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Le accuse ai No TAP: «Danneggiano gli ulivi e il territorio di Melendugno»

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Sono stati sufficienti pochi giorni, il sostegno di un MoVimento poltiico che già altrove si era distinto per farsi portavoce delle istanze del NO-Tutto, otto chilometri di gasdotto e l’espianto temporaneo di 211 ulivi per trasformare il Comune di Melendugno nella nuova Val di Susa. A certificarlo non sono solo le proteste di questi giorni con bambini messi davanti ai camion o gli scontri della polizia ma un post di Antonio Nahi, comandante dei Vigili Urbani di Melendugno che ha chiesto a tutti di prendere le distanze dalle “masnade saracene” scese in questi giorni in Puglia. E per masnade vale la pena precisare che non stiamo parlando dei dipendenti e dei lavoratori di TAP Ag ma di coloro che sono arrivati in paese per protestare contro il progetto Trans Adriatic Pipeline.
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Le incursioni notturne degli attivisti No Tap all’interno del cantiere

Andiamo con ordine: ieri mattina tramite Facebook la società TAP denunciava l’irruzione notturna all’interno dell’area del cantiere dove sono temporaneamente (perché i manifestanti ne impediscono l’uscita e l’arrivo alla nursery) custoditi alcuni degli ulivi espiantati. Alcuni tratti della recinzione erano stati divelti e ignoti erano penetrati all’interno del cantiere rimuovendo le microreti di protezione che servono per proteggere gli ulivi espiantati da eventuali infezioni da Xylella. Sul fatto che siano stati alcuni esponenti dei No Tap non ci sono molti dubbi ed anche se qualcuno ipotizza che si possa trattare di una sorta di “auto-attentato” per gettare discredito sul movimento di protesta. Obiezioni cui è facile replicare dicendo che in questi giorni ci sono nella zona e nell’area del cantiere diversi presidi che sono attivi ventiquattrore su ventiquattro ai quali difficilmente sarebbe sfuggita un’operazione del genere e che sicuramente l’avrebbero denunciata come prova della cattiva fede di TAP.


Non ci sono solo quei danni perché qualcun ha rimosso delle pietre da un muretto a secco per poter costruire dei blocchi stradali improvvisati lungo le strade d’accesso al fine di impedire il transito dei mezzi delle aziende che operano all’interno del cantiere che curano il trasferimento degli ulivi espiantati alla zona dove verranno temporaneamente custoditi fino alla fine dei lavori. Sulla pagina Facebook del Comandante dei Vigili di Melendugno Nahi ha scritto di essere “INDIGNATO, AMAREGGIATO, e profondamente FERITO” dal gesto di alcuni manifestanti che hanno abbattuto un muro a secco che definisce “millenario” e ha lanciato un appello a tutti gli attivisti a disertare il presidio per lanciare un segnale a questi personaggi incivili che “hanno dissacrato il nostro Territorio” appropriandosi di una lotta che fino ad oggi a suo dire era stata condotta con dignità ed identità. Il Comandante ha anche annunciato che – come è suo dovere – denuncerà alle Autorità i danneggiamenti stradali “e gli scempi perpetrati”.
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«Il Presidio No Tap è un covo di scalmanati»

A proposito dei danni Gianluca Maggiore, uno dei protavoce del Comitato “No Tap” ha dichiarato di non sapere quello che è successo e respinge ogni addebito facendo capire che è colpa di un “sistema perverso” e delle provocazioni subite in questi anni (ovvero l’ultimo responsabile è sempre TAP):

Non so con precisione cosa è successo stanotte, perché stamattina non sono passato dal cantiere, ma è certo che questi gesti non sono riconducibili a gente del Comitato che da cinque anni porta avanti questa battaglia. Purtroppo si è attivato un sistema perverso che non abbiamo voluto noi sicuramente ma chi in questi mesi e anni ha anche provocato. Purtroppo ognuno poi prende iniziative personali e ne pagherà le conseguenze, suppongo. Non penso che nessuno di Melendugno avrebbe mai fatto un gesto del genere.

