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Ma davvero Silvio può tornare in campo?

Adesso viene il difficile. Dopo l’assoluzione definitiva sul caso Ruby Silvio Berlusconi può tornare a dedicarsi alla politica a tempo pieno, e in effetti la sua parte sembrava ne avesse un gran bisogno, tra le tensioni nel suo partito con fittiani e verdiniani, che contestano il Cavaliere sui due fronti politici opposti, e le alleanze per le Regionali di maggio sul tavolo. Ma quello che gli preme di più è la questione personale, ovvero l’agibilità politica ancora bloccata dalla legge Severino. In teoria Berlusconi non potrà tornare in sella prima del 2019, quando termineranno gli effetti dell’interdizione ai pubblici uffici dopo la sentenza Mediaset. Nella pratica, l’ex Cavaliere sta cercando un modo per riuscire a farlo prima, anche prima della data di scadenza della legislatura, così sarebbe pronto anche ad eventuali, rapidi ricorsi alle urne da parte di Renzi o del PD.
 
COME BERLUSCONI PUÒ TORNARE IN CAMPO
Ma la strada è quantomeno complessa. Perché uno dei modi immaginati da Berlusconi sembra impraticabile: il Partito Democratico non ha alcuna intenzione di cambiare una legge per fare un favore al Cavaliere, così come non l’ha cambiata per Vincenzo De Luca e gli altri amministratori in pericolo per gli effetti. L’altra strada è quella della Corte Costituzionale, che però deve ancora decidere su De Magistris e non è detto che la sua decisione, che riguarderebbe in primo luogo gli amministratori locali, possa essere estesa anche a lui. Il Messaggero oggi immagina un terzo scenario: «puntare al riconoscimento della riabilitazione, che potrebbe avvenire nel 2018, rendendo non impossibile una ricandidatura di Berlusconi a scadenza naturale della legislatura, quando avrà 82 anni. All’indomani di un verdetto favorevole che ripaga l’ex Cav dell’amarezza per quei 4 anni per frode fiscale (di cui tre indultati) nel processo Mediaset, in Cassazione, il riserbo è massimo».

Mentre i forzisti si stringono attorno al loro leader e reclamano una modifica al decreto legislativo sull’incandibilità, per Berlusconipotrebbe prospettarsi una strada che non è certo una scorciatoia ma che è più breve di un anno rispetto alla prevista tabella di marcia. E’ l’istituto della riabilitazione, previsto dall’art.179 del codice penale e che viene concesso dopo tre anni dal momento in cui la pena principale sia stata eseguita o in qualche modo estinta. Calendario alla mano,l’8 marzo scorso, Berlusconi ha terminato di espiare la pena in affidamento in prova ai servizi sociali presso il centro per anziani di Cesano Boscone.
Entro fine maggio, il Tribunale di sorveglianza deciderà sull’estinzione della pena. Entro marzo-maggio 2018, Berlusconi potrebbe chiedere la riabilitazione che, in base all’art.15 della legge Severino, può far terminare gli effetti dell’incandidabilità prima dei canonici sei anni. Farebbe in tempo per le prossime politiche? Molte le incognite. Innanzitutto giudiziarie. Un’eventuale nuova condanna (ci sono l’inchiesta Ruby ter e i processi di Bari e Napoli) rischia di azzerare qualsiasi beneficio e di far tornare indietro la lancetta dell’orologio.

E in ogni caso elezioni dovrebbero arrivare giusto un mese prima della sua richiesta: e la campagna elettorale? E allora si ritorna alla strategia principale, quella della Consulta. Spiega Liana Milella su Repubblica:

Il punto è qui, che cosa farà la Corte. Se dovesse accogliere la tesi della non retroattività la legge sarebbe condannata. È quello che vuole Berlusconi, quello che il Pd non gli vuole assolutamente concedere in questo momento, prima della Corte. Renzi, dopo primi segnali favorevoli al cambiamento, adesso appare molto più prudente perché una Severino diversa e un Berlusconi candidato cambierebbero il destino delle politiche del 2018. Alla Corte il caso Severino ha già un numero progressivo, n.29/2015. I giudici aspettano che il ricorso venga pubblicato sulla Gazzett aufficiale. Poi hanno 20 giornidi tempo per fissare la data in cui sarà trattato il ricorso. Ma sicuramente se ne parla dopo l’estate.

Potrebbe arrivare prima il verdetto di Strasburgo che, secondo gli avvocati dell’ex Cavaliere,dovrebbero discutere il loro ricorso forse già a settembre:

Impossibile fare previsioni sulla decisione che i giudici potranno prendere. Anche in passato la Corte ha considerato le leggi sulla candidabilità soprattutto amministrative. In questo caso la legge può essere retroattiva e non va cambiata. Certo potrà influire anche la composizione futura della Consulta dove oggi mancano due giudici, il sostituto di Mattarella e quello che Forza Italia non è mai riuscito a eleggere. A luglio scade un altro giudice “a destra”, Paolo Maria Napolitano. La prossima settimana si vota di nuovo in Parlamento per le alte toghe. Una composizione che diventa strategica pure per il giudizio sulla Severino.

NODI POLITICI E NODI ELETTORALI
Ma a parte le possibilità giuridiche, a tagliare le gambe all’ex Cavaliere c’è l’opportunità politica. Francesco Verderami spiega sul Corriere:

La sentenza di assoluzione sul caso Ruby tonifica Berlusconi, gli restituisce (in parte) l’onore, certifica agli occhi dei suoi elettori l’esistenza di quel complotto giudiziario di cui si sente vittima. Ma nessuno, nemmeno tra i suoi fedelissimi, immagina che la decisione della Cassazione possa influire sugli scenari politici e sulle sue dinamiche. Il primo ad esserne consapevole peraltro è il leader forzista, che trova un riscontro nello «storico » dei suoi amatissimi sondaggi. Dall’analisi comparata dei dati si nota che — dopo la condanna per il caso Mediaset, nell’estate del 2013 — il Pdl continuò a salire nei consensi fino a un picco del 29% che precedette la rottura con il governo Letta.
Un anno più tardi, invece, la sua assoluzione in Appello per il caso Ruby favorì una lieve ripresa Forza Italia che però ben presto tornò al 15%. Le ragioni di queste differenze stanno dentro altre ricerche demoscopiche che raccontano come l’Italia sia cambiata: non solo la giustizia non è più un tema mobilitante, ma i recenti avvenimenti politici — a partire dall’elezione di Mattarella al Colle — hanno evidenziato agli occhi dell’opinione pubblica come Berlusconi sia diventato meno centrale nelle scelte.
È vero, l’indice di gradimento di Berlusconi negli ultimi tempi non è variato — fluttua sempre intorno al 21% — ma l’ex premier deve ora fronteggiare un problema di «contenuti»: i suoi temi glieli ha «scippati» il segretario del Pd — dalla riforma del mercato del lavoro alla responsabilità civile dei magistrati — e se poi l’economia dovesse ripartire…

Insomma, anche considerando in positivo tutte le ipotesi dal punto di vista giuridico, è l’opportunità politica – o quantomeno elettorale – che suggerisce a Berlusconi di ritagliarsi un futuro di “padre costituente” più che scendere di nuovo in campo. Anche se tutti gli altri processi che attendono l’ex Cavaliere dovessero andare bene, il fattore tempo gioca ormai contro di lui. E le divisioni nel suo partito gli impongono una scelta da effettuare il prima possibile tra due strategie contrapposte: la guerriglia o la collaborazione con Renzi. Con tutti i rischi che le due strade comportano, anche per la “roba”. La verità è una: chi glielo fa fare?