Politica

L'unica vera opposizione a Renzi

Non solo schermaglie verbali. Dietro il piccolo scazzo tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker c’è un pericolo di una nuova procedura contro Roma dopo i numeri dell’Unione Europea sulla crescita nel Vecchio Continente. Perché la Commissione non dimentica che il voto definitivo alla Legge di Stabilità di Matteo Renzi non è ancora arrivato, nonostante l’ok preventivo di Katainen. In più, le previsioni economiche assegnano all’Italia un debito record al 133,8% del PIL e un deficit dello 0,9%: tutti numeri lontani dai parametri che l’UE pretendeva si rispettassero fino a poco tempo fa.
 
L’ASCIA LASCIA LA SCIA
Spiega Andrea Bonanni su Repubblica:

Che cosa significano queste cifre, viste da Bruxelles? L’Italia, teoricamente è sottoposta ad un doppio vincolo di bilancio: da una parte dovrebbe ridurre il deficit strutturale almeno dello 0,5 percento ogni anno; dall’altra, per far calare il debito, dovrebbe tagliare il fabbisogno anche di più, per una cifra variabile tra lo 0,7 e lo 0,9 percento. Per quest’anno, essendo ancora in recessione, potrebbe evitaredi essere messa sotto procedura di infrazione perché scatta quello che in gergo comunitario è chiamato il «waiver» (sospensione) delle norme del Patto di Stabilità.

Ma l’anno prossimo le previsioni ci assegnano una sia pur debole crescita dello 0,6 per cento:

E dunque, se la Commissione applicasse alla lettera le norme europee, potrebbe chiederci una significativa manovra correttiva, ben superiore a quello 0,2 per cento che ha già ottenuto a fine ottobre. Oppure potrebbe decidere di aprire una procedura per debito eccessivo che ci metterebbe automaticamente nel banco dei sorvegliati speciali.La decisione, per ora, resta in sospesoe verrà presa dal collegio deicommissari. La frasetta pronunciata ieri da Juncker sta lì a ricordare a Renzi che, per il momento, il coltello dalla parte del manico lo tiene Bruxelles.

italia previsioni UE
Le previsioni della Commissione Europea sulla crescita di Italia, Francia, Germania

Anche perché, come racconta Federico Fubini, il problema dell’Italia è ancora e sempre la Germania e la sua politica europea improntata all’austerity: «L’Italia ormai è il solo Paese dell’Ocse simultaneamente in recessione e in deflazione. Della riforma del lavoro per ora è più chiara l’efficacia nel fomentare i conflitti a sinistra che il contenuto. In queste condizioni la ripresa minaccia di tardare, il debito di salire ancora e i mercati di non avere nel 2015 la pazienza che hanno dimostrato nel 2014. In questi anni il Paese è stato tenuto a galla in gran parte da Draghi e dall’impegno della Bce ad agire.Ora però la Bundesbank sta agitando contro il presidente italiano dell’Eurotower un’inaudita campagna di discredito personale,avendo perso contro di lui tutti gli argomenti. Non è chiaro chela Bce potrà di nuovo aiutare l’Italia, non prima che l’emergenza torni di nuovo a punti estremi.Renzi, il solo premier d’Europa(quasi) senza opposizione politica, ne ha trovata una forse anche più temibile: l’economia. Magari potrebbe occuparsene un po’ di più».
 
L’UNICA VERA OPPOSIZIONE A RENZI
Più che l’economia, di cui il premier dovrebbe certamente occuparsi di più ma non nel senso che deve fare più slide (occorre specificarlo…), però, la vera opposizione a Renzi sembra essere la realtà. Rispetto alla propaganda, i saldi della Legge di Stabilità hanno infatti spiegato già in partenza lo scarso impatto che avrà la manovra sull’Italia. Il rischio è che, se i dati economici non miglioreranno, si possa passare da scarso a nullo e aver perso così un altro anno per riagganciare la crescita, mentre 3,2 miliardi se ne vanno, per volontà di Bruxelles, a migliorare quel rapporto Debito/PIL che sarà sempre più difficile da calcolare con il tempo che passa, per colpa del denominatore.
L'impatto della Legge di Stabilità 2015 (Il Sole 24 Ore, 25 ottobre 2014)
L’impatto della Legge di Stabilità 2015 (Il Sole 24 Ore, 25 ottobre 2014)

Il debito infatti prosegue la sua corsa a cui ha dato avvio. Il rapporto era sceso al 121% soltanto vent’anni fa, aveva toccato il minimo storico nel 2007 al 103,3%: ma poi, con la crisi e il 5% di interessi da pagare ogni anno, la frenata del PIL ci ha riportato alla situazione di partenza. Ecco perché chiedere per il settimo anno ancora rigore non sarebbe igienico, ma questi conti interessano poco a Bruxelles. E allora, la via d’uscita potrebbe essere una nuova legittimazione elettorale come dice Marcello Sorgi sulla Stampa?

Viene da chiedersi perché in un quadro del genere, attraversato da tensioni reali e non da semplici aggiustamenti politici, Renzi insista a prendere di petto quella che continua a considerare la burocrazia europea. Non è facile darsi una risposta. Probabilmente, Renzi, in cuor suo, condivide una parte dei timori della Commissione sulla possibilità cheanche il 2015, settimo dopo sei anni di crisi, possa non essere l’anno della ripresa.E, piuttosto che rassegnarsi a un altro giro di vite di rigore,accarezzi sempre di piùla via di uscita di un passaggio elettorale anticipato che riazzeri la partita.

In effetti, gli accenti da legge mancia che ha la Stabilità 2015 farebbero davvero pensare a una finanziaria elettorale. Ma davvero servono le elezioni per avere voce in Europa? Oppure anche le urne non cambierebbero i numeri, e quindi la realtà dei fatti? La realtà, ancora questa parola: è la più grande opposizione alle slide di Renzi.