Di diverso parere il Comandante Nahi che sempre su Facebook spiega che non si tratta di azioni diversive e che presso il Presidio No TAP non è più possibile instaurare “tavole rotonde e strategie pacifiche”. Insomma gli attivisti del Presidio che da giorni ripetono che “la lotta paga” hanno varcato il limite e con loro secondo il Comandante dei Vigili di Melendugno non è più possibile dialogare.
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Rispondendo ad alcuni cittadini di Melendugno, anche loro indignati per il gesto vandalico e ingiustificabile che però contestavano l’invito a “disertare il Presidio” il Comandante risponde in maniera ancora più diretta definendo inesistente quel presidio che ora è solo “un covo di scalmanati” che stanno continuando a commettere reati alla luce del giorno.
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È evidente che il Comandante, in ragione del suo ruolo, non può schierarsi apertamente con i No Tap (ovviamente quelli pacifici) ma a quanto pare quello che è accaduto questa notte sarebbe opera di gruppi venuti da varie parti d’Italia (ed in effetti era annunciato l’arrivo dei No Tav) e con queste persone non sarebbe possibile dialogare e il Presidio No Tap sarebbe diventato “terra di nessuno”. Il consiglio ai cittadini di Melendugno è quello di non farsi coinvolgere in una forma di protesta che oltre a danneggiare il movimento rischia anche di metterli nei guai.
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I No Tap ostacolano la cura degli alberi espiantati

Ed uno dei problemi è che le azioni messe in atto da coloro che stanno al Presidio finiscono per ostacolare le attività di messa in sicurezza e di tutela degli ulivi e di conseguenza non fanno altro che danneggiare quegli ulivi che vorrebbero tutelare. Questo perché evidentemente quei duecento ulivi sono solo un pretesto per poter giocare alla guerra contro la multinazionale cattiva e il loro benessere non è poi così fondamentale. Così come non lo è il rispetto del territorio, quello stesso territorio che TAP viene accusata di stuprare e che al momento sta subendo le violenze degli attivisti. Qualche giorno fa circolava la foto un piccolo muretto rovinato dal passaggio dei mezzi del cantiere. Un’immagine che ha suscitato profonda indignazione. Nessuno però si sta lamentando con la stessa veemenza per la breccia in quel muro “millenario”. Evidentemente il fine giustifica i mezzi.

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Un estratto del decreto del TAR del Lazio che sospende temporaneamente i lavori

A placare gli animi potrebbe contribuire il decreto del TAR del Lazio che ha sospeso fino al 19 aprile le operazioni di espianto degli ulivi. A tal proposito TAP fa sapere che “si atterrà rispettosamente a quanto disposto dal decreto”. E cioè manterrà la sospensione dei lavori che dura ormai da sabato a causa dell’impossibilità di accedere al cantiere. La società che realizzerà il gasdotto fa inoltre sapere che segnalerà a tutte le autorità l’effettivo attuale stato dei 211 alberi dell’area di cantiere del microtunnel. TAP rende noto che attualmente “risultano espiantati e trasportati altrove 168 ulivi: 157 sono già stati trasportati nell’area di stoccaggio di Masseria del Capitano, 11 sono provvisoriamente sistemati presso il deposito della società AlmaRoma”. La situazione più delicata riguarda gli alberi che risultano bloccati all’interno del cantiere al quale i tecnici non possono accedere a causa della presenza degli attivisti del Presidio:

Tutti i restanti alberi sono bloccati nell’area di cantiere e necessitano urgentemente di cure; una attività che ci è attualmente impedita dal gruppo più violento di oppositori accampato di fronte al cantiere, che questa notte ha devastato l’area producendo danni gravissimi al patrimonio paesaggistico e storico. Si vedano i post su Facebook del Comandante dei Vigili Urbani di Melendugno. Paradossalmente costoro ostacolano un’attività che si muove proprio nella direzione della tutela degli alberi che si assume di voler proteggere.

Giova ricordare che il progetto di espianto e della messa a dimora provvisoria delle piante, così come della cura e delle operazioni di manutenzione ha ricevuto il via libera dagli uffici dell’osservatorio fitosanitario della Regione Puglia e che quindi TAP e le imprese incaricate sono in possesso di tutte le autorizzazione per procedere. Inoltre il decreto del TAR rimarca il fatto che le modalità di realizzazione del gasdotto TAP “debbono ritenersi definitivamente approvate” e che quindi non è possibile una marcia indietro su questo punto e che ci sono delle scadenze stagionali per procedere all’espianto. L’operazione infatti dovrà concludersi entro il 30 aprile, data stabilita dalla Regione per il termine del riposo vegetativo delle piante.