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Maria Elena Boschi e la storia del volo di Stato per il Sudamerica

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In merito a quanto riportato oggi da alcuni organi di stampa, una nota dell’ufficio stampa del ministero delle riforme precisa che “la missione in Sudamerica della ministra Maria Elena Boschi, come comunicato la scorsa settimana da questo ufficio stampa con una nota ufficiale, prevede numerosi incontri istituzionali in Argentina, Uruguay e Brasile. Al contrario di quanto scrive il Fatto quotidiano, si tratta di una missione istituzionale: infatti non è in programma nessuna iniziativa di partito”. In merito invece a quanto riportato in un articolo dal quotidiano Il Giornale “si sottolinea che la missione non ha assolutamente un costo di 300 mila euro, anche perché al contrario di quanto scritto non è stata effettuata con volo di Stato. La delegazione, composta dalla ministra Boschi e da tre persone dello staff, viaggia solo su voli di linea e in categoria economy: il costo dei voli, compresi quelli interni, e’ in totale di 12.625 euro per tutta la delegazione. Tutto, come sempre, sarà consultabile online da tutti i cittadini nella sezione “Amministrazione trasparente” del nostro sito”.

Maria Elena Boschi e la storia del volo di Stato per il Sudamerica

Cosa avevano scritto i due quotidiani nell’occasione? Il Fatto nell’articolo di Carlo Tecce e Stefano Feltri non aveva in effetti parlato di voli di Stato. E aveva segnalato come la missione fosse definita “istituzionale”, seminando però dubbi sul fatto che lo fosse veramente. Poi aveva parlato di un comizio al teatro Coliseo immortalato tra l’altro su Youtube:

Oltre a una trasferta in Congo per le adozioni, per la prima volta la ministra compie un viaggio intercontinentale di cinque giorni per una missione definita “istituzionale”, cioè non di politica interna, non di propaganda spicciola per il referendum. Forse in Argentina –dove casualmente vive quasi un milione di molto preziosi italiani possibili votanti –c’era davvero bisogno di conoscere in dettaglio l’intervento sul bicameralismo paritario, sull’equilibrio di poteri fra lo Stato e le Regioni spendaccione, sulla trasformazione antropologica di Palazzo Madama. Come riportano anche i giornali argentini, la Boschi ha spiegato la riforma ovunque, dovunque, a chiunque. Al presidente dei senatori argentini, Federico Pinedo. Ai deputati argentini con undiscorso solenne. All’omologa argentina reggente del dicastero per le tematiche di genere, Fabiana Tunez. Al primo ministro Marcos Pena, che l’ha ricevuta con gli onori di una nazione sorella alla Casa Rosada. E soprattutto la Boschi l’ha spiegata in un comizio al teatro Coliseo davanti a mille persone, mille italiani argentini, mille votanti che gli oppositori non ministri non possono raggiungere con questa disarmante facilità. Soltanto un componente del governo può inserire un’operazione elettorale in una missione istituzionale pagata con denaro pubblico,arringano le minoranze.


Il Giornale invece aveva pubblicato addirittura un’infografica riepilogativa della “campagna per il referendum a carico dei contribuenti” fatta per “convincere gli italiani all’estero.
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Se, poi, la campagna referendaria può contare anche sulle prerogative istituzionali come disporre dell’aereo di Stato (il cui costo per ogni ora di volo è di circa 10mila euro) per fare propaganda, la strada per il No si fa un po’ più difficile. Insomma, se l’opposizione alla riforma in Italia è maggioranza, stando ai sondaggi, non è detto cheall’estero il copione si replichi. E poiché i potenziali elettori sono 4 milioni, il risultato finale potrebbe essere diverso. Ecco spiegato l’attivismo piddino sul fronte italiani all’estero che voteranno per corrispondenza tre settimane prima della consultazione referendaria.

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