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Marco Di Stefano: il renziano della Leopolda indagato per tangenti

marco di stefano

Il deputato del Partito Democratico Marco Di Stefano, ex UDC e UDEUR, è indagato per corruzione nell’inchiesta della procura di Roma sulle tangenti per gli immobili Enpam. Secondo l’accusa Di Stefano avrebbe incassato 1,8 milioni di euro per favorire una società amica. Della storia parla il Messaggero oggi.
 
MARCO DI STEFANO: IL RENZIANO INDAGATO PER TANGENTI
L’inchiesta parte a maggio 2011 dopo un esposto dei componenti del cda Enpam: chiedono di fare luce sulla trasparenza nella gestione del patrimonio mobiliare dell’istituto. L’ente ha sottoscritto titoli derivati con enormi perdite e ha acquistato immobili a prezzi fuori mercato, come l’ex palazzo della Rinascente a Milano e i due immobili a Roma, in via del Serafico. Marco Di stefano, che faceva l’assessore al demanio nella giunta Marrazzo, avrebbe intascato secondo due testimoni un milione e ottocentomila euro per due contratti d’affitto firmati dalla Lazio Service, controllata della Regione, che ha “aiutato” l’impresa dei costruttori Daniele e Antonio Pulcini. Altri 300mila, sempre secondo il Messaggero, sarebbero stati consegnati al suo braccio destro, mentre i due imprenditori sono finiti ai domiciliari venerdì scorso.

E’ una vicenda molto più complessa contestata dai pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia ai vertici dell’Enpam e ai due imprenditori che, grazie a quei contratti,sono riusciti a vendere all’ente di previdenza dei medici due immobili acquistati pochi mesi prima,facendone lievitare il valore e realizzando plusvalenze rispettivamente del 100% e del 62%. La compravendita aveva già portato nel 2012 a una serie di perquisizioni e all’iscrizione sul registro degli indagati per truffa di Eolo Parodi, ex presidente della Fondazione Enpam. Adesso a Luigi Antonio Caccamo, direttore del dipartimento immobiliare dell’ente che, in cambio dell’affare, avrebbe ottenuto dai Pulcini l’uso di una casa dis ei stanze a Trastevere, invece, è accusato di corruzione. Ma gli atti depositati dai pm, dopo gli arresti per un episodio di corruzione legato a una concessione dell’Agenzia del Demanio del Lazio, raccontano rapporti trasversali e disinvolti degli imprenditori con politici ed esponenti delle forze dell’ordine, pronti a velocizzare le pratiche per il certificato antimafia.

La Gdf dice che Di Stefano nell’agosto di quattro anni fa avrebbe promosso e autorizzato la ricerca di una nuova sede della Lazio Service SPA, società partecipata al 100% dalla Regione Lazia. La gara fu pilotata, secondo l’accusa, per far vincere la Belgravia Invest SRL, società dei fratelli Pulcini, e assegnare all’azienda l’immobile in via Serafico 107 al prezzo fuori mercato di 3 milioni e 725mila euro. Anche un altro immobile attiguo in via Serafico 121 venne utilizzato dalla Regione per il personale della Lazio Service, e anche questo immobile era di proprietà dei Pulcini.
 
MARCO DI STEFANO ALLA LEOPOLDA DI RENZI
Di Stefano ha partecipato alla Leopolda di Matteo Renzi alla fine di ottobre, coordinando un tavolo sui pagamenti digitali:

La parola “Pagamenti Digitali” è da sempre indissolubilmente legata alla parola tracciabilità e questo strumento deve perciò giocare un ruolo sempre più decisivo per la lotta all’evasione fiscale e per la riduzione dell’economia sommersa che, in Italia, secondo stime Istat, ha un valore compreso fra i 255 e i 275 miliardi di euro, pari al 16,3% – 17,5% del Pil.
Diverse proposte di legge sono state fatte per favorire la riduzione dell’utilizzo del contante, dai tetti massimi per il ritiro al bancomat, all’obbligo nei confronti di talune categorie di effettuare e ricevere pagamenti unicamente via bonifico, ma non hanno avuto la giusta incisività a causa di una mancanza di una vision a 360° della realtà.

Di ieri è invece questa sua dichiarazione sui giochi:

“Le misure contenute nel disegno di Legge stabilità sui giochi vanno nella giusta direzione, quella cioè di fornire una maggiore regolamentazione a questo settore”. È l’opinione di Marco Di Stefano, deputato Pd e membro della Commissione Finanze di Montecitorio in merito ai provvedimenti sul gaming contenute nella manovra. In particolare Di Stefano ricorda “il contrasto ai centri privi di concessione: è una misura importante – dice al VELINO – per la tutela, oltre che della corretta competizione tra le imprese, anche dei minori e delle fasce sociali più deboli. Per quanto riguarda invece l’aumento del Preu e la riduzione del payout, credo che il provvedimento messo in campo dal Governo abbia trovato il giusto punto di sintesi tra le diverse istanze in campo. C’è chi parla di una tassazione eccessiva sul gioco d’azzardo: io penso l’esatto contrario, e cioè che si sta sottoponendo tutto il sistema dei giochi a un controllo scrupoloso, che da una parte tutela gli interessi degli operatori e dall’altro quello dei consumatori”.

Edit: la dichiarazione di Marco Di Stefano sui fatti

“In merito alle notizie apparse su ‘Il Messaggero’ riguardanti un’indagine in cui sarei coinvolto, ci tengo a precisare che sono totalmente estraneo ai fatti che mi si addebitano. Quanto mi si attribuisce esula completamente dalle competenze politiche che rivestivo nel 2008 e negli anni successivi. Rimango perplesso, non essendo tra l’altro neanche chiuse le indagini e non avendo per cui notizie in merito, dell’attacco mediatico portato, ma nonostante ciò credo fermamente nel lavoro della magistratura”. Lo dichiara, in una nota, il deputato del Pd, Marco Di Stefano.