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La prima arbitra italiana racconta le offese sessiste che riceveva | VIDEO

Il racconto di Maria Grazia Pinna, 43 anni dopo il suo esordio in un campo nel Fiorentino

Maria Grazia Pinna

Il mondo del calcio, soprattutto in Italia, ha sempre vissuto all’interno di retaggi sessisti. Insulti contro le donne che rincorrono quel pallone sul manto erboso, esattamente come fanno i multimilionari calciatori idoli delle folle, e anche contro chi è chiamato a dirigere le gare. Perché mentre le calciatrici della nostra Serie A hanno finalmente visti riconosciuti i proprio diritti da atlete, ottenendo quel riconoscimento chiamato “professionismo“, dal prossimo anno ci sarà anche la prima arbitra in campo nel massimo campionato di calcio. Lei, Maria Sole Ferrieri Caputi, sarà la prima donna a indossare la divisa da direttrice di gara in Serie A. Ma la storia del calcio italiano ha riportato alla luce la figura di Maria Grazia Pinna che nel 1979 fu la prima donna arbitro d’Italia.

Maria Grazia Pinna, la prima arbitra nella storia del calcio italiano

Una sua intervista è stata trasmessa dal programma “Azzurro shocking” – in onda sulla Rai – che racconta (in occasione dell’Europeo di calcio femminile) la storia delle donne nel mondo del calcio italiano. E lì Maria Grazia Pinna ha raccontato il suo esordio e le partite successive che ha arbitrato.

“Io volevo essere donna al cento per cento. Loro mi dovevano vedere una donna in campo, non un arbitro che fa la partita ai maschi. No no, io dovevo essere una donna. Quindi correvo normalmente, sono entrata in campo con il rossetto, truccata, con il fondotinta ed ero soddisfatta di me stessa”.

Il suo primo match risale al febbraio del 1979 quando – dopo essersi iscritta al corso Uisp per arbitri – fu chiamata a dirigere la partita tra Colonnata-Fiorenza. Un match giovanile, quindi non proprio da riflettori. Ma i media, incuriositi dalla prima figura di un’arbitra su un campo di calcio italiano, accorsero a frotte. E quella fu la prima delle tante partite dirette da quella donna che aveva lasciato la Sardegna per trasferirsi in Toscana. E lei ricorda bene quegli insulti che le piovevano addosso, a ogni match, dagli spalti.

“Si sentivano le offese, eh. ‘Arbitro tu sei brava a letto’, urlavano. A volte mi giravo, mi incavolavo e dicevo ‘sì, ma mica con te’”.

Una risposta perfetta, segno dei tempi che dovrebbero cambiare e invece non sono cambiati affatto. Retaggi culturali immortalati in questo racconto di un tempo che fu e che, ancora oggi, si ripropone.