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Cosa c’è dietro la tragica morte di Ahmed Joudier?

Qualcuno potrebbe aver spinto il giovane Ahmed Joudier a togliersi la vita lanciandosi nel fiume Brenta a Padova: la Procura indaga per “istigazione al suicidio”

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La Procura di Padova ha aperto un fascicolo per “istigazione al suicidio” sul caso della morte di Ahmed Joudier, il ragazzo di 15 anni annegato nel fiume Brenta. In attesa di poter analizzare meglio il contenuto del suo cellulare, trovato da un passante su una banchina accanto al piccolo ponte dal quale il giovane si sarebbe lanciato, gli inquirenti ipotizzano che qualcuno possa averlo spinto a togliersi la vita sulla base del messaggio inviato alla sua ex fidanzata:

“Io ora devo uscire, o delle questioni in sospeso con alcune persone. Più che altro penso che morirò. Penso di sì. Oppure se non muoio avrò delle ferite, anche gravi, ma penso che morirò. Volevo dirti che ti amo, ma tanto. Tu non capisci secondo me. Non mi dilungo perché non voglio essere sdolcinato, ma tanto non me ne frega più un caz*o di essere sdolcinato perché non mi cambia più niente. Ti dico solo questo. Non ti dico altro”

Padova, cosa c’è dietro la tragica morte di Ahmed Joudier

Sono quelle “questioni in sospeso con alcune persone” a insospettire chi indaga. Fonti vicine al ragazzo parlano di alcune baby gang. “Potrebbero aver avuto un ruolo in questa vicenda”, spiega al Corriere della Sera un vicino. La madre Latefa Benijane ne è convinta: “Ahmed non si sarebbe mai ucciso. È stato spinto a farlo da qualcuno”. Secondo i compagni di classe dell’istituto professionale Bernardi, che l’avevano eletto rappresentante, Ahmed aveva perso serenità da qualche tempo. Qualcuno di loro ipotizza che avesse contratto debiti che non riusciva a saldare.

Si tratta di supposizioni che però verranno vagliate dagli inquirenti, che iniziano a tracciare parallelismi con la morte di un altro ragazzo, 18enne, avvenuta esattamente nello stesso punto. Si chiamava Henry Amadansun, di origini nigeriane: anche lui si era lanciato nel Brenta in circostanze misteriose e prima di farlo aveva scritto agli amici “non me ne vogliate, non so se ci rivedremo”. Ieri il padre di Henry, Evans, ha parlato con il suo avvocato Marcello Stellin: “Troppe similitudini, le persone che hanno fatto male ad Ahmed potrebbero essere le stesse che hanno fatto male a Henry”.