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La surreale storia dietro l’arresto dei due leghisti a Palermo

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C’erano una volta due fratelli, uno candidato e l’altro no. La storia di Mario e Salvino Caputo, agli arresti domiciliari oggi per voto di scambio e attentato contro i diritti politici del cittadino, sarebbe incredibile se a raccontarla non fosse il procuratore capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio nel corso della conferenza stampa. E prevede uno scambio di persona come nei film dove un povero si scopre gemello di un re. Stavolta però non c’è di mezzo un’eredità, ma un seggio all’Assemblea Regionale Siciliana.

La surreale storia dietro l’arresto dei due leghisti a Palermo

Quel seggio doveva andare a Salvino Caputo, che doveva entrare nella lista di Noi Con Salvini alle elezioni regionali siciliane. Ma a un certo punto, racconta Cartosio, gli viene comunicato che i dirigenti politici hanno deciso di non candidarlo per due ragioni: prima di tutto perché ha riportato una condanna, e questo secondo i dirigenti non consente la sua eleggibilità, il secondo motivo è che la commissione Bindi lo ha considerato un soggetto che non ha requisiti morali per essere candidato. Caputo nel 2013 era stato dichiarato decaduto da deputato dell’ARS per una condanna per tentato abuso d’ufficio quando era sindaco di Monreale: era stato accusato di aver tentato di annullare contravvezioni stradali elevate a esponenti politici ed ecclesiastici ed è stato condannato a un anno e cinque mesi con una sentenza diventata definitiva.

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Salvino Caputo con Matteo Salvini

A quel punto però Salvino Caputo non si perde d’animo: “Si architetta una situazione nella quale candidato è Mario Caputo suo fratello ma si farà credere che il candidato è Salvino Caputo. – racconta Cartosio – Questo non può avvenire a Palermo e Monreale, ma lo si farà credere nelle Madonie. Così si confezionano volantini e manifesti senza foto e con il solo nome Caputo”.  I due non si fermano qui. Secondo l’accusa, i fratelli Caputo, con un complesso “piano criminale”, avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’ARS di Mario Caruso, “il corpo elettorale fosse orientato a pensare che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura di Salvino Caputo.

Il barbatrucco dei fratelli Caputo

A questo scopo, quindi, avrebbero attivato, durante la campagna elettorale, una serie di meccanismi “volti a trarre in inganno l’elettorato”. In particolare, sia i manifesti elettorali sia i volantini distribuiti recitavano solo il cognome del candidato “Caputo” (omettendo qualsiasi foto) e, nella lista, Mario Caputo aveva fatto aggiungere al proprio nome il falso appellativo “detto Salvino”, con il quale era invece conosciuto l’incandidabile fratello. Inoltre, in numerosi comuni della provincia di Palermo, l’ex sindaco di Monreale e quattro volte deputato regionale si presentava al corpo elettorale come se fosse lui (e non il meno conosciuto fratello Mario) il reale candidato. Pertanto gli elettori, lo scorso 5 novembre, si sarebbero recati alle urne convinti di avere espresso la propria preferenza per Salvino.

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Salvino Caputo su Twitter si definiva ancora come aderente a Forza Italia

Non finisce qui. Nell’inchiesta sono stati documentati anche dodici episodi di voto di scambio attraverso la promessa di posti di lavoro a disoccupati. “Sono persone che fin dalle elezioni finalizzate al rinnovo del consiglio comunale e delle elezioni di Termini Imerese per proseguire per le regionali sono stati a fianco di Salvino Caputo e hanno contattato diversi cittadini, – ha aggiunto il sostituto procuratore Annadomenica Gallucci – per lo più disoccupati, promettendo utilità di qualsiasi tipo dall’essere favoriti per superare un esame di ammissione ala facoltà di scienze infermieristica all’elargizione di posti di lavoro. Posti di lavoro sia presso imprese private e presso uffici pubblici non meglio definiti”.

Il terremoto nella Lega siciliana

L’avvocato Salvino Caputo è un politico di lungo corso che ha militato sempre nelle fila del centrodestra. Ex attivista del Msi, per due volte sindaco di Monreale, è stato per quattro legislature deputato regionale eletto con AN e Forza Italia prima e con il PDL poi. Nella primavera scorsa, infine, l’approdo alla Lega con la nomina a commissario straordinario del movimento Noi con Salvini per i comuni della provincia di Palermo. Una nomina contestata dal suo predecessore, Francesco Vozza, e decisa da Alessandro Pagano, prima alfaniano e oggi  deputato della Lega Nord. “Non condivido la scelta di Pagano né nel metodo né nel merito. Se è normale nominare commissario un condannato in via definitiva per abuso d’ufficio, decaduto dall’Ars, allora smetto di fare politica. Ho avviato delle consultazioni con i vertici della Lega Nord per capire se Salvini è al corrente di questa nomina. Per quanto mi riguarda c’è un problema politico grande quanto una casa”, disse all’epoca Vozza. Non fu ascoltato.

L'Espresso e la copertina su Salvini al Sud

E anche il nome di Pagano è entrato nell’inchiesta. La Procura di Termini Imerese ha chiesto l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni emerse nei suoi confronti. Il suo nome sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. Ma il suo legale Nino Caleca spiega: “Allo stato, l’onorevole Pagano non ha ricevuto nessun avviso di garanzia – dice all’Adnkronos – Ma a fronte di una richiesta di utilizzo Pagano darà immediato consenso per il loro utilizzo. L’onorevole Pagano ha sempre operato con principi di legalità e correttezza”.

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