Fact checking

Il M5S e la quasi rissa sugli stipendi alla Camera

Oggi è scoppiata una bagarre alla Camera durante l’intervento di Manlio Di Stefano del MoVimento 5 Stelle dopo che in un ordine del giorno che chiedeva che si passasse a un tetto massimo di 5 mila euro lordi mensili per i deputati, pari a circa 3.500 netti. “… Poi però vai sul sito della Camera a guardare la carriera di tutti i deputati seduti qui in quest’Aula e ti rendi conto che non ce n’è uno che abbia fatto altro nella vita”, dice Di Stefano nell’intervento.

Mentre l’ordine del giorno proponeva che:
a) l’indennità parlamentare ammonti a 5.000 euro mensili lordi, cui aggiungere un rimborso spese rigorosamente legato alla rendicontazione di quelle per l’esercizio del mandato;
b) tale rimborso debba sostituire tutte le altre voci presenti ad esclusione dell’indennità parlamentare di cui alla lettera a);
c) la rendicontazione dei rimborsi sia pubblicata sulla pagina personale istituzionale dei deputati presente sul sito web della Camera dei deputati.

Il M5S e la quasi rissa sugli stipendi alla Camera

Nel video si sente distintamente la presidente Boldrini che richiama il deputato Adriano Zaccagnini, ex Cinquestelle, e altri che si erano alzati dagli scranni. Resta a verbale che lo stesso Di Stefano informa la presidente della Camera che “Zaccagnini sostiene che sono un coglione, se lo vuole redarguire…“. Mentre l’accusa di “non aver fatto altro nella vita” è curiosa, mentre il M5S propone come presidente del Consiglio chi, come Luigi Di Maio, non è nemmeno laureato e le dichiarazioni dei redditi di molti degli oggi onorevoli grillini nel periodo precedente all’entrata in politica erano pari a zero. La vera bagarre però continua con l’intervento di Giuditta Pini, onorevole PD dei Giovani Turchi, che prima cita Gramsci e poi cita il sito Tirendiconto.it per segnalare che non ci sono gli stipendi di marzo, aprile, maggio e giugno e poi che “l’onorevole Di Battista ha un netto di 3187 euro e 6287 di rimborsi per un totale di più di novemila euro, a cui bisogna aggiungere le spese telefoniche, quelle per l’affitto e quelle per il vitto”.

Poi la Pini fa notare che versa parte del proprio stipendio al Partito Democratico, mentre il deputato di SI Gianni Melilla fa sapere che restituisce (al partito) più dei 5 Stelle: «Sono un cultore dalla materia nel campo del finanziamento e dei costi della democrazia e, quindi, ho letto da molti mesi, con grande serietà i vostri rendiconti. Sono andato a vedere analiticamente e ho visto che le vostre restituzioni nell’ultimo mese sono, senza fare nomi, di 1.677 euro, 3.078 euro, 2.962 euro, 1.471 euro, 3.700 euro, 4.800 euro, 1.700 euro, ancora 1.700 euro, 1.146 euro. Insomma, io ho fatto una media di circa 2 mila euro al mese. Cari colleghi, voi non è che prendete 3.200 euro – aggiunge ancora Melilla – voi prendete 3.200 euro, più circa 5,6,7 mila euro. Questi  sono i fatti. Io penso che anche sul fondo micro-credito a 5 Stelle dobbiamo essere molto chiari: voi avete concorso a un fondo di garanzia statale per le pmi con i 10 milioni versati l’anno scorso, lo 0,076 per cento del totale. Allora, cari colleghi, non inventiamoci le cose – dice ancora il deputato di SI – ma confrontiamoci: se c’è da assumere delle decisioni le assumiamo, ma non dite che i miliardi di euro che lo Stato italiano dà alle piccole e medie imprese è il Fondo microcredito 5 Stelle. Non è vero, voi date un contributo, noi lo diamo per altri versi. Noi versiamo un po’ di più di voi, noi versiamo 3.500 euro al mese”.