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Il problema di Manlio Di Stefano con Israele e gli ebrei

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Manlio Di Stefano è considerato da molti l’esperto di politica estera del M5S. Il deputato palermitano è infatti il principale organizzatore di viaggi e missioni all’estero dei portavoce pentastellati. In virtù di questo ruolo Di Stefano si diletta spesso a spiegarci cose che nessuno ci dirà mai. Ad esempio che in Venezuela non si vive poi così male e che Assad non è un dittatore, perché dovranno deciderlo i siriani. L’ultima trovata è quella contro Israele.

Manlio Di Stefano e i “danni di Israele”

Non è la prima volta che Di Stefano si lascia andare a dichiarazioni anti-israeliane che lasciano capire come sotto sotto le opinioni del deputato a 5 Stelle siano condizionate dall’antisemitismo. Qualche tempo fa in occasione della sua visita in Israele Di Stefano si lamentò che non gli era stato concesso di entrare a Gaza definendolo “un brutto segnale”. In realtà Di Stefano non aveva i permessi necessari. Sempre durante quel viaggio Di Stefano si inventò la storiella che i Carabinieri gli avevano detto l’80% dei conflitti “era colpa dei coloni israeliani”. I Carabinieri però smentirono di aver fatto alcuna dichiarazione.
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Venerdì DI Stefano si è assunto l’arduo compito di spiegare il voto contrario dell’Italia alla risoluzione dell’UNESCO su Gerusalemme. Per Di Stefano con quel voto l’Italia “si fa complice dei danni che Israele sta provocando a monumenti antichi che l’UNESCO non riesce a tutelare per via dell’occupazione israeliana e si fa, infine, complice dell’occupazione stessa e del blocco di Gaza che l’UNESCO ha chiesto di eliminare”.

I commenti antisemiti al post di Di Stefano

Non era difficile prevedere che il post di Di Stefano sarebbe stato letto come un messaggio che inchioda Israele alle sue “responsabilità criminali”. Certo, Di Stefano prudentemente utilizza “danni” al posto di “crimini” ma la sostanza è la stessa. Nei commenti infatti molti utenti hanno colto la palla al balzo per attaccare Israele (e gli ebrei). Naturalmente tutti coloro che criticano Di Stefano sono “troll filo israeliani”. Anche il nostro deputato ha notato che dietro queste critiche alle sue posizioni contro Israele c’è un organizzazione coordinata.
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Per ribadire il suo pensiero Di Stefano scrive che “sionismo è sinonimo di razzismo”. Non è così, perché la risoluzione 3379 in cui si sancisce “il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale” è stata abolita nel 1991 dall’ONU. Quindi per l’ONU nel 2017 anno in cui Di Stefano scrive, il sionismo non è sinonimo di razzismo.
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C’è anche chi, per difendere Di Stefano dagli attacchi dei sionisti, si diletta a stilare liste di proscrizione di ebrei italiani colpevoli di condizionare l’opinione pubblica a favore di Israele. Di Stefano prova a metterci una pezza ma ormai è troppo tardi.
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Il deputato ci prova ad invitare alla calma la sua clientela ma la situazione è degenerata e molti utenti postano commenti con raffinate analisi per spiegare che Israele non ha diritto ad esistere o altre chicche antisemite.

La fine dei sogni di gloria di Di Stefano?

Il Corriere della Sera oggi commenta l’episodio riferendo che secondo fonti parlamentari le uscite anti-Israeliane di Di Stefano (che hanno il pregio di aver portato alla luce l’antisemitismo latente nel M5S) potrebbero aver messo la parola fine alla sua carriera. Le posizioni di Di Stefano in politica estera  mal si conciliano con la volontà del MoVimento di governare il Paese e di intrattenere relazioni cordiali con altre nazioni. A quanto pare in un futuro governo pentastellato il deputato siciliano difficilmente potrebbe trovare posto.
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Ieri sera Di Stefano ha provato a correggere il tiro facendo le congratulazioni ad Emmanuel Macron, ma il gesto non è stato gradito. Molti suoi fan hanno criticato il suo entusiasmo per Macron ricordandogli che è “al servizio dei Rothschild e dei Bilderberg”. Ancora una volta lavorare per gli ebrei è visto come una grave colpa, anzi come la prova del complotto demo-pluto-giudaico-massonico tanto caro agli esperti di politica estera alle vongole.