Economia

Monte dei Paschi di Siena, la conversione delle obbligazioni e la fuga dei clienti dalla banca

Il Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena riunitosi nella sede milanese dell’istituto ha deciso di proseguire con il piano di ricapitalizzazione approvato lo scorso 24 ottobre “in linea con i tempi previsti dalle autorizzazioni ricevute”. In questo contesto, si legge in una nota, la banca “intende riaprire l’esercizio di liability management una volta ottenute le necessarie autorizzazioni, e avviare un market book building verificando il coinvolgimento degli investitori che avevano manifestato interesse”. A questo proposito, “e coerentemente con la struttura sopra delineata, le banche del consorzio hanno confermato la disponibilità a supportare l’operazione di aumento di capitale su base best effort, venendo così meno il precedente accordo di pre-underwriting”. Il nuovo accordo – sottolinea la nota – “è attualmente in fase di negoziazione”. In parallelo, “proseguono le fasi finali delle negoziazioni tra i senior lenders e Quaestio in merito alla struttura del finanziamento senior”. Tutte le decisioni, conclude la nota, “sono comunque soggette alle approvazioni delle autorità competenti con cui la banca è in costante contatto”. Oggi in Borsa il Monte ha vissuto un’apertura sprint: il titolo ha segnato un rialzo del 4,87% a 20,6 euro. Un rialzo durato solo qualche minuto essendo poi scattato uno stop per eccesso di volatilità.

Monte dei Paschi di Siena, la conversione delle obbligazioni

I 40mila piccoli risparmiatori che possiedono bond subordinati per 2,1  miliardi potranno quindi decidere se convertirli in azioni, come hanno fatto i fondi istituzionali a fine novembre per la somma di un miliardo. La modalità dell’offerta all’epoca non premiava in alcun modo gli obbligazionisti, mentre stavolta Siena offrirà un concambio più vantaggioso rispetto all’eventuale salvataggio di Stato. Le attese della banca sono per un’adesione degli obbligazionisti per 1,5 miliardi. Si avrebbero dunque virtualmente già sul tavolo 3,5 miliardi, e per arrivare ai 5 necessari le banche vareranno un collocamento privato di titoli per 1,5 miliardi presso investitori istituzionali. Da Consob potrebbe arrivare un via libera in tempi stretti. Intanto il ministero dell’Economia è pronto a mettere 14 miliardi di euro nel fondo salvabanche, come racconta oggi Mario Sensini sul Corriere:

 Per come è stata ipotizzata, la sottoscrizione delle nuove azioni, quote comunque di minoranza, non si configurerebbe come un salvataggio, né una nazionalizzazione, ma come operazione di mercato. E in quanto tale non incontrerebbe i veti Ue. Il decreto-paracadute, che il Tesoro non vede ancora ragione di dover usare, prevede anche un eventuale acquisto delle obbligazioni subordinate Mps in mano ai piccoli risparmiatori (2,1 miliardi), nel presupposto che siano stati inconsapevoli del rischio, e la loro possibile conversione in azioni.
Ci sarebbero pure misure interpretative sulle Dta, le tasse pagate in anticipo che diventano crediti d’imposta, a beneficio delle Bcc, e parrebbe anche di Unicredit, e una norma che consentirebbe alle banche di ammortizzare in più anni i contributi al Fondo di risoluzione intervenuto per salvare Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti (in via di cessione alla Banca Ubi, che diverrebbe più facile) e CariFerrara. Sarebbero inoltre chiariti i nodi che riguardano le banche popolari, alzando la soglia di patrimonio che fa scattare la trasformazione in spa e intervenendo sul diritto di recesso per i soci, messo in discussione dal Consiglio di Stato.

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Allo studio c’è l’ipotesi di una conversione forzosa di obbligazioni subordinate in azioni della nuova banca con i risparmiatori che ne detengono per oltre 2 miliardi. Il governo nel provvedimento è pronto a intervenire in caso di bisogno con un rimborso agli obbligazionisti retail per le perdite subite nella eventuale conversione forzosa.

La fuga dei clienti dalla banca

Intanto stupisce, per dimensioni, la fuga dei clienti dalla banca, innestata dalle notizie di questi mesi e dalla lentezza pachidermica nella ricerca di soluzioni. Fino a settembre la raccolta della banca ha vissuto un tracollo di ben 14 miliardi, pari all’11% della provvista diretta: alla fine del 2015 il Paschi contava su 119 miliardi, ora sono arrivati a 105: 7 miliardi in meno arrivano dallo svuotamento dei conti correnti, 2,5 dai depositi vincolati. I clienti i Mps hanno in via prudenziale preferito alleggerire le posizioni sulla banca. E questo è avvenuto non a caso nell’anno che è seguito alla risoluzione delle 4 banche, nell’anno del bail in . Con un ulteriore accelerazione nella fuga, come si evince dai documenti della banca, subito dopo la bocciatura estiva di Mps negli stress test della Bce. Il Sole 24 Ore ricorda che  «solo quest’anno la banca ha perso 100mila clienti che si aggiungono ai 159mila clienti usciti dal 2013 al 2015. Una sorta di progressivo abbandono che è andato di pari passo con la crisi annosa dell’istituto e con il deterioramento dei conti. Se si getta lo sguardo all’indietro il quadro che emerge è quello di una lenta e protratta agonia. Solo l’indicatore della raccolta diretta la dice lunga sullo stallo pesantissimo e su quel lungo tunnel buio in cui si è infilata Siena. Dal 2010 la raccolta di denaro presso la clientela è scesa di ben 50 miliardi. Un’ecatombe: oltre un terzo del finanziamento dei clienti è andato perduto. Un numero che non ha eguali tra le altre big bancarie del Paese».

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Le soluzioni per il Monte dei Paschi di Siena (Il Sole 24 Ore, 10 dicembre 2016)

Va ricordato in ogni caso che i depositi bancari sono garantiti fino a 100mila euro e la garanzia riguarda le somme detenute sul conto corrente, le somme detenute in un libretto di deposito, i certificati di deposito coperti dal fondo di garanzia.

Sono inoltre esclusi dal bail inle passività garantite: i covered bond e altri strumenti garantiti; i contenuti delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito, i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali. È utile sapere che la copertura del fondo di garanzia opera per singolo correntista e per istituto. Questo significa che nel caso di un conto cointestato a due persone il fondo copre fino a 200 mila euro. Chi possiede una pluralità di conti presso la stessa banca il totale garantito rimane sempre 100 mila euro. Se invece un correntista ha più conti ma in banche diverse, è chiamato a contribuire solo per la somma eccedente i 100 mila euro presso la banca in difficoltà.

Non solo: alla fine in fuga c’è anche JP Morgan: le grandi banche internazionali guidate da JP Morgan hanno rinunciato a dare la garanzia per l’aumento di capitale da cinque miliardi. Tutto questo parlare di poteri forti, e poi scappano, dopo aver addirittura ottenuto dall’azionista (il Tesoro) la sostituzione dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, che “non piaceva al mercato”.

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