Opinioni

Mimmo Lucano: vergogna, perché stavolta l’avete fatta grossa

L’arresto di Mimmo Lucano è l’episodio di violenza politico-giudiziaria più disgustoso dell’anno, ma non solo. Esso è uno dei più vergognosi della storia di un Paese che per decenni ha esportato disoccupati, pezzenti e criminali in tutto il mondo per poi riscoprirsi, a inizio XXI Secolo la pancia piena e il portafogli rigonfio, borghesissimamente in pericolo per l’invasione di quattro disgraziati arrivati mezzi morti su un gommone. Non si arresta solo un uomo innocente – nel senso più nobile e puro del termine cioè di colui che non nuoce a nessuno e anzi fa il bene di molti con l’esempio, lontano mille miglia dalle sceneggiate sul balcone davanti a claque di leccaculo privi di spina dorsale – si arresta un uomo coraggioso, pronto a prendere su sé stesso il rischio e le conseguenze delle proprie azioni. Senza paura. Un uomo pronto a sporcarsi le mani, a violare se necessario una legge sorda e ingiusta, a fottersene delle pastoie burocratiche dietro le quali si nascondono solitamente i vigliacchi dediti alla carriera e ai quattro spicci assicurati dal capo chino e la coda tra le gambe.

domenico lucano riace

Se la vedono i Carabinieri la rinchiudono… perché non ha i documenti, non ha niente… da un punto di vista umano ovviamente le possibilità che ha a Riace di non avere problemi sono più alte, si confonde in mezzo a tutti, però lei i documenti difficilmente ce li avrà … io la carta d’identità gliela faccio… io sono un fuorilegge, sono un fuorilegge, perché per fare la carta d’identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità… allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili… la carta d’identità, tre fotografie, all’ufficio anagrafe, la iscriviamo subito”. Questo diceva Mimmo Lucano al telefono a proposito di un’immigrata a rischio espulsione; queste alcune delle parole che lo inchiodano alle proprie responsabilità e che giustificano, secondo Procura e Gip, gli arresti; queste le prove della sua pericolosità sociale, del gravissimo rischio di lasciarlo libero a reiterare il reato di “accoglienza di poveri cristi” (anche noto come “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” nomen juris perfetto per spaventare il popolino e dare a intendere che si sta aiutando chissà chi a far chissà che cosa, che si rimesta nel torbido, che si approfitta, che si specula, che ci si ingrassa sulle spalle dei poveri italiani che soffrono). Nessuna traccia di soldi, vantaggi personali, di qualcosa in cambio: Mimmo Lucano accoglieva e accoglieva e accoglieva, con il semplice obbiettivo di dare un’opportunità a chi non ne ha per il solo fatto di esser nato al di sotto di un certo parallelo. E lo faceva in maniera splendida, creando un modello di integrazione sostenibile che gli è valso l’ammirazione internazionale in una delle Regioni più disgraziate di un Paese disgraziato e il più delle volte presente sulle cronache internazionali per motivi tutt’altro che nobili.

Le accuse sono due: procurare matrimoni (sic!) al fine di favorire l’ottenimento della cittadinanza a povere donne senza un futuro (chissà se i mariti, o aspiranti tali, fossero poi così insoddisfatti) e forzare la normativa di settore per affidare in via diretta appalti a due ditte locali che utilizzano manodopera anche extra-comunitaria. Sulla lesività e pericolosità della prima accusa evito di pronunciarmi, limitandomi a far sommessamente notare che sarebbe opportuna una parola di conforto da parte di quel ministro dell’Interno che più volte si è espresso a favore della legalizzazione della prostituzione: se sfruttatori e maitresse devono poter fare il loro lavoro nella piena legalità, perché i prosseneti – specie quelli che come Lucano esercitano senza fini di lucro personale – dovrebbero essere da meno? La concessione della cittadinanza alle nubende extra-comunitarie sarà certamente meno pericolosa di quanto lo è la prostituzione professionale per operatrici e clienti.
Sulla seconda il discorso è un po’ più complesso, giacché la gravissima circostanza che avrebbe caratterizzato l’illecito affidamento degli appalti alle due ditte riacesi starebbe, nientemeno, che nella mancata iscrizione a un importantissimo albo regionale, mentre, al solito, non vi sarebbe traccia di vantaggi economici per Lucano o persone a lui vicine: ebbene mi sia consentito dire che quest’accusa puzza di marcio molto più dell’altra, perché assomiglia al classico cavillo irragionevole strumentalizzato al solo fine di circondare il sindaco del cattivo odore che assale gli amministratori quando si parla di gare pubbliche irregolari; e mi sia consentito di sottolineare che senza quel cattivo odore, si sarebbe fatta tanta (forse troppa) fatica a giustificare un arresto altrimenti retto solo dalle violazioni di una legge sull’immigrazione fatta apposta per rendere clandestino chiunque. Vedremo come questa tristissima storia andrà avanti e se verranno fuori altre gravissime accuse che ‘ndrangheta lèvati. Per adesso possiamo affermare con certezza una cosa: essa sarà con ogni probabilità la pietra tombale su uno dei pochi sistemi di accoglienza funzionanti e liberi da mafie e approfittamenti personali. Vergogna, stavolta l’avete fatta grossa.

(foto di copertina da qui)

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