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Marcello Bruzzese: il fratello del pentito ucciso a Pesaro

Almeno 24 i bossoli calibro 9 ritrovati a terra dal personale della scientifica, 15 andati a segno secondo il primo esame sul cadavere: l’uomo non avrebbe avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto stava succedendo

marcello bruzzese

Si chiamava Marcello Bruzzese, aveva 51 anni ed era il fratello di Biagio Girolamo Bruzzese, l’uomo nato a Rizziconi e ucciso ieri pomeriggio da due killer con i volti coperti da cappelli e sciarpe, che gli hanno esploso contro una trentina di colpi di pistola automatica calibro 9 mentre parcheggiava in garage sotto casa in via Bovio 28 a Pesaro. Abitava con la famiglia in una casa pagata dal ministero degli Interni.

Marcello Bruzzese: il fratello del pentito ucciso a Pesaro

L’uomo era sotto protezione perché fratello di Girolamo Biagio Bruzzese, ‘ndranghetista pentito e dal 2000 collaboratore di giustizia. Nel 1995, in provincia di Reggio Calabria, Marcello Bruzzese, allora 28enne, rimase gravemente ferito, colpito allo stomaco in un agguato che costo’ la vita al padre Domenico e al genero di quest’ultimo, Antonio Maddaferri. I killer sono entrati in azione con il volto coperto intorno alle 18:30, in via Bovio: l’uomo stava parcheggiando la sua auto all’interno del garage, sotto casa.

marcello bruzzese pesaro via bovio

Almeno 24 i bossoli calibro 9 ritrovati a terra dal personale della scientifica, 15 andati a segno secondo il primo esame sul cadavere: l’uomo non avrebbe avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto stava succedendo. Sono stati gli abitanti di via Bovio ad avvisare le forze dell’ordine: sul posto i sostituti della procura di Pesaro, Alfredo Narboni e Maria Letizia Fucci, e la Dda di Ancona, una presenza che conferma la matrice mafiosa dell’agguato. Sposato e con due figli, Bruzzese si era trasferito con la famiglia in un appartamento al numero 28. Una persona gentile e riservata, secondo i vicini di casa. Nel 2008 aveva gia’ vissuto a Pesaro un breve periodo della sua vita lontano dalla Piana di Gioia Tauro, prima di trasferirsi in Francia. Da tre anni si era nuovamente trasferito nella cittadina marchigiana e viveva sotto protezione con la famiglia, moglie e figli, nell’appartamento di Via Bovio 28. Un programma soft, visto che non aveva modificato il suo cognome, un particolare che lo rendeva facilmente rintracciabile.

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