quelle frase di ieri l’ex premier potrebbe non digerirle. Lui che, al contrario rispetto al garante dell’M5s, è sempre garbato. E forse proprio questo è il problema: come possono convivere due anime così diverse nello stesso Movimento? Può Conte accettare queste sparate? Leggiamole: “È Conte che ha bisogno di me, non io di Conte”. Poi: “Conte deve studiare e imparare cos’è il Movimento”. Ancora: “Conte deve assimilare le nostre cose. Gli ho detto: ‘Tu non sei un visionario. Io sono un visionario. E’ un uomo di cultura, un curioso”. Di nuovo: “Io sono il garante, non sono un coglione. Conte io ti sono utile, lo devi capire”.

Uno show, uno dei suoi. A cui l’ex premier ha risposto non presentandosi al webinar previsto per questo pomeriggio con (anche) il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e annullando la sua intervista di questa sera a SkyTg24. Due elementi  che suggeriscono solo una cosa: Giuseppe Conte, dopo aver preso in mano il Movimento, dopo essere stato legittimato da Grillo, dopo aver scritto il nuovo statuto (su cui non son completamente d’accordo col comico), ora potrebbe essere pronto a lasciare. Scendere dal carrozzone prima che sia troppo tardi (nel caso in cui già non lo fosse). Anche perché questa diarchia non era nei suoi piani. Lui che, invece (e lo aveva specificato anche in diverse interviste), aveva in mente un nuovo Movimento: non una rispolverata, ma una vera e propria rivoluzione rispetto a quello del passato. Che poco piaceva ai conservatori, molto invece ai contiani. Potrebbe finire ancora prima di cominciare, quindi, l’esperienza da leader politico di Giuseppe Conte. O almeno, quella di leader politico del Movimento. Perché -questo sì- potrebbe tirar su una nuova formazione, così da non doversi porta dietro le zavorre grilline. Che pesano. E non poco.