Opinioni

Maurizia Rebola e la storia del figlio disabile che vota per Fassino

Il Fatto Quotidiano di oggi pubblica un articolo in cui si racconta di un endorsement “imbarazzante” di Maurizia Rebola, torinese, direttrice del Circolo dei Lettori della città, fondazione che dipende dalla Regione Piemonte, governata da Sergio Chiamparino. La Rebola pubblica una foto di Riccardo, il figlio disabile, e un pensiero a lui attribuito che invita a votare Stefano Fassino a Torino:

Mi chiamo Riccardo. Ho 14 anni. Quella vicino a me nel mio letto a farmi le coccole, è la mia mamma. Mi chiamo Riccardo e sono un ragazzino disabile. Non parlo, non cammino, non posso fare nulla in autonomia. Sono fortunato perché sono circondato da persone meravigliose che mi amano e anche perché vivo a Torino, città governata da cinque anni da Piero Fassino, attento e sensibile alle situazioni come la mia. Mi auguro lui possa continuare ad essere il nostro sindaco perché io e la mia mamma ci fidiamo molto di lui. Con Piero Fassino siamo in buone mani! Se potessi votare, al ballottaggio sceglierei FASSINO!

maurizia rebola
La Rebola è anche la moglie di uno degli uomini incaricati della comunicazione elettorale di Piero Fassino: Valerio Saffirio, fondatore e managing director dell’agenzia Stylum. “Non abbiamo nulla da commentare – spiega al Fatto Saffirio –, chi ci critica dovrebbe venire a trascorrere un giorno con noi e nostro figlio. Il suo sorriso è tutto quello che ci interessa”. Il Fatto cita anche un argomento a difesa:
“Non c’è nulla di sbagliato nell’esposizione della disabilità –spiega Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore, padre di Tommy, un ragazzo autistico –. Mio figlio è sempre presente: nei miei libri, nei miei articoli, nelle trasmissioni. Mi aiuta a veicolare i messaggi, a far capire cosa significhi. Perciò una madre fa bene a mostrare il figlio disabile su Facebook. E fa bene anche ad appoggiare un candidato se crede che abbia fatto cose buone per sé e il proprio figlio. Il discorso cambia solo se dietro c’è dell’altro. Ma questo riguarda la sua coscienza, non possiamo giudicare. Certo, avrebbe potuto essere trasparente, dire chi era e cosa faceva, dire quale fosse il ruolo del marito o il suo”.