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Maria Luisa Cattaneo: la compagna di Giuseppe Montella complice dello spaccio dei carabinieri di Piacenza

Così lady Montella aiutava lo spaccio: «Amore quei soldi li metto nel baule?». Lei è accusata di aver trasportato droga con il compagno e di averla nascosta nel garage di casa

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Si chiama Maria Luisa Cattaneo, “Mary”, ed è accusata di aver aiutato Giuseppe Montella (Peppe) di averlo aiutato in cinque distinti episodi di spaccio di droga che coinvolgono la banda dei carabinieri della caserma Levante di Piacenza.

Maria Luisa Cattaneo: la compagna di Giuseppe Montella complice dello spaccio dei carabinieri di Piacenza

La coppia si divideva tra due case tra cui la villa con piccola piscina di Gragnano Trebbiense dell’appuntato e un appartamento alla periferia di Piacenza dove vive la compagna e i figli – due lei, uno lui – avuti da altri partner e lei è accusata di aver trasportato droga con il compagno e di averla nascosta nel garage di casa. Secondo le intercettazioni, ricorda oggi il Corriere della Sera, consigliava al carabiniere di interrompere i rapporti con gli informatori dopo l’arresto dei soci-pusher Giardino ed è sempre lei a metterlo in guardia dopo il ritrovamento di una microspia.

Tanto che la coppia decide di «bonificare» l’auto: «Loro amore, loro non vanno mai ad immaginare che abbiamo sgamato le ambientali!», dice l’appuntato. Lei risponde: «Ma va! Non lo scoprirebbero mai». Gli investigatori di Piacenza, coordinati dal procuratore Grazia Pradella, registrano scene di vita quotidiana (la donna impegnata a far fare i compiti ai figli), serate nei locali e feste. Come quella organizzata a Pasqua in barba alle norme anti Covid nella casa di Gragnano. Nelle foto Montella e la compagna sorseggiano costoso champagne Dom Perignon. Ospite anche un marocchino 38enne, ex marito della Cattaneo, e socio nella droga di Montella finito anche lui agli arresti. Una «vera famiglia allargata».

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L’auto della Cattaneo ha un pass per entrare nel centro di Piacenza. La richiesta riservata a chi esercita funzione di ordine pubblico» è firmata dal comandante della Levante, il maresciallo Marco Orlando (oggi il suo interrogatorio) con la dicitura «moglie del signor Montella». Il carabiniere racconta alla compagna di telefoni satellitari a noleggio per 1.600 euro: «Daniel (Giardino, ndr) lo usa con i calabresi, coi pezzi grossi». I due  nascondono insieme la droga: «Senti il profumo che fa quel coso. Amore è resina pura». «Lo metto sul balcone se vuoi? Dentro un barattolo», suggerisce la donna

Nei giorni scorsi il quotidiano aveva pubblicato le intercettazioni tra i due:

Montella: «Senti il profumo che fa quel coso»

Compagna: «Eh si…»

Montella: «Amore è resina pura. Fatto veramente bene…porto su lo mettiamo un attimo nel..nel..nella parte di dietro in lavanderia no?»

Compagna: «E se lo metti sul balcone?»

Montella: «No allora lo metto nel garage dai, c’ho le chiavi qua….. un attimo a volo nel garage»

Compagna: «Lo metto sul balcone se vuoi?»

Montella «Ma amore..se mai lo pe… se perdo?».

Compagna: «Te lo metto dentro un barattolo»

I due sono non solo sono consumatori di «erba», frequentano pregiudicati e hanno un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi, ma condividono anche la contabilità degli affari. Ne è prova una conversazione che gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle di Piacenza intercettano in auto. Si parla di una cartellina all’interno della quale sono nascosti contanti. Una grossa cifra: «Amore questa cartellina con i soldi posso metterla nel baule?», chiede Mary Cattaneo. Il compagno però ha necessità di soldi cash e le chiede di lasciarla «davanti»: «No amore mettila davanti perché mi servono i soldi, ho solo 50 euro………. anzi ti.. sfilami da dentro 100 euro e poi quella la metti nel baule».

Giuseppe Montella e l’avvocato Emanuele Solari candidato con Forza Nuova

Sabato in tre ore davanti al Gip, Giuseppe Montella si è difeso ma non ha potuto negare l’innegabile, documentato in decine di intercettazioni in cui lo spazio per le interpretazioni della sua stessa voce è praticamente nullo. E fa le prime ammissioni. L’appuntato dei carabinieri arrestato mercoledì con altri 6 colleghi e considerato dai pm di Piacenza il capo del sistema criminale messo in piedi nella caserma Levante, ha parlato per 3 ore nel carcere delle Novate. Una “volontà di spiegare una situazione complessa. Ci saranno ulteriori riscontri ma è stato collaborativo al 100%” ha detto il suo avvocato, Emanuele Solari, nel 2017 candidato a sindaco della città con Forza Nuova, definendo Montella “molto provato”. Ancora più diretto l’altro legale, Giuseppe Dametti: “c’è stata una collaborazione completa, chiarificatrice, esplicita e senza esitazioni”. Quanto sia andato a fondo Montella, uno che per i pm si sentiva “svincolato da qualsiasi regola morale e giuridica”, quanto abbia spiegato tutti quegli arresti da gennaio in poi tacendo che venivano promossi dai suoi “galoppini”, senza accertamenti sul territorio e “macchiati da violenze e percosse”, lo si capirà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Soprattutto per quanto riguarda la catena di comando visto che, dicono gli avvocati, anche questa questione – e dunque quali e quanti superiori nella scala gerarchica sapevano del modus operandi in voga nella caserma Levante – “è stata chiarita”.

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E ha parlato anche Giacomo Falanga, anche se la sua ricostruzione sembra fare acqua da tutte le parti. La foto in cui sorride con una mazzetta di denaro in mano assieme a Montella e a due spacciatori? “Non ha nulla a che vedere con Gomorra – dice il suo avvocato Daniele Mancini – è del 2016, era su Facebook con tanto di commenti ed è il frutto della vincita al Gratta e vinci”. E il nigeriano pestato, quello che si vede nella foto che accompagna l’intercettazione in cui proprio Falanga racconta che i suoi due colleghi Montella e Cappellano devono fare “il poliziotto buono e il poliziotto cattivo”? “Non si può condannare una persona per una battuta, le cose vanno contestualizzate”. E come? “Il nigeriano non è stato picchiato in sua presenza, è stata una spacconata di Montella, in realtà è caduto durante l’inseguimento”. Sarà. Ma le parole dello stesso Montella sembrerebbero inequivocabili. “Quando ho visto tutto quel sangue per terra ho detto boh, lo abbiamo ammazzato”. E poco dopo, al telefono con la compagna Maria Luisa Cattaneo, “l’abbiamo massacrato quello che è scappato”. Chi non ha aperto bocca, invece, è Salvatore Cappellano. Quello che secondo gli inquirenti e gli investigatori sarebbe l’autore materiale delle botte e delle torture e quello che la procura definisce “l’elemento più violento della banda dei criminali” che per anni ha imperversato nella caserma Levante. Senza che nessuno se ne accorgesse. Forse. “Ciò che proprio non si riesce ad accettare – scrivono infatti i pm – ed ancora prima a comprendere, è come sia stato possibile che detto sistema delinquenziale si sia protratto per anni”. Dovranno spiegarlo il comandante della stazione, il maresciallo Marco Orlando, che sarà interrogato lunedì, il comandante della compagnia maggiore Stefano Bezzeccheri. E molto probabilmente anche qualcun altro. A partire dell’ex comandante provinciale Piras ora al ministero delle infrastrutture e il suo successore, il colonnello Savo avvicendato ieri che in una telefonata con Orlando sembra chiedere conto di quanto accadeva. “Quindi era costruita?” chiede al maresciallo riferendosi ad un’operazione avvenuta la sera prima. E lui che spiega: “no proprio costruita no, ci stavamo lavorando…”.

EDIT ORE 13,28: Maria Luisa Cattaneo “è molto provata e non si è pertanto sottoposta all’interrogatorio”. Lo riferisce all’ANSA l’avvocato Daniele Pezza, difensore della compagna dell’appuntato Giuseppe Montella. La donna, ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Odysseus e ritenuta complice in alcuni reati del militare, “ha tuttavia reso spontanee dichiarazioni con le quali ha chiarito i propri rapporti con il signor Montella e si è dichiarata estranea ad ogni attività di spaccio”, aggiunge il legale, all’esito dell’interrogatorio di garanzia.

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