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Così il M5S ha fregato pure quelli della Statale 106 Jonica

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La Statale 106 Jonica si farà, parola di MoVimento 5 Stelle. La nuova 106 jonica dovrebbe essere inaugurata con l’avvio del megalotto 3, che collega Sibari a Roseto Capo Spulico (provincia di Cosenza). Per i lavori è previsto un finanziamento (già approvato) di 1,3 miliardi di euro. Il nuovo tratto si ricollegherà con quello già ammodernato della statale 106 e prevede tre gallerie naturali, dieci artificiali, 21 viadotti e ponti e sei svincoli. Gli ambientalisti calabresi hanno puntato il dito contro i grillini, accusandoli di avere cambiato opinione su una battaglia storica. Racconta oggi Ilario Lombardo sulla Stampa:

«Sai cosa dicevano i 5 Stelle quando erano all’opposizione? Che era tutto uno spreco, un abuso, che con i soldi dei cittadini si arricchivano solo Astaldi e Impregilo. Ora che sono al governo, si girano dall’altra parte». A parlare è Tullio De Paola, uno dei portavoce dell’associazione Raspa che da anni contesta il progetto di ampliamento della statale 106 jonica, nell’Alto Jonio calabrese.

Non se fare o meno l’opera, ma in che modo farla. La 106 è tristemente nota come «la strada della morte» per uno dei più alti tassi di mortalità per chilometro in Italia. Un’opera significativa, prevista del Piano per le infrastrutture, anticipato da La Stampa, che il ministro grillino Danilo Toninelli presenterà a giorni su input di Di Maio per dare corpo alla svolta sulle grandi opere. Una di quelle, come il terzo valico genovese, un tempo osteggiate e ora accettate in nome del Pil.

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Il 22 dicembre Toninelli, in visita a Crotone, ha assicurato che l’opera si farà. Eppure lo scorso luglio, il senatore Nicola Morra, oggi a capo della commissione Antimafia, chiedeva di valutarne utilità e costi, anche alla luce dell’omicidio di un boss, il cui movente sarebbe da ricercare – secondo il grillino – proprio nel giro d’affari dell’opera.

Lo ricorda Giuseppe Delia, anche lui di Raspa, l’associazione che ha ospitato un intervento di Morra sulla 106: «I 5 Stelle vampirizzano le istanze locali. Prima fanno campagna elettorale promettendo di bloccare un’opera, come Tap e Ilva, poi al governo dicono che è difficile fermarla. Se avessero studiato le carte non avrebbero illuso la gente»

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