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Michetti e l'esito "laconico" delle elezioni a Roma: l'addio (con gaffe) dell'uomo della Meloni | VIDEO

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L’esito delle elezioni a Roma? “Laconico”. Ha detto proprio così Enrico Michetti, l’ineffabile (ormai ex) candidato del centrodestra a Roma. Il 60 a 40 per centro rimediato ieri da Gualtieri si prestava a ogni tipo di interpretazione, ma anche il più spericolato e avventuroso degli opinionisti si sarebbe spinto a definirlo “laconico”, se non altro per una ragione: non significa assolutamente nulla in un contesto simile. Vocabolario Treccani alla mano, il termine “laconico” è un aggettivo che deve le sue origini all’antica regione della Laconia, con riferimento – citiamo testualmente – “al modo di parlare o di scrivere, breve, conciso (in quanto si attribuiva agli Spartani l’abitudine all’espressione sobria e sentenziosa)”. Uno stile laconico è proprio – si legge sempre sulla Treccani – di “una persona che si esprime concisamente, che è di solito o in singoli casi di poche parole”. Cosa tutto questo abbia a che fare con la terrificante scoppola che Michetti, la Lega e Fratelli d’Italia hanno appena rimediato a Roma è difficile da capire.


La spiegazione, in fondo, è la più semplice possibile: Michetti non ha la più pallida idea di cosa significhi il termine “laconico”. Una sensazione che si è diffusa rapidamente anche negli studi del Tg La7 durante la Maratona Mentana, dove si sentono distintamente risatine e commenti ironici in sottofondo mentre Michetti analizza la sconfitta davanti ai giornalisti. Se Paolo Mieli aveva avuto un moto di compassione nei confronti del candidato del centrodestra (“A me è simpatico”), ci aveva pensato il direttore del Tg La7 a smorzare subito gli entusiasmi dello storico, alla sua maniera: “Tutti dicono che è simpatico, evidentemente non era il parametro principale del voto.”

Mentre Michetti si congeda dalla sua ultima conferenza stampa da candidato sindaco (e probabilmente della sua vita politica), Mentana è ancora più impietoso: “Temo per lui che non vedremo un futuro politico”, mentre Mieli chiosa: “L’italiano non è detto che bisogna possederlo in maniera così precisa…” Un modo laconico – questo sì – per mettere la parola fine sulla sua carriera politica. Chissà se Michetti almeno qualcosa lo abbia imparato.