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Matteo Salvini come Mario Merola

matteo salvini campo rom bologna cop lega

Come Mario Merola. La sceneggiata napoletana di Matteo Salvini ha fatto centro. Il giorno dopo l’aggressione subita al campo nomadi di Bologna con fuga in macchina e investimento degli aggressori, che gli ha fatto orrore come il cacio sui maccheroni, il segretario della Lega Nord finisce su tutti i giornali come aveva programmato decidendo di aprire la campagna elettorale del suo sosia Alan Fabbri candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna. E, questione non indifferente, contribuisce a far dimenticare le notizie di questi ultimi giorni sulla cassa integrazione per i lavoratori della Lega Nord e per i giornalisti della Padania. Sarebbe stato difficile spiegare da parte del leader del Carroccio come mai se il suo primo tema politico è il lavoro e l’occupazione, abbia deciso di contribuire ad aumentare il numero di disoccupati in prima persona, adducendo un taglio dei contributi alla politica come primo responsabile ma intanto dimenticando di farsi risarcire da Belsito e compagnia per tutti i dindi pubblici fatti sparire negli anni dal tesoriere e dai capi del Carroccio oggi imputati per appropriazione indebita.

matteo salvini campo rom bologna
Le foto del Corriere della Sera sull’aggressione a Matteo Salvini nel campo rom di Bologna

MATTEO SALVINI E L’AGGRESSIONE AL CAMPO NOMADI
Salvini invece riesce a mettere in CIG 14 giornalisti e cinque tipografi della Padania, chiudendo anche il sito internet, e nel frattempo a passare per vittima. Nessuno si chiede come mai si apra una campagna elettorale in un campo nomadi invece che in una delle sezioni dove lavoravano i licenziati della Lega, quelli che hanno ricordato a tutti che «I soldi c’erano, ve li siete fregati…». L’editoriale di Michele Serra su Repubblica ricorda come si definisce questa politica: populismo xenofobo antieuropeo e antistatale.

“Chiudere i campi Rom”, a parte l’inevitabile puzza di pogrom che aleggia, è una gratuita sciocchezza, equivale a dire “aboliamo la meningite”, finge di risolvere un problema cancellandone l’evidenza. Ma soddisfa l’ansia di protezione dei più fragili e spaventati, elettoralmente premia tanto quanto promettere (come fece con irripetibile maestria Silvio) di levare l’Imu salvo poi rimpiazzarla con una tassa di altro nome. Matteo Salvini sa che almeno una fettina di Italia gli spetta, ha lasciato perdere le illusioni vintage su secessione e Padania, cavalca la sua onda (che è quella del populismo xenofobo, antieuropeo e antistatale) da politico di lungo corso, esperto ed energico: nei sondaggi veleggia verso il 10 per cento. Anche lui, sia detto non tra parentesi, è un “politico di professione” come tutti i leader vincenti del momento, Renzi su tutti, gente che ha cominciato dopo il liceo a frequentare i consigli di quartiere, le amministrazioni comunali, le assemblee, gli umori della gente. Un poco di “professionismo politico”, va detto, farebbe un gran bene agli animosi dilettanti che gli hanno sfasciato la macchina, ieri a Bologna, regalando alla Lega un altro po’ di voti e levando a se stessi il diritto di parlare in nome dei diritti democratici di chicchesia. Politicamente parlando, una catastrofe.

Alessandra Moretti è l’unica politica a segnalare che chi, come Salvini, usa parole come pietre provoca reazioni ancora più dure. Il Fatto è l’unico giornale a segnalare la provocazione di partenza del leader leghista:

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Il titolo del Fatto (9 novembre 2014)

Il Giornale riesce nel capolavoro di attaccare Alfano e prendere due piccioni con una fava. Il commento di Vittorio Feltri («schizzinosi con le camicie verdi, comprensivi con i picchiatori») sembra preso da un quotidiano dei primi anni Settanta.

Lo stesso clima che si respira su Libero, secondo il quale «a Bologna comandano i ROM».

TANTO RUMORE PER NULLA?
E così il giorno dopo una scaramuccia si trasforma in sceneggiata. Ieri il racconto della storia si era limitato a queste poche parole: «Così i balordi dei centri sociali hanno distrutto la nostra macchina, prima ancora che ci avvicinassimo al Campo ROM. Noi stiamo bene. Bastardi. Sassate sulla macchina, calci, pugni e sputi. Se questa è la Bologna “democratica e accogliente”, dobbiamo LIBERARLA!». Diversa la versione dei manifestanti:

Quattro manifestanti tra quelli che stamattina si sono radunati nei pressi del campo sinti di via Erbosa, con l’obiettivo di contestare l’annunciata visita di Matteo Salvini, sono stati investiti dall’auto del segretario della Lega nord. È successo in un parcheggio poco distante dal campo, dove i leghisti si erano fermati e sono stati notati da un gruppo di manifestanti, che li hanno raggiunti ed hanno iniziato a lanciare slogan. A quel punto Salvini e’ salito sulla sua auto e alcuni ragazzi hanno tentato di sbarrargli la strada. L’auto pero’ e’ ripartita sgommando, investendo quattro persone. Andranno im ospedale, ma a quanto tra si apprende tra loro non ci sono feriti gravi. “Il nostro era un blocco pacifico e ci hanno investito di proposito, non si sono fatti nessuno scrupolo di accelerare. È tentato omidicio”, dichiara uno dei manifestanti coinvolti.


La Lega è partita poi all’assalto del Tg3. “Guardando i servizi del tg3 sulla vile aggressione subita da Matteo ho l’ennesima conferma che sono prezzolati cacciaballe che lisciano il pelo agli amici di tessera come la tradizione di quella testata insegna. Abbiamo letto e visto pezzi vergognosi sull’assalto dei ‘bravi ragazzi’ dei centri sociali a Bologna e questa volta il tg militante a sinistra diretto da Bianca Berlinguer è stato in buona compagnia con Skytg24. Sfortuna loro non siamo più all’epoca della Pravda e le immagini che tutti possono guardare con un semplice click li rende ridicoli e li sputtana. Vomitevole. Se ancora ci fosse un leghista che paga il canone Rai mi chiami che gli dò personalmente le informazioni su come disdirlo”, ha scritto Davide Caparini su Facebook. Il TG3 nel titolo di copertina ha scritto: «Assalita l’auto di Salvini»