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Marco Piovella: il laureato al Politecnico accusato dell’agguato ultras di Milano

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Si chiama Marco Piovella, ha 33 anni, è milanese, figlio di buona famiglia, laureato al Politecnico, designer di luci d’interni di Arenzano, stimato professionista. È lui la persona accusata da Luca Da Ros di aver organizzato l’agguato ai tifosi napoletani in via Novara a Milano che è costato la vita a Daniele Belardinelli detto Dede.

 

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Piovella non è  nuovo ai guai di curva: dal derby di Champions del 2005, quando venne arrestato e poi assolto per il lancio di razzi su Dida, all’ultimo Inter-Juve dello scorso 28 aprile, quello del 2-3 firmato da Higuain nel recupero, quando guadagnò un anno di Daspo per una scaramuccia tra nerazzurri ai cancelli. Anche lui quindi non poteva entrare allo stadio, anche lui era conosciuto alle forze dell’ordine e anche lui non è stato in alcun modo controllato nel giorno in cui si doveva giocare una partita caldissima in una delle città più importanti d’Europa. A differenza di quanto succede in altre città evidentemente più preparate, dove le teste calde della tifoseria vengono controllate sin dal giorno prima delle partite più importanti e poi pedinate, se la ricostruzione dei fatti che oggi esce dalla Questura fosse vera, a Milano non si è minimamente pensato ad intervenire preventivamente su soggetti straconosciuti per evitare i comunissimi agguati ultras.

daniele belardinelli blood & honour
Un gruppo di tifosi del Napoli saluta Belardinelli che voleva accoltellare napoletani a Milano

A parlare ieri è stato Da Ros, 21enne studente in Sociologia alla Cattolica, un fratello cestista in Serie A (Matteo, ala dell’Alma Trieste), una militanza da emergente nei Boys della curva Nord del Meazza: lui ha accusato “Il Rosso” (ovvero Piovella) ma anche icapi di Irriducibili e Viking. Mirko Perlino, l’avvocato che difendeva Da Ros, dopo tre minuti ha dovuto rimettere il mandato perché ha accettato anche la difesa del designer laureato al Politecnico. Dopo le dichiarazioni di Da Ros, Piovella è stato portato in Questura dove ha negato le sue responsabilità; la stessa cosa hanno fatto anche Francesco Baj e Simone Tira, gli altri arrestati difesi da Antonio Radaelli.

Il ritrovo a piazza Sempione e l’agguato ai napoletani

Gli altri due hanno raccontato di un appuntamento alle 18 in un pub di piazza Sempione e poi, al segnale, venti auto con un’ottantina di ultras a bordo sono partite indisturbate verso il parchetto di via Fratelli Zoia. Dove hanno trovato, oltre a una ventina di nizzardi della Populaire Sud e una decina scarsa di varesini, anche le borse con mazzette, spranghe e roncole per l’agguato poi ritrovate in zona. Attendono fino alle 19.20, quando uno scooter civetta dà il là all’imboscata. Piovella era amico di Belardinelli e aveva passato con lui il Natale. Racconta Repubblica:

Una telecamera comunale di via Novara ha messo a fuoco un’auto di grossa cilindrata, ma meno voluminosa di un suv, nera o blu scura, che rallenta e poi accelera bruscamente dal punto dell’impatto con Belardinelli. Vista anche da Da Ros, Baj e Tira, vista scappare dopo aver travolto Belardinelli. Sarebbe un’Audi A3 e sarebbe stata alla testa del corteo di minivan napoletani bloccati in strada a un chilometro da San Siro. Che avrebbe accelerato e scartato per evitare di finire sotto i colpi degli ultras avversari.

E non, dunque, secondo l’ipotesi investigativa che ha preso corpo ieri sera, guidata da elementi estranei alla vicenda e in fuga perché impauriti. Le ricerche dell’auto sono state estese fino a Napoli, non è improbabile — qualora l’ipotesi fosse confermata — una fuga lontano dal teatro degli incidenti già la sera e la notte del 26 dicembre.

Piovella ha un’azienda in via Carlo De Angeli (e a Muralto, in Svizzera) che si occupa di lighting design, ossia di architettura della luce, nessun precedente penale sulle spalle. Ha ammesso, perché era impossibile negarlo, di aver partecipato agli scontri. Ma ha negato di essere l’organizzatore. Il Corriere scrive che in questi anni è stato uno degli interlocutori delle forze dell’ordine in occasione di coreografie particolarmente laboriose che realizzava personalmente. Un’altra dimostrazione che la gestione dell’ordine pubblico a Milano è stata ridicola.

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