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Maruggio, la città pugliese che ha deciso di adottare il ddl Zan

L’ordinanza è stata pubblicata il 9 novembre. Nel comune in provincia di Taranto non c’è più spazio per ogni tipo di discriminazione

Maruggio

Maruggio è un piccola città pugliese (in provincia di Taranto) che conta poco più di 5mila abitanti. Ed è proprio da quel piccolo numero di cittadini che arriva il più grande insegnamento contro l’odio e la discriminazione contro le persone omosessuali, trans, disabili e contro le donne. Perché il Comune ha deciso di non seguire quanto accaduto solo qualche settimane fa all’interno dell’Aula del Senato della Repubblica, e ha applicato – attraverso un’ordinanza – le indicazioni contenute all’interno del ddl Zan.

Maruggio, il Comune pugliese che decide di adottare il ddl Zan

La tagliola e il voto segreto sono solo un lontano ricordo in quel di Maruggio. Perché dallo scorso 9 novembre è entrata in vigore l’ordinanza, firmata dal sindaco Alfredo Longo, in cui si procede secondo i paletti inseriti all’interno del disegno di legge affossato a Palazzo Madama.

Pur non attivo il Ddl Zan, qui vige l’Ordinanza Longo quindi :
– 1 – È fatto assoluto divieto, su tutto il territorio comunale, di avviare azioni di propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità;
– 2- è vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.
Queste sono solamente due delle indicazioni pubblicate e rivendicate dal primo cittadino sulla sua pagina Facebook. Il resto è contenuto all’interno dell’ordinanza numero 40, pubblicata sul sito ufficiale del comune tarantino. E il sindaco, annunciando la firma e l’ufficializzazione di questo provvedimento, utilizza una frase che ha fatto la storia dell’Italia repubblicana: “Cito indegnamente Aldo Moro ricordando a tutti i miei colleghi delle Camere superiori che ‘il fine è l’uomo’ (e non gli squallidi giochetti della poltrona)”.