Opinioni

Maria Elena Boschi e quella frase su Banca Etruria e la Popolare di Vicenza

Oggi Maria Elena Boschi ha rilasciato un’intervista a Maria Teresa Meli, cantrice ufficiale del renzismo sul Corriere della Sera. Nell’intervista – come hanno fatto notare su Twitter – è contenuta una frase sibillina su Banca Etruria e la Banca Popolare di Vicenza e in cui la ministra, in perfetto politichese, parla elegantemente a suocera affinché nuora intenda.

L’indagine su Banca Etruria continua: ribadisce la fiducia in suo padre e le dimissioni se le accuse contro di lei fossero vere?
«Assolutamente sì. Come governo abbiamo fatto quello che era giusto e doveroso fare, rispettando regole che l’Europa ci impone. Siamo intervenuti per salvare un milione di correntisti di quattro banche, perché non c’è solo Banca Etruria. Mi fa un po’ specie che ci siano degli ex ministri che ora ci spiegano autorevolmente che cosa dovremmo fare, ma che quando erano ai lo
ro posti si sono dimenticati di intervenire. Magari se fossero intervenuti tempestivamente quando c’era la necessità di farlo, oggi non ci troveremmo a dover gestire un’emergenza. Ciò premesso, io ho detto in Parlamento quello di cui sono convinta e lo ribadirei anche oggi. L’ipotesi di un mio conflitto di interessi è a dir poco fantasiosa.
Ed è un po’ surreale che rispetto a questa vicenda molto complessa e articolata che riguarda la fase che sta vivendo il sistema bancario italiano, si parli solo ed esclusivamente di Banca Etruria, che, anche per le sue dimensioni, ha un ruolo molto circoscritto. Se la cosa non fosse così seria, mi farebbe anche sorridere il fatto che alcuni autorevoli esponenti oggi prendano determinate posizioni, pur sapendo che sono le stesse persone che un anno fa suggerivano a Banca Etruria un’operazione di aggregazione con la Banca Popolare di Vicenza. Se fosse stata fatta quell’operazione credo che oggi avrebbero avuto un danno enorme i correntisti veneti e quelli toscani. Ma sono consapevole di come vanno le cose, so che per mesi si continuerà a parlare di Banca Etruria. Non è una cosa che finisce qui, però so anche che il tempo e la verità stanno dalla nostra parte, perciò non ho paura».

A chi si sta riferendo la Boschi? Senza voler ipotizzare troppo, viene in mente che soltanto il giorno prima sempre il Corriere aveva pubblicato in un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini  una relazione di Bankitalia che criticava i vertici del consiglio di amministrazione di Banca Etruria e cinque componenti dell’organismo. Nell’articolo si sosteneva:

Tra i principali addebiti al presidente e ai due vice c’è poi il mancato rispetto della delibera sulla riduzione degli emolumenti, ma pure la scelta di non proporre ai soci «l’unica offerta giuridicamente rilevante presentata dalla Popolare di Vicenza di un euro per azione, estesa al 90 per cento del pacchetto azionario». Secondo gli ispettori ciò «ha lasciato inevasa la richiesta della Vigilanza di realizzare un processo di integrazione con un partner di elevato “standing” e non ha portato a tempestive ed efficaci iniziative per una soluzione alternativa».

Ora, quando non si fanno i nomi tirare a indovinare è difficile. Ma la Boschi di quali autorevoli esponenti parla, se a criticare la scelta da parte di Banca Etruria di non accettare la proposta di Popolare di Vicenza è la stessa Bankitalia?

Foto Roberto Monaldo / LaPresse08-01-2014 RomaPoliticaRai Uno - Trasmissione tv "Porta a Porta"Nella foto Maria Elena Boschi (PD)Photo Roberto Monaldo / LaPresse08-01-2014 Rome (Italy)Tv program "Porta a Porta"In the photo Maria Elena Boschi
Foto Roberto Monaldo / LaPresse08-01-2014 RomaPoliticaRai Uno – Trasmissione tv “Porta a Porta”Nella foto Maria Elena Boschi (PD)Photo Roberto Monaldo / LaPresse08-01-2014 Rome (Italy)Tv program “Porta a Porta”In the photo Maria Elena Boschi

Edit: Miguel Gotor, bersaniano, auspica che su Etruria ci sia più “disinteresse” da parte della Boschi:

“Ho letto che il ministro Boschi sul Corriere della Sera di oggi interviene sulla mancata aggregazione della Banca Etruria con la Banca popolare di Vicenza. Non mi sembra né consigliabile né opportuno che un ministro della Repubblica si esprima oggi, ad un anno di distanza, su una aggregazione bancaria che spettava allora al Consiglio di amministrazione della banca in cui sedeva suo padre”, sottolinea il senatore bersaniano. Gotor, quindi, osserva: “Se è vero che nella posizione del ministro non si configura alcun conflitto di interesse, mi permetto in ogni caso di suggerire almeno maggiore disinteresse, presente e futuro nell’intervenire su vicende relative alla Banca Etruria, mentre sono ancora in corso indagini della magistratura che è bene proceda nella più totale autonomia e senza indebite pressioni”.

La vicenda del mancato “matrimonio” tra Banca Etruria e Banca Popolare di Vicenza, che oggi ha innescato una polemica nel Pd, risale al maggio del 2014 ed è una delle principali contestazioni di Bankitalia agli ex amministratori dell’istituto aretino. Dicono gli ispettori di via Nazionale che “non è stata portata all’attenzione dell’assemblea dei soci l’unica offerta giuridicamente rilevante presentata, quella avanzata dalla Banca Popolare di Vicenza di un euro per azione estesa al 90% del pacchetto azionario, per divergenze riguardo alle modalità di aggregazione”. Eppure, ricordano gli ispettori, proprio per la già difficile situazione di Banca Etruria, c’era stata la “richiesta dell’organo di vigilanza di realizzare un processo di integrazione con un partner di elevato standing”. Richiesta che sarebbe però rimasta “inevasa”. Addirittura, sostengono gli ispettori, “la scelta di non sottoporre al voto dell’assemblea l’offerta vincolante del 28 maggio 2014 non è stata sostanzialmente dibattuta nel Cda che si è limitato a prendere atto della posizione comunicata dal presidente” il quale aveva richiamato la difesa dei “valori aziendali” e in particolare l’esigenza di preservare “radicamento territoriale, marchi, personale e autonomia della banca”. La questione della mancata valutazione dell’offerta della banca veneta è tra i capi di ‘incolpazione’ di Bankitalia agli ex amministratori. Per quanto riguarda questo specifico punto, richiamato nella contestazione di “carenze nel governo, gestione e controllo dei rischi e connessi riflessi sulla situazione patrimoniale”, sono state proposte sanzioni all’ex presidente Lorenzo Rosi, agli ex vicepresidenti Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi e ad altri cinque consiglieri.