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La risposta di Marco Cappato a Giuliano Amato che sui referendum aveva parlato di "quesiti mal formulati"

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“Ascoltare la conferenza stampa del presidente Amato ci ha dato la certezza di elementi di valutazione politica, perché si è trattato di una conferenza stampa politica”. Marco Cappato non ci sta e convoca una conferenza stampa per rispondere alle dichiarazioni del presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato, che dopo aver bocciato i quesiti referendari su eutanasia e cannabis aveva parlato di “quesiti mal formulati”, addossando di fatto la colpa di quanto accaduto al comitato promotore. “Noi non abbiamo ancora – ha detto Cappato – le motivazioni con le quali la Corte ha dichiarato inammissibili i due referendum (verranno pubblicate nei prossimi giorni, ndr). C’è solo un comunicato stampa relativo ad uno dei quesiti che evoca la tutela delle persone più deboli e fragili, unica cosa che sappiamo in termini di giudizio di ammissibilità”. Secondo il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni i “giudizi” emersi ieri “minano agli occhi dell’opinione pubblica la credibilità dei comitati promotori, a cui è stata attribuita l’incapacità tecnica di scrivere dei quesiti referendari ed anche l’accusa di avere preso in giro milioni di persone firmatarie ed elettori”.

La risposta di Marco Cappato a Giuliano Amato che sui referendum aveva parlato di “quesiti mal formulati”

Parlando nello specifico del quesito sul suicidio assistito, Amato aveva criticato la campagna promotrice: “L’hanno dipinto come un referendum sull’eutanasia, mentre era sull’omicidio del consenziente, e formulato in modo da estendersi a situazioni del tutto diverse da quelle per cui pensiamo possa applicarsi l’eutanasia. Un risultato costituzionalmente inammissibile”. “Dire che nel quesito si parlava di eutanasia e non di omicidio del consenziente – ha risposto Cappato – contiene una manipolazione della realtà. Il quesito è come stabilito dalla Corte di Cassazione sull’omicidio del consenziente. Se Amato non gradisce i termini della nostra propaganda politica non ha nulla a che vedere con l’ammissibilità. O c’è un errore materiale nel giudizio dei due quesiti, o c’è un attacco in malafede al comitato promotore. Scelga il presidente della Corte quale delle due possibilità”.