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Marco Minniti e il passo indietro di Matteo Renzi

matteo renzi marco minniti

È Marco Minniti la bandiera sotto la quale potrebbe riunirsi il centrosinistra. Con Matteo Renzi pronto a un passo indietro e all’alleanza con l’odiata Articolo Uno – MDP. Il giorno dopo le elezioni siciliane nel Partito Democratico è partita la caccia al leader e alla coalizione “più larga possibile”, una locuzione che prevede evidentemente un cambio di prospettiva: la nuova legge elettorale non richiede espressamente candidati premier unici ed è invece possibile immaginare che una coalizione possa giocare con un modulo a più punte: il PD con Renzi e la Lista Bonino-Pisapia, per esempio con la leader radicale.

Marco Minniti e la resa dei conti nel PD

L’assedio a Renzi è comunque cominciato in modo soft. Né Dario Franceschini né Andrea Orlando hanno affondato il colpo il giorno dopo i risultati del voto in Sicilia, anche per mancanza oggettiva di argomenti visto che alla fine anche la corsa solitaria di Claudio Fava contro Micari si è rivelata un flop. Nel frattempo Giuliano Pisapia ieri ha visto Pietro Grasso mentre il suo deputato Roberto Capelli è tornato a ricordare che «le elezioni siciliane certificano che il vero problema del centro-sinistra sono proprio i loro leader, sia quelli vecchi che quelli nuovi: Renzi e D’Alema in primis. Sia loro, che tutti i cortigiani e le cortigiane che li circondano».
giuliano pisapia pietro grasso
Dall’altra parte non sono le percentuali siciliane a preoccupare Renzi: il PD si è tenuto i voti di cinque anni fa “e questo nonostante la scissione”. A destare l’allarme è la presa d’atto che con queste cifre e le alleanza fatte sull’isola alle politiche, il PD rischia di non prendere alcun collegio. Una presa d’atto che rafforza l’urgenza di allargare il campo. Ma in che direzione, è la domanda che circola al Nazareno? L’aggregazione al centro con Alfano e Casini e elementi ex Scelta Civica viene quotata intorno al 2 per cento così come un’intesa, tutta da costruire, con i Radicali – ma Emma Bonino non si candida – e Forza Europa di Della Vedova. Da tutti ormai viene considerato impossibile un percorso comune, prima delle elezioni, con gli ex dem di Bersani e D’Alema e la sinistra di Nicola Fratoianni.

Il passo indietro di Matteo Renzi

Il segretario potrebbe anche aprire a primarie di coalizione ma la proposta non sembra risolutiva a convincere. L’unica mossa sarebbe il passo indietro di Matteo Renzi al prezzo di una guerra totale dentro il Pd. A porre il tema è Andrea Orlando che non mette in discussione il segretario ma ritiene oggi “più chiaro che mai” una coalizione larga di centrosinistra con un candidato premier, leggi Paolo Gentiloni, che sia in grado di unire, “cosa che Renzi – spiegano fonti vicine al Guardasigilli – finora non ha dimostrato di saper fare”. Franceschini, invece, ha deciso di non aprire la guerra sulla premiership. La leadership del segretario, sostengono fonti di Area dem, non è in discussione, ora bisogna costruire una coalizione che renda il Pd competitivo. D’altra parte, concordano i renziani, “Renzi ha detto che vuole portare il Pd a Palazzo Chigi, non ha detto che ci vuole andare lui”.
marco minniti
Ecco allora quale sarebbe la prospettiva per le elezioni: un’indicazione più o meno chiara del candidato premier da parte della coalizione ma senza primarie e una figura come quella del ministro dell’Interno per chiudere il cerchio in vista di un’alleanza larga che dia la possibilità al Partito Democratico almeno di competere nei collegi uninominali. In attesa di un voto che potrebbe a quel punto sparigliare le carte e portare davvero, in caso di grandi risultati da parte di Forza Italia, il Partito Democratico di nuovo a Palazzo Chigi. Non certo con il premier, però.