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Marino punta alle primarie PD

marino scontrini

Se si tornasse al voto e “se si faranno le primarie nel Pd” per scegliere il candidato sindaco per Roma, “è possibile che ci sia anche io”: cosi il primo cittadino dimissionario Ignazio Marino in un’intervista pubblicata oggi da La Repubblica. A 11 giorni dalle sue dimissioni, Marino prende ancora tempo: “La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie col 52%, parlo del Pd e di Sel, e al ballottaggio col 64%”. E ribadisce: “Non ho mai, ripeto mai, usato denaro pubblico a fini privati. Mi sono dimesso – spiega Marino – perché volevo andare dai magistrati senza alcuna protezione formale”.

Marino punta alle primarie PD

L’ex primo cittadino minaccia quindi una partecipazione a sorpresa alle consultazioni del Partito Democratico per la Capitale: una decisione che sarebbe comunque meno pericolosa per il PD rispetto a una candidatura autonoma direttamente alle elezioni, visto che i candidati alle primarie si impegnano ad appoggiare il vincitore delle urne nelle successive elezioni. L’annuncio arriva proprio mentre dalla sua ex maggioranza in Campidoglio arrivano segnali di distensione. “Confermiamo la posizione che abbiamo espresso dalla prima ora. Se il sindaco torna in Aula con un chiarimento sulla vicenda della carta di credito e su una proposta coerente con i temi del programma elettorale a partire dalle periferie ai diritti e al lavoro, noi siamo aperti all’ascolto e siamo pronti a dargli la fiducia. Se fossero queste le condizioni la vedo difficile per tutte le forze di maggioranza dare la sfiducia. Non si può sfiduciare un sindaco a mezzo stampa”, dice il capogruppo di Sel in Campidoglio Gianluca Peciola. Nel frattempo porta le firme di 12 consiglieri dell’opposizione la richiesta di convocazione dell’aula pervenuta oggi alla Presidente dell’Assemblea Capitolina, Valeria Baglio. Insieme a Dario Rossin, hanno siglato la richiesta i consiglieri Barbato e Cozzoli, Cantiani, Pomarici, Stefa’no, Frongia, Raggi, Alemanno, Onorato, Bordoni e Quarzo. Nella lettera, sottoscritta da un numero di oltre un quinto dei consiglieri in base a quanto previsto dal Regolamento del consiglio, viene richiesta la convocazione dell’aula “per ragioni etiche, oltre che politiche – si legge nella missiva – in quanto le dimissioni del sindaco e i pesanti riflessi della situazione di Roma e del prossimo futuro, anche in vista del Giubileo, richiedono una verifica doverosa in termini politici, comunicativi e di dialettica istituzionale”. Nella richiesta i firmatari richiedono la presenza in aula del sindaco dimissionario, Ignazio Marino, “per chiarire ogni risvolto che lo ha indotto a rimettere il suo mandato”. “In seguito a questa richiesta, che soddisfa i requisiti previsti dal Regolamento, sia per il numero di firme raccolte che per le motivazioni riportate, la prossima settimana sara’ fissata la conferenza dei capigruppo per stabilire come procedere”, spiega la presidente Baglio.
 

Il sindaco e la giunta

Se il sindaco decidesse di portare la discussione in Aula il PD si troverebbe nell’imbarazzante situazione di dover sfiduciare pubblicamente un sindaco che i democratici romani non hanno mai amato, ma non con motivazioni esattamente nobili. D’altro canto la strada delle dimissioni dei consiglieri per far decadere il consiglio comunale è impervia: il PD da solo non farebbe cadere il consiglio con le dimissioni dei suoi, e le opposizioni non vedono l’ora di prendersi il merito della caduta di Marino, con tutte le ripercussioni elettorali che si avrebbero. Messa così, anche la proposta di una giunta giubilare, arrivata al PD direttamente dall’ex sindaco, sembra una strada non percorribile. Da segnalare ieri l’ultima bordata sparata dal commissario dei dem a Roma Matteo Orfini: “A giudicare dalle nomine last minute, la grande guerra ai poteri forti si è fermata davanti ai cancelli dell’Auditorium” cinguetta. Proprio ieri il sindaco Marino aveva annunciato la nomina nel Cda di Aurelio Regina e Azzurra Caltagirone. “Penso non si debba arrivare ad uno scontro. Il Pd è il partito del sindaco. La cosa più auspicabile è che ci sia un dialogo” dice oggi l’assessore e braccio destro di Marino Alessandra Cattoi. “Mi auguro più un confronto politico che uno scontro in Aula” aggiunge la fedelissima che proprio ieri aveva sottolineato come, messo alle spalle l”affaire scontrini’, la questione delle dimissioni “ora è tutta politica”. L’intenzione del sindaco sarebbe quindi quella di usare l’Aula come il ring dove combattere il suo match finale con il Pd. A meno che, riferiscono i più stretti collaboratori del sindaco, non si decida con i dem una ‘resa onorevole’: ovvero andare in Aula con il sindaco che spiega le ragioni delle sue dimissioni e un Pd che tessa le lodi degli obiettivi raggiunti durante questi due anni e mezzo di governo, salvo ribadire, tuttavia, che ‘ora non ci sono più le condizioni per proseguire”.