La macchina del funky

Il M5S vuole perdonare Pizzarotti?

nogarin pizzarotti

Il MoVimento 5 Stelle va verso il perdono di Federico Pizzarotti? Nonostante le regole siano chiare e i precedenti tutti sul tavolo, secondo i giornali la difesa-attacco del sindaco di Parma pubblicata ieri sulla sua pagina Facebook non avrebbe certo convinto i 5 Stelle, ma ragioni di realpolitik vorrebbero i grillini pronti al passo indietro. A influire sulla scelta sarebbe la campagna elettorale in corso, che consiglierebbe prudenza visto che già fioccano le accuse di scarsa autonomia nei confronti dei sindaci 5 Stelle e il rischio che il tribunale civile, come già accaduto a Roma e Napoli, reintegri il sindaco dando torto al MoVimento:

E così sarà: la scelta sul futuro di Federico Pizzarotti è affidata al garante, che al momento sarebbe tentato dal passo indietro. Davide Casaleggio fa filtrare – dal sempre più fortificato quartier generale di Milano – di volerne restare il più possibile lontano. Continua a lavorare all’associazione Rousseau e al nuovo sistema operativo, ma non vuole entrare ufficialmente nelle decisioni politiche. Non vuole in alcun modo che il suo volto abbia un rilievo pubblico.
Un risultato “attendista” non è però affatto scontato. Perché se anche Federico Pizzarotti ha mandato, nella notte di domenica, le “controdeduzioni” spiegando punto per punto le sue ragioni sulla mancata comunicazione dell’avviso di garanzia, il sindaco di Parma non ha rinunciato a mettere nero su bianco le cose che secondo lui – nel Movimento – devono cambiare.


Le controdeduzioni di Pizzarotti indirizzate a Grillo


Una conclusione del genere però sembra rischiosa, se non altro perché Pizzarotti ha già spiegato di non voler nessun perdono ma di pretendere che Grillo revochi il provvedimento nei suoi confronti, e ha anche segnalato sei punti di discussione sui 5 Stelle che metterebbero in serio dubbio l’autorità di Grillo sui grillini:

Ha ridetto, anche in conferenza stampa, di sentirsi un vero 5 stelle. Ha ricordato il ruolo di Grillo nella vittoria a Parma. Ha sottolineato come l’intera vicenda nasca da un esposto del Pd. Un partito con cui – nonostante le voci «messe in giro ad arte contro di me, non ho mai cercato accordi». Ma ha anche parlato di un «abuso del diritto», di una «caccia alle streghe», di decisioni diverse a seconda dei casi (tra il suo avviso di garanzia e quelli ricevuti dai sindaci di Livorno e Pomezia Filippo Nogarin e Fabio Fucci), di una «sospensione illegittima» che va revocata.
Soprattutto, in fondo al documento presentato, ha posto sei richieste: ristabilire un confronto «strutturato» tra il centro e le periferie («Non ci si può incontrare solo online», ha detto ai cronisti); indire tavoli di lavoro per condividere linee politiche ed esperienze; studiare una formula efficiente di dialogo tra gli eletti; convocare un meet up nazionale; scrivere regole interne chiare a tutti; espellere i suoi consiglieri infedeli, come fatto altrove.