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Giorgia Meloni cade nelle promesse berlusconiane per andare contro il reddito di cittadinanza | VIDEO

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Giorgia Meloni contro reddito di cittadinanza

Per anni è stato un mantra delle campagna elettorali del centrodestra, con Silvio Berlusconi battitore libero della promessa (tra le tante) del “milioni di posti di lavoro” con lui al governo. E oggi a battere sullo stesso tasto è la leader di Fratelli d’Italia che – esattamente come fece il numero uno di Forza Italia – non fornisce alcuna indicazione concreta sul dove reperire le risorse per dare un contributo alle aziende per le assunzioni. E, nel mare magnum della propaganda, è immancabile l’affondo di Giorgia Meloni contro il reddito di cittadinanza.

Meloni contro reddito di cittadinanza, la propaganda sui social

In un video pubblicato su tutti i suoi canali social, la Presidente di Fratelli d’Italia sostiene che quella misura di sussidio (approvata durante il governo M5S-Lega, quindi dal suo alleato elettorale Matteo Salvini, all’epoca dei fatti anche vicepremier del governo Conte-1) sia stata solamente una spese inutile per le casse dello Stato. Questo il lungo messaggio di Giorgia Meloni contro reddito di cittadinanza:

“Il reddito di cittadinanza è stato un fallimento totale, nonostante abbia avuto per lo Stato un costo esorbitante pari a circa 9 miliardi di euro l’anno. Stendendo un velo pietoso sulle migliaia e migliaia di truffe che ha generato – favorendo anche criminali, mafiosi e spacciatori – ha fallito come strumento di lotta alla povertà che doveva essere abolita e invece ha raggiunto i massimi storici e ha fallito come misura di politica attiva del lavoro, visto che pochissimi dei percettori del reddito di cittadinanza sono stati alla fine assunti e hanno trovato un lavoro dignitoso. È l’ennesima riprova del fatto – prosegue – che avevamo ragione quando dicevamo che le risorse per le politiche attive andavano usate per aiutare le imprese ad assumere. Oggi lo dicono un po’ tutti, però rimane che Fratelli d’Italia è stata l’unica forza politica di tutto il Parlamento, nella legislatura appena conclusa, che non ha mai votato a favore del reddito di cittadinanza. Ecco perché noi crediamo che uno Stato giusto non debba mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo. Uno strumento di tutela serve per chi non è in condizione di lavorare: over 60, disabili, famiglie senza reddito che hanno dei minori a carico. Ma per gli altri quello che serve è la formazione e gli strumenti necessari a favorire le assunzioni. Perché la verità è che l’unico modo di combattere ed abolire la povertà è consentire a chi è in una condizione difficile di migliorare quella condizione. Questo non si fa mantenendo le persone nella stessa realtà nella quale si trovano ma consentendo loro di avere un lavoro, un lavoro dignitoso e ben retribuito, che possa aiutarle a crescere indipendentemente dalla condizione dalla quale provengono. Questo fa uno Stato giusto”.

La realtà è che, come sottolineato da molti esperti nel corso di questi tre anni dalla sua approvazione, il reddito di cittadinanza ha funzionato a metà. La prima fase, quella del supporto ai soggetti e alle famiglie fragili, ha funzionato fin dall’inizio. Per quel che riguarda i suoi effetti sull’occupazione in Italia, il peso specifico del provvedimento non ha prodotto gli effetti sperati. Insomma, la macchina si è ingolfata. E per questo Mario Draghi, prima della caduta del suo governo, aveva più volte sottolineato come questa misura dovesse essere modificata e ricalibrata. Ma non cancellata. E la stessa idea uscì dalla bocca di Matteo Salvini che, durante il governo guidato dall’ex governatore della Banca Centrale Europea (ma anche prima), sostenne che la misura andava rivista. Ma non cancellata. Eccone una testimonianza.

Il problema erano (e lo sono tuttora) le truffe. Perché centinaia di non aventi diritto hanno ottenuto comunque l’accesso a questa misura di sussidio. Insomma, i problemi ci sono stati e ci sono. Ma la Giorgia Meloni contro reddito di cittadinanza, come pensa di colmare quel gap? Offrendo posti di lavoro a tutti? Riducendo i costi a carico delle aziende? Eppure è ancora in vigore un provvedimento datato 1° gennaio 2020: l’esonero contributivo per l’assunzione di giovani (under 36) a tempo indeterminato.

“Al fine di promuovere l’occupazione giovanile stabile, la legge di bilancio 2021 ha previsto un esonero contributivo, per i datori di lavoro privati, per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato effettuate nel 2021 e nel 2022.
L’esonero è riconosciuto nella misura del 100%, per un periodo massimo di 36 mesi, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui con riferimento ai lavoratori che, al momento della prima assunzione incentivata, non abbiano compiuto il trentaseiesimo anno di età”.

Uno strumento per garantire un’occupazione più stabile, a costi praticamente azzerati (per i primi tre anni) a carico dell’imprenditore, già esiste. Eppure non c’è stata una moltiplicazione delle conversioni dei contratti in esseri sfruttando questa iniziativa ancora in vigore. Quindi non restano che le promesse elettorali. Come quella di Giorgia Meloni.