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Maximiliano Cinieri, il detenuto con una grave forma di SLA, ottiene i domiciliari dopo 12 istanze

La sua famiglia ha lottato per diversi mesi, presentando quattro perizie mediche. Solo oggi è arrivata la decisione sull’uscita dal carcere

Maximiliano Cinieri

Avevamo parlato della storia di Maximiliano Cinieri, delle quattro perizie mediche presentate in tribunale e dell’avanzamento rapido e doloroso della sua malattia un mese fa. Oggi, dopo 12 istanze finite nel cestino, la Corte d’Appello di Torino ha deciso di concedergli gli arresti domiciliari. L’uomo, 45enne ex allenatore di calcio condannato a 8 anni con l’accusa di estorsione, era entrato nel carcere di Alessandria lo scorso anno. Poi l’inizio della malattia: la sclerosi laterale amiotrofica, meglio nota come SLA. Nel giro di poche settimane, l’incedere costante di questa patologia neurodegenerativa gli ha fatto perdere l’uso delle gambe e delle braccia. Per questo motivo, a più riprese, era stato chiesto il suo ritorno a casa.

Maximiliano Cinieri, il detenuto con la SLA ottiene i domiciliari

Ma nelle precedenti 12 occasioni, il gip del Tribunale di Asti e quello del Riesame avevano respinto le richieste: né la libertà, né il ricorso alla misura (per sempre detentiva) degli arresti domiciliari. Nonostante fossero state presentati dai suoi legali (e della sua famiglia) ben quattro perizie mediche eseguite da altrettanti medici esperti: il primario del reparto di Neurologia del nosocomio di Alessandria, uno degli specialisti Centro Regionale esperto per la sclerosi laterale amiotrofica (Cresla) di Torino, il medico del carcere di Alessandria e il neurologo incaricato dalla famiglia. Quattro perizie, dodici istanze. Dodici no. Fino a oggi, quando la Corte d’Appello di Torino ha valutato tutti i documenti e le perizie effettuate in queste settimane su Maximiliano Cinieri e ha deciso di concedere all’uomo i domiciliari:

“Le condizioni di salute di Cinieri sono da ritenersi incompatibili con la detenzione in carcere, deve essere accolta la richiesta di sostituzione della misura cautelare in atto con gli arresti domiciliari a casa”.

L’uomo ha già varcato la soglia del penitenziario di Alessandria e ha fatto ritorno nella sua casa di Asti. Ora, insieme alla sua famiglia (e alla figlia che ha lottato allo strenuo affinché fossero riconosciuti i diritti di suo padre), dovrà affrontare quella malattia al fianco dei suoi cari. Nella speranza che le cure possano rallentare il decorso di questa patologia che l’ha colpito nella forma più severa e – neurodegenerativamente parlando – più veloce.