La macchina del funky

Matteo Renzi e la paura delle contestazioni alla Festa dell'Unità

Il palco da cui parlerà verrà spostato per prevenire eventuali contestazioni. E lui ha fatto sapere di non voler incontrare il sindaco Marino nemmeno di sfuggita. Le condizioni per l’intervento di Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di domani sono talmente stringenti da far pensare che ci sia un bel po’ di timore, dalle parti della presidenza del Consiglio, e che siano passati i tempi in cui il premier diceva: «La mia scorta è la gente». Ora Renzi teme così tanto le contestazioni che il suo intervento alla festa democratica è stato in bilico finché Matteo Orfini non ha dovuto metterci la faccia e la parola. E trovare una soluzione diplomatica e di compromesso: palco spostato e niente Marino. Racconta oggi Giovanna Vitale su Repubblica:

La partecipazione di Renzi, dopo la doppia scomunica lanciata in tv —«Se Marino è capace di governare vada avanti, sennò a casa» — è stata a lungo in forse. Specie dopo le minacce di contestazioni diffuse via web dai gruppi nati a sostegno del primo cittadino della capitale. In mattinata gli uomini della sicurezza di Palazzo Chigi hanno fatto un accurato sopralluogo sul pratone delle Valli per verificare le condizioni dell’area dove si svolgerà il comizio.
Decidendo infine di traslocare il palco nello spazio attualmente adibito ai concerti: più accogliente, più facile da controllare e soprattutto da transennare, anche per evitare spiacevoli fuori programma. Eventualità che Renzi — ma soprattutto Orfini, il commissario del partito romano che sulla presenza del premier ha puntato molto, arrivando a minacciare le sue dimissioni nel caso in cui il leader del Pd avesse disertato — vuole a tutti costi scongiurare. Tanto da porla come condizione indispensabile per accettare l’invito.

marino renzi
Insieme a un’altra, forse la più importante, rivelata a mezza bocca dall’inner circle del capo del governo:

«Matteo non vuole che fra il pubblico ci sia Marino». Non intende incontrarlo, Renzi, neanche di sfuggita. Determinato, domani sera, a volare alto, a parlare soltanto di politica estera ed economia nazionale, rilanciando magari sul taglio delle tasse che gli sta molto a cuore, senza affrontare (a parte qualche battuta volante, che può sempre scappare) la crisi che da settimane paralizza la prima città d’Italia, alla prese con il fallimento dell’azienda dei trasporti, l’immondizia che invade ogni angolo di Roma, il dissesto di strade e marciapiedi.
Ignorando a bella posta la sfida lanciata dal chirurgo dem, che dopo aver spinto verso l’uscita i due assessori considerati più vicini ai renziani, Guido Improta e Silvia Scozzese, ha deciso di annunciare la sua nuova giunta appena poche ore prima il discorso romano del premier. «Voglio vedere come farà a sconfessarmi», la previsione del sindaco. Che, subito avvertito dell’ostracismo di Renzi, sarebbe al momento orientato a non alzare oltre l’asticella dello scontro e a non farsi vedere sul pratone delle Valli.

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