La macchina del funky

Matteo Orfini rapito dagli alieni?

renzi orfini playstation

Da giorni non si hanno notizie del piccolo Matteo. I genitori gli hanno chiesto di presentarsi alle casse del supermarket, ma lui niente. Tanto che si comincia a vagheggiare di un suo possibile rapimento da parte degli alieni, mossi a pietà per non fargli prendere conoscenza dell’ennesimo clamoroso successo elettorale del Partito Democratico in quel di Roma. Dove i frutti del suo commissariamento del PD capitolino non tardano a farsi vedere: Marino defenestrato, Raggi sindaco con il record dei voti, il successo del NO con più voti di quelli arrivati alla Raggi. Ce ne sarebbe abbastanza per dire che il commissariamento no, grazie, anche basta. Ma il PD romano invece è silente. A giugno qualcuno chiese le sue dimissioni. Poi il silenzio, a dimostrazione del fatto che il servo che non si ribella è peggio del padrone che lo comanda. Lui intanto ha spiegato che Ignazio Marino venne dimissionato dal PD a Roma scatenando così l’uragano nella Capitale perché era un incapace. Mentre evidentemente un commissario che distrugge il partito che doveva rifondare dopo Mafia capitale è capace. Oggi Sergio Rizzo sul Corriere prova a metter su qualche argomento sul tema:

Un disastro che ha sicuramente solide ragioni. Può darsi che il partito fosse messo anche peggio di quello che Matteo Renzi immaginasse. Può anche darsi che Orfini abbia incontrato difficoltà insormontabili. Come può darsi che non fosse la persona più indicata per quel compito: è noto che di solito quando si decide di commissariare un partito non si dà l’incarico a un dirigente della stessa federazione che viene commissariata. Ciò che si può affermare senza timore di essere smentiti è che l’operazione, per usare un eufemismo, non è stata coronata da successo. Tutto il contrario, invece, di quanto esponga finora il bilancio politico di Virginia Raggi.
Le polemiche per certe nomine discutibili che hanno segnato i suoi primi cinque mesi, la fragilità di una giunta in preda a un disorientamento generale, nonché la gestione deludente della città e gli scivoloni istituzionali non hanno minimamente intaccato l’enorme patrimonio di consensi. Anzi. Ieri il No ha incassato a Roma molti più voti rispetto al bottino conquistato il 19 giugno al ballottaggio dalla sindaca: e se non sono tutti ascrivibili ai suoi sostenitori, testimoniano comunque come lo tsunami che ha travolto i vecchi equilibri politici non si è indebolito. In queste condizioni il congresso cittadino del Pd, già rinviato, non può rappresentare altro se non il momento della verità: quantomeno per capire se in quel partito, a Roma, esiste ancora una classe dirigente. Perché gran parte del problema, evidentemente, è proprio lì.

matteo-orfini-referendum-roma
Il voto a Roma (La Repubblica, 6 dicembre 2016)

Ciò nonostante Orfini, ritto come un fuso, fa finta di niente nascosto dietro il palo della banda dell’Ortica.

Leggi sull’argomento: I giovani che votano no e odiano Renzi