Opinioni

Luigi Di Maio e l’intervento USA in Siria

Luigi Di Maio ieri ha partecipato a Porta a Porta insieme a Marcello Sorgi e Massimo Franco oltre a Bruno Vespa. Uno degli argomenti trattati nell’intervista è stato l’intervento USA in Siria annunciato da Donald Trump ieri su Twitter e la posizione della Russia, che sta ancora difendendo Assad. Di Maio però non ha intenzione di rispondere alle domande in maniera chiara, e subito ad esempio dice che la posizione di Matteo Salvini e della Lega sulla questione non tocca quella del M5S: “Noi siamo alleati degli Stati Uniti, siamo nella NATO e siamo in Occidente e l’Italia resta nell’Unione Europea e nell’Unione Monetaria”, dice quando gli chiedono dei bombardamenti. E poi: “Essere vicini all’uno e all’altro non fa differenze: quello che mi sento di dire è che dobbiamo consigliare i nostri alleati in un’ottica di pace sempre”.

E se le chiedono le basi?, incalza Franco: “Io spero che non si arrivi a quel momento. Non abbiamo di queste notizie in queste ore ed è utile come alleati trovare una soluzione senza bombardamenti”. Ma lei le basi le darebbe o no? “Oggi non c’è questa richiesta e per questo io non dichiaro perché altrimenti significherebbe che stiamo mettendo le mani avanti”. Spiega oggi Ilario Lombardo sulla Stampa:

Di Maio cerca di trovare una sintesi articolando una posizione che tenga dentro tutte le evoluzioni del M5S: le sue origini antimilitariste, pacifiste, le battaglie No-Muos e contro la base americana di Vicenza, l’amicizia con la Russia, l’alleanza con gli Usa. Le convulsioni nei 5 Stelle raccontano già delle difficoltà di affrontare questo bivio non più da forza di opposizione