La macchina del funky

«Cara Giorgia, da mamma ti spiego cosa ti aspetta»

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Il Giornale pubblica oggi la lettera di Manuela P., mamma e lavoratrice, che sconsiglia a Giorgia Meloni di candidarsi a sindaco di Roma adesso che è incinta. La lettera, che vuole contrapporre i problemi di una mamma “normale” e quelli, sicuramente minori, di chi ha le possibilità di ovviare a molte di queste difficoltà.

Ebbene onorevole, le svelo un segreto: per le donne normali che non hanno stipendi da capogiro per potersi permettere una pletora di persone pronte a intervenire per crescere i loro bambini, che non possono contare sui nonni, che hanno mariti che lavorano fino a tardi, fare la mamma è un lavoro durissimo. Le mamme normali che, povere sciocche, decidono di allattare perché pensano sia meglio per i loro bambini, soffrono per gli ingorghi mammari se va bene, la mastite se sono sfortunate. Alle mamme normali, come è successo a me, i figli vengono ricoverati in terapia intensiva neonatale, per fortuna nel mio caso nulla di grave, e dopo il parto, con i punti e una tempesta ormonale in atto, devono fronteggiare, sempre da sole, anche questa realtà.
Le mamme normali devono fare file interminabili in ospedale per fare le visite post nascita, anche se sono a pagamento. Le mamme normali dopo aver partorito tornano a casa e devono rassettare, cucinare e prendersi cura del loro pargolo. Cara onorevole, poi ci sono da lavare i vestitini del nuovo arrivato, lo sa che finalmente ho capito cosa vuol dire «la pupù liquida» della pubblicità di una famosa marca di pannolini? Ora mia figlia va al nido, perché i nonni sono lontani e la mamma è dovuta tornare a lavoro. Al nido privato naturalmente, perché lavorando sia il mio compagno sia io, siamo troppo ricchi per avere accesso al nido comunale, che tra l’altro chiude entro le 16,30, quindi troppo presto per fare in tempo a riprendere la bimba dopo il lavoro.

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Cara onorevole, le mamme normali di Roma si svegliano alle 6, si preparano, svegliano i loro bimbi, li vestono, li allattano,li portano al nido e fanno un’ora di macchina, Grande raccordo anulare permettendo, lavorano, poi un’altra ora di automobile, riprendono i loro bimbi al nido, li allattano, ci giocano, sistemano casa, preparano la pappa e la cena, mettono tutto in ordine, stendono le lavatrici che fanno dopo le 19 così la corrente costa di meno, si mettono a letto e riallattano i loro bambini; in più molte mamme, e purtroppo io sono tra queste, hanno bimbi che a nove mesi ancora non dormono, per cui passano intere notti in bianco. Il giorno dopo ricomincia tutto daccapo, finché ci sarà l’allattamento, poi, quando il bimbo compirà un anno, la sveglia suonerà alle 5.
Le svelo un altro segreto, i bimbi al nido si ammalano, la prima volta dopo due settimane di nido la mia bimba è finita in ospedale per una febbre di due settimane che non passava nemmeno con l’antibiotico, dopo un mese a casa è tornata al nido… Indovini un po’? Altre due settimane e di nuovo a casa con la febbre… stavolta per fortuna durata di meno. Cara onorevole, forse le mamme normali che non hanno alcun aiuto né le possibilità che avete lei e le sue colleghe d’Italia e d’Europa, non credono che la maternità, almeno nei primi anni, sia conciliabile con ogni lavoro. E qualcuno che governa se ne è persino reso conto se è stata fatta una legge sul congedo parentale. Le auguro un «in bocca al lupo» per il suo futuro di mamma e uno per la sua candidatura a sindaco di Roma.