Opinioni

Matteo Orfini: «Piazza Navona ai Tredicine? Colpa di Marino»

Da qualche giorno a Roma è tornata in auge la polemica di Piazza Navona e dei Tredicine. Negli anni scorsi la piazza era occupata da ambulanti in gran parte legati alla famiglia del consigliere di Forza Italia nel frattempo inquisito per Mafia CapitaleUn’inchiesta di Repubblica di qualche anno fa rivelava che nel 2012 dei 68 posti disponibili per i venditori ambulanti nel centro di Roma 42 erano di proprietà dei Tredicine. Il Tempo invece sostiene che delle 70 licenze del centro storico “almeno la metà sono riconducibili direttamente o indirettamente a Tredicine“. La famiglia di Giordano detiene un vero e proprio impero commerciale, a volte le licenze le vende (e dal momento che il Comune di Roma non ne rilascia di nuove da anni il prezzo si aggira intorno ai 600 mila euro) a volte le affitta o dà in concessione lo spazio ad altri ambulanti. Oltre a questi i Tredicine controllano la metà (centocinquanta su trecento) dei “posti fissi e unici” ovvero quelle postazioni di vendita “storiche” assegnate dal Comune una settantina d’anni fa e che nel corso degli anni la famiglia Tredicine ha acquistato.
L’anno scorso il sindaco Marino proponeva di limitare il numero dei banchi da 115 a 72, escludendo tutti quegli ambulanti che vendevano cose che con lo “spirito del Natale” non c’entravano nulla. Risultato: i 72 vincitori del bando si sono rifiutati di esporre la loro merce mettendo in scena un vero e proprio sciopero la cui parola d’ordine era “o tutti o nessuno”. Il bando del Comune (non se ne faceva uno da dodici anni) naturalmente era molto sgradito ai Tredicine che avevano tutto l’interesse a preferire una situazione in cui potevano farsi forza dei loro diritti acquisiti per anzianità di servizio. I commercianti di Piazza Navona fecero anche ricorso al Tar per tentare di far sospendere il bando ma il Tribunale amministrativo regionale rigettò la richiesta di sospensiva. Per tutta risposta gli ambulanti fecero saltare la festa. Quest’anno il comune di Roma aveva compilato un disciplinare destinato a regolare l’assegnazione dei posteggi per i dolci, che fissava nuovi punteggi da attribuire sulla base delle risorse usate per la preparazione e la vendita dei prodotti. Ma il bando del I Municipio ha fatto patatrac. I Tredicine e molte altre famiglie legate direttamente, permotivi d’affari nonché di parentela, agli storici ambulanti della Capitale (come i Cirulli) sono riuscite a conquistare 24 su 55. Da quelli per il commercio fino ai dolciumi, passando per gli alberi di Natale, i presepi, i palloncini. Come è potuto accadere?

piazza navona tredicine
Le nuove regole del bando per Piazza Navona (Il Messaggero, 23 novembre 2015)

Nel bando di gara del I Municipio il criterio più importante per l’assegnazione è stata l’anzianità di servizio. La commissione del primo municipio che si è occupata del bando non ha tenuto conto del disciplinare dell’allora assessore al commercio Marta Leonori, che voleva premiare la qualità della merce da vendere, perché considerato “cervellotico” e “di difficile applicazione”. Per questo il bando ha avuto come risultato di avere 24 postazioni su 55 assegnate ai Tredicine o a loro sodali. In tutto ciò che ti combina il Partito Democratico? Matteo Orfini sulla sua pagina Facebook risponde alle polemiche addossando la colpa al sindaco Marino:

Su Piazza Navona leggo cose abbastanza strampalate e allora forse occorre anche in questo caso ripristinare qualche elemento di verità: il bando in questione fu fatto ai tempi della giunta Marino tanto che a presentarlo in grande stile furono gli assessori di comune e municipio (troverete facilmente le foto online). Quel bando era vincolato nella stesura da norme superiori (intesa stato regioni e comunali, mi sembra di ricordare). Furono utilizzati tutti gli spazi possibili per aprire il bando e inserire principi che garantissero la qualità. Ma i paletti normativi sono piuttosto rigidi. Anche perché quella di piazza Navona è una “fiera” e quindi è sostanzialmente riservata a una specifica tipologia di operatori. Se si voleva alzare il livello qualitativo bastava cambiare la natura della manifestazione. Cosa che è nelle competenze del Comune di Roma fare attraverso una delibera. E che però il Comune di Roma – né prima di Marino né con Marino – ha ritenuto di fare.
Quindi non c’è nessuna restaurazione dopo la fine della giunta, parliamo di una vicenda nata e gestita con Marino sindaco. Anche l’anno scorso i Tredicine avevano vinto e non aprirono per protesta contro il municipio che aveva ridotto gli spazi per le bancarelle. Riduzione che è stata non solo confermata ma anche aumentata quest’anno e accompagnata da altre prescrizioni per garantire un miglioramento della manifestazione. Scelte coraggiose che hanno prodotto minacce pesanti agli esponenti politici del Pd del I Municipio. È la giunta del I Municipio ad essersi esposta in prima persona contro lobby e interessi, sono loro che in queste ore si sono per primi dichiarati insoddisfatti dell’esito del bando e hanno giustamente attivato le procedure di controllo per verificare che gli uffici tecnici abbiano correttamente applicato quanto stabilito.
Questa è la verità. Chi vuole raccontare un Pd servo delle lobby, pronto ad azzerare le battaglie di legalità di questi anni, fa cattiva e scorretta propaganda. Noi continuiamo a lavorare per rendere Roma una città più giusta e più moderna dove legalità e trasparenza non siano considerate un optional.

Come potete apprezzare voi stessi, Orfini nel suo intervento evita accuratamente di raccontare i dettagli dell’accaduto. Non cita il disciplinare della giunta, non cita i criteri dell’assessore Leonori, non spiega perché sia stato utilizzato il criterio dell’anzianità invece di quelli indicati dalla giunta Marino. Difende il I Municipio (in effetti, è stata una commissione a decidere) ma nel farlo dice che si sarebbe dovuta cambiare la natura della festa. Ma la narrazione (cit.) di Orfini cozza con l’annuncio del commissario Tronca: «Avvieremo immediati accertamenti», ha fatto sapere il prefetto messo a capo di Roma da Alfano e Renzi. Ma se è tutto in regola, madama la marchesa Orfini, che c’è da controllare?

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Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano