Opinioni

Il nuovo mailgate del Movimento 5 Stelle

La storia delle email del MoVimento 5 Stelle si ingrossa. E stavolta grazie a un comunicato pubblicato sul blog di Beppe Grillo, nel quale si mette sotto accusa Massimo Artini, onorevole M5S eletto in Toscana. Il post dice di voler riportare informazioni per trasparenza e a tutela dei parlamentari, e comincia segnalando che il server utilizzato alla Camera era usato anche per siti esterni, pur essendo pagato dagli onorevoli.

– CONTENUTI PRESENTI SUL SERVER: Il server pagato dal gruppo M5S della Camera era utilizzato anche per siti esterni alle attività del gruppo parlamentare fino ad agosto. Questi siti comprendevano liste civiche 5 stelle toscane certificate, siti che esponevano il logo del MoVimento 5 stelle senza autorizzazione diffidati da parte dell’avvocato di Beppe Grillo (es. toscana5stelle.it) e pagine di una società toscana di gestione di rifiuti.

Il sito, regolarmente online, non è più aggiornato da dicembre 2013, dopo aver riportato qualche azione dei parlamentari grillini toscani. Non c’è notizia della diffida ricevuta sul sito, ma è probabilmente dovuto a quella lo stop all’attività. Di certo c’è che il sito internet risulta intestato a Samuele Segoni, che di mestiere attualmente fa il parlamentare a 5 Stelle alla Camera ed è stato ovviamente eletto in Toscana.
toscana5stelle
 
A questo punto sorge spontanea una domanda: perché Grillo ha diffidato dall’uso del simbolo un sito appartenente a un suo parlamentare? Nel post si annuncia anche che la posta dei deputati è stata copiata su un server fuori dal controllo del gruppo parlamentare e poi di nuovo copiata nel primo server: e, aggiunge malignamente, nessuno sa se la prima copia sia stata eliminata. Poi arriva l’accusa velata al parlamentare:
 

– CONTROLLO DEL SERVER: Il controllo del server è risultato al di fuori del gruppo di comunicazione del MoVimento 5 Stelle della Camera che possedeva solo alcune password di gestione ordinaria di alcuni contenuti. Il controllo è risultato in carico a utenti creati in modo anonimo che facevano riferimento a Massimo Artini e persone che a lui potevano far riferimento esterne al Parlamento non contrattualizzate e senza essere state identificate per la gestione dei dati personali dei parlamentari.

E il consiglio agli altri:

Si consiglia quindi di dismettere il server e attivare servizi esterni per ogni servizio necessario ai parlamentari, se non già offerto da parte del Parlamento, in cui il singolo parlamentare abbia controllo diretto dei propri dati attraverso sistemi di autenticazione personali (es. sms).

Da parte di Massimo Artini nessuna risposta ufficiale. In compenso Patrizia Terzoni, anche lei parlamentare del M5S, si schiera decisamente con l’informatico toscano:

massimo artini
Il post su Facebook di Patrizia Terzoni

L’affare si ingrossa.

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