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Marisa Chiazzese: chi era la moglie di Sergio Mattarella

Marisa Chiazzese era la moglie di Sergio Mattarella. «Abbiamo una piccola casa in affitto a Roma città nella quale peraltro abitano i miei tre figli Bernardo, Laura e Francesco», diceva parlando di lei il marito qualche anno fa, sempre molto restìo a soffermarsi sui dettagli personali. Anche se Sergio non si è fatto problemi ad ammettere che i suoi figli sono cresciuti più con lei che con lui.
 
MARISA CHIAZZESE: CHI ERA LA MOGLIE DI SERGIO MATTARELLA
La moglie di Mattarella è morta il primo marzo del 2012. Di lei si sa pochissimo, se non che era figlia del romanista (nel senso di studioso di storia romana) Lauro Chiazzese. Viveva con il marito a via della Mercede. Poi, dopo la morte di lei, lui ha deciso di affittare la casa («ogni tanto chiacchieravamo delle questioni condominiali, niente di più», raccontano oggi gli inquilini) e di trasferirsi nei locali della foresteria della Consulta. In questi cinquanta metri quadrati il giudice fa ritorno ogni sera, intorno alle 21. Il figlio di Sergio, Bernardo Giorgio, allievo di Sabino Cassese, docente di Diritto amministrativo a Siena e alla Luiss nonché capo dell’ufficio legislativo della Funzione pubblica al ministero della PA, accanto a Marianna Madia, con un compenso di 125 mila euro l’anno, ha raccontato oggi Marco Travaglio sul Fatto.

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Piersanti Mattarella, fratello di Sergio, ucciso dalla mafia nel 1980

MARISA E IRMA CHIAZZESE
La moglie di Mattarella condivide con il marito una curiosa coincidenza: Piersanti Mattarella, fratello maggiore di Sergio, ha sposato la sorella di Marisa, Irma. E Irma Chiazzese porta con sé una storia terribile: è stata infatti testimone diretta dell’omicidio del marito, avvenuto il 6 gennaio 1980 per mano di un killer di mafia e per ordine di Totò Riina. All’epoca era presidente della Regione Siciliana. La svolta sulle indagini, dopo diversi buchi nell’acqua, arrivò grazie al collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, che indicò in Salvatore Riina il mandante contro la volontà di Stefano Bontate. Mattarella si pose in contrasto con Vito Ciancimino, di cui non volle il rientro nel partito, e chiese il commissariamento del partito a Palermo, ancora influenzato da Salvo Lima. Per il suo omicidio furono condannati Riina, Greco, Brusca, Provenzano, Pippo Calò, Francesco Madonia e Nené Geraci. Il killer non venne mai individuato, anche se proprio Irma, la vedova di Mattarella in tribunale lo identificò in Valerio “Giusva” Fioravanti, il terrorista nero che sparava alle spalle ai ragazzi e che oggi è fuori dal carcere e lavora a “Nessuno tocchi Caino”, l’associazione radicale con sede a Largo Argentina. Ma la sentenza del 1995 chiarificò che Fioravanti e il terrorismo nero non c’entravano nulla con la morte di Piersanti:

La vedova del presidente della Regione, che assistette all’ uccisione del marito, aveva descritto nei minimi particolari il killer che sparò a bruciapelo contro Mattarella: “Aveva un ghigno glaciale”, disse la signora Mattarella che poi in aula, in confronto, indicò senza esitazione Giusva Fioravanti come il sicario del marito. E ad escludere una partecipazione dei terroristi neri nei tre agguati sono stati i pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo ed altri collaboratori di giustizia. Pio La Torre venne assassinato per il suo impegno contro la mafia, perché aveva proposto il disegno di legge per la confisca dei patrimoni dei boss. Michele Reina, invece, fu assassinato perché avrebbe favorito alcuni imprenditori edili vicino ad una cosca mafiosa che dava fastidio ai Corleonesi. La sentenza ha provocato la reazione di Giuseppina La Torre, vedova del segretario regionale del Pci, secondo la quale il verdetto “non rende giustizia e non fa verità”.