Attualità

Chi nel M5S ha paura delle urne

danilo toninelli giulia grillo governo m5s-lega

“Sono rimasto fino a ieri sera a parlare con tanti nostri senatori e nostri deputati e non ho visto nessun tipo di malumore sulla richiesta di Di Maio di tornare al voto”. Danilo Toninelli, capogruppo M5S al Senato, interviene ai microfoni di ‘6 su Radio 1’ parlando della possibilità ventilata dal leader pentastellato di tornare a nuove elezioni. “Abbiamo cercato di fare una cosa rivoluzionaria – prosegue poi Toninelli – dar vita a un governo che avesse ben indicato cosa dovesse fare, parlo del contratto di governo, e dall’altra parte abbiamo avuto i soliti vecchi partiti sabotatori del cambiamento che invece hanno ragionato con logiche personali di convenienza e hanno fatto buttare via all’Italia e al Presidente della Repubblica ben 60 giorni. Dopo 60 giorni di tentativi per fare un governo in cui noi c’eravamo come unica forza politica a fare proposte, abbiamo trovato la Lega di Salvini che ha mantenuto l’abbraccio a Berlusconi e non ha voluto abbracciare gli italiani e il cambiamento, dall’altra parte un Pd che e’ ancora rovinato e tenuto in mano da un Renzi che detta la linea andando in Tv. Siamo alla follia più totale”. L’uscita di Toninelli risponde a un articolo pubblicato oggi da La Stampa e firmato da Ilario Lombardo, in cui si spiega che nel M5S c’è chi le urne le teme eccome:

Per Di Maio il voto anticipato avrebbe degli indubbi vantaggi, perché blinderebbe la sua nuova candidatura a premier e perché è convinto che nella sfida bipolare con la Lega, il M5S conquisterebbe ulteriore consenso in un bacino di centrosinistra e nei voti del Meridione. Costringerebbe molti elettori a scegliere il Movimento per evitare l’affermazione più radicale di Matteo Salvini e di tutto quello che rappresenta.

Se lo stesso ragionamento lo rovesci e lo vedi dal Nord, le cose però cambiano. E agli occhi della fronda settentrionale le urne anticipate mettono a rischio la propria sopravvivenza in parlamento. Chi in lista è finito secondo o terzo, in Veneto, Lombardia o Piemonte, chi è stato eletto per un soffio, chi teme di non tornare più a Roma, potrebbe cedere alla tentazione di votare un governo diverso.

Di Maio lo sa e per questo ha fatto filtrare nuovamente che «tutti gli eletti saranno ricandidati». Verrebbe sancita la deroga alla regola dei due mandati, una violazione del principio aureo accettabile solo in caso di una legislatura mai nata. Anche Beppe Grillo è favorevole, come si è lasciato scappare nel dietro le quinte del suo show a Verona, a fine marzo: «La regola deve essere ripensata per i mandati che non sono completi» è stata la sua conclusione.

di maio regola due mandati elettivi deroga m5s - 1

Sono pochi i parlamentari a esprimere dubbi apertamente. Lo fa la senatrice Paola Nugnes, che preferirebbe restare «opposizione al sistema» e per la quale «tornare al voto cambierebbe poco». E lo fa il senatore Nicola Morra, che chiede di recuperare «l’orgoglio M5S senza più compromessi al ribasso». Sono alcune delle voci che si erano alzate contro le nozze M5S-Lega naufragate ieri in un mare di accuse.

Leggi sull’argomento: Tutte le volte che il M5S ha cambiato idea sulla regola dei due mandati