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La Lupa di Roma è morta

lupa di roma

La Lupa di Roma è morta. L’aiuola davanti all’altare della patria che ospitava una lupa in ligustro, pianta sempreverde,  è sfiorita a tempo di record, e gli amanti della simbologia metteranno forse la cosa in parallelo con la decadenza della Capitale, dove gli alberi continuano a venir giù a un ritmo mai visto (+770% di crolli dal 2016) e il Comune, da tre anni, non riesce ad aggiudicare il bando per sfrondarli. Per questo, racconta oggi Il Messaggero, è stata portata via, notte tempo, dai giardinieri del Comune di Roma, i quali, pochi giorni fa, hanno risistemato l’aiuola in gran segreto, ripiantando un po’ di erbetta qua e là, cercando di coprire la chiazza rimasta sotto la siepe appassita:

«Queste siepi sono delicate, se le lasciamo in una piazza o in una via, si sciupano, non è come sistemarle in un vivaio o in un’esposizione che dura al massimo una decina di giorni», racconta, sconfortato ma non troppo, il direttore del dipartimento Ambiente del Campidoglio, Marcello Visca. Insomma, a sentir lui, la maledizione del vecchio abete della Val di Fiemme, morto appena varcato il Raccordo anulare, non c’entra.

«Sono i tempi dell’arte topiaria», che nulla ha a che vedere coi topi che hanno invaso perfino il Campidoglio – saettando fin dentro gli uffici della Ragioneria generale– ma è l’abilità di scolpire alberi e cespugli come marmo, dando loro una forma geometrica. «Cercheremo di sostituirla in tempi stretti – confida il capo dell’ufficio Ambiente – ma non ce la faremo per il 21 aprile».

Insomma, il Natale di Roma, sarà senza Lupa. Almeno quella vegetale. La nomea da“pollice nero”, già sbocciata dopo il disastroso Spelacchio, non ha scoraggiato la giunta grillina, se è vero che il primo aprile è stato ingaggiato un altro vivaio per sfornare una Lupa bis, sempre con Romolo e Remo al seguito.

lupa di roma
Il Messaggero, 8 aprile 2019

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