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La mamma no-vax che diagnostica la celiachia per il figlio

celiachia bambino mamma

Una mamma che non vaccina il figlio e che è convinta che sia celiaco, tanto da portarlo a seguire una dieta specifica anche quando gli esami dicono che in realtà non ha nulla. Lo scorso settembre il Tribunale dei minori di Roma ha revocato la potestà genitoriale a una signora, decisione confermata a gennaio dalla Corted’appello dei minori. La donna è anche indagata per maltrattamenti. All’origine della vicenda, lo scontro fra i genitori iniziato nel 2012, quando la madre si era convinta,in assenza di disturbi e diagnosi medica, che il figlio fosse celiaco. La storia è raccontata oggi dal Corriere della Sera:

L’atto della procura è l’ultimo di un conflitto tra genitori iniziato nel 2012, quando la madre stabilisce che il figlio è celiaco. Ne nasce uno scontro: il padre – assistito dagli avvocati Giuseppe Falvo e Federica Mondani -non si capacita della sicurezza della moglie, vista l’assenza di segnali della malattia. La coppia si separa.

Il bambino è affidato alla mamma che, ossessionata dalla presunta celiachia, isola il figlio. Ne ostacola ogni rapporto con il padre, a suo dire pericoloso perché fa mangiare al bimbo pane e pastasciutta. In breve il danno è fatto. Il ragazzino non vuole più vedere il papà che, secondo i giudici di secondo grado, peggiora a sua volta la situazione «con un pressing» tale da far soffrire il piccolo.

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Nel frattempo, è il 2014, la Corte d ’appello civile nella causa di separazione dispone una consulenza: si escludono problemi alimentari per il bambino. La signora però non cambia opinione. Nella sua fissazione tira dentro anche la madre, la nonna materna del piccolo. Quest’ultima, sentita dagli inquirenti lo scorso ottobre, prende però le distanze dalla figlia: «Mio nipote non è celiaco, ma ormai è convinto di esserlo».

Lo scorso settembre il Tribunale –reintegrando il padre nella potestà genitoriale decide che il ragazzino, finalmente vaccinato, sia affidato a una casa famiglia in Toscana, vicino alla residenza dei nonni materni, dove spesso va mangiare. Il bambino per ora rimane in Toscana sotto la cura dei nonni, lodati dalla Corte d’appello per come alla loro età stanno gestendo la crescita del nipote.

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