Economia

Mariana Mazzucato e le battaglie furbe di Renzi

Mariana Mazzucato, professoressa di Economia dell’innovazione all’Università del Sussex, rilascia oggi un’intervista a Filippo Santelli di Repubblica per parlare di Brexit, ma le sue parole sono importanti anche per l’Italia:

Christine Lagarde definisce la situazione nella Ue “preoccupante”. L’industria frena, le banche crollano in Borsa. Rischiamo una nuova crisi?
«Il sistema finanziario non è stato riformato e resta debole: le normative di Basilea 3 hanno una logica ancora più di corto termine, non è stata introdotta alcuna tassa sulle transazioni finanziarie. Ma sono soprattutto i fondamentali economici a essere deteriorati. Il livello di debito, pubblico e ancor più privato, resta altissimo, perché non si riescono a generare sviluppo e reddito. Così le banche continuano a finanziare sé stesse, anziché l’economia reale. Il vero punto è come aumentare la percezione di opportunità in Europa, ci vuole una strategia di investimenti seria e intelligente. Non certo il Piano Juncker, che non solo era inadeguato, ma ha dato con una mano e tolto con l’altra».
Matteo Renzi continua a chiedere a Bruxelles più flessibilità sul deficit. È la battaglia giusta?
«In principio sì. Ma bisogna capire come la flessibilità verrebbe utilizzata. Abbassare le tasse sulle imprese o il cuneo fiscale non stimola gli investimenti: le aziende investono quando vedono opportunità di crescita, che sono trainate dalla spesa pubblica. Renzi ha fatto riforme simboliche, come il Jobs Act, ma non ha scommesso sui fattori che fanno aumentare la produttività, come capitale umano e innovazione. La riforma della pubblica amministrazione è fatta di tagli, non ragiona su come renderla più efficace e smart. Intanto la Cassa depositi, a differenza della tedesca KfW, investe per sostenere imprese in difficoltà e non su settori d’avanguardia, come le energie alternative».
La crescita italiana rallenta. Secondo lei ci sarà bisogno di una manovra correttiva?
«A guardare i fondamentali direi di sì. Ma in Italia il Pil non cresce da vent’anni ed è questo il motivo per cui, nonostante un deficit moderato, il debito non cala. Da questo punto di vista Roma è più pericolosa di Atene».