La macchina del funky

Matteo Renzi era «sicurissimo» dei risultati del referendum in Grecia

Ma se incognita era questa terra, per Matteo Renzi sicuro – anzi sicurissimo – era l’esito del referendum greco: e il fatto,dunque, che è proprio lì che si sarebbe finiti. «Ne ero certo», dice a scrutinio non ancora concluso, «Avevo scommesso con Luca Lotti che il no avrebbe vinto 70 a 30.. Col passar dei giorni, infatti, si è capito che lì in Grecia la linea di Tsipras stava passando e conquistando voti…».

Così comincia l’articolo di Federico Geremicca sulla Stampa di oggi dove si spiega che il signore che qualche giorno fa twittava al popolo greco che questo era un referendum tra euro e dracma, con quella faccia tosta che finora sembra essere l’unica vera dote che gli permette di stare in politica dice, dopo, che lui aveva capito tutto prima. Come spesso gli capita, Renzi annuncia che lui aveva capito tutto prima ma l’ha detto dopo per la sua innata modestia e per quella timidezza intrinseca che ne fa il fidanzato ideale di vostra figlia. Ma adesso c’è anche un’altra leggenda metropolitana da sfatare: Renzi non ha perso questa partita politica, perché Renzi non perde mai:

A voler tagliare questa storiacon l’accetta, dunque, si potrebbe dire che Renzi – assieme ai vertici europei – oggi è tra gli sconfitti: e molti dei suoi nemici giurati qui in Italia, invece, tra i vincitori…È una rappresentazione di quanto accaduto che il capo del governo italiano, naturalmente, non sposa affatto. Eppure da piazza Syntagma – e non solo da lì, in verità – è questa l’incessante litania recitata dagli avversari del premier: in quanto a coerenza e coraggio – ripetono – Tsipras ha dato a Renzi una lezione indimenticabile… Lo dicono Beppe Grillo e i leghisti, Nichi Vendola ed ex democratici come Fassina, Cofferati e Civati. Si può certo provare a liquidare tutto questo – queste tesi, intendiamo- come pura propaganda: ma la propaganda è elemento costitutivo del far politica. E se efficace, può creare tanti, ma tanti problemi.

E niente: anche in situazioni drammatiche come quelle greche, l’Italia è sempre qui a ricordarci che la situazione è disperata, ma non seria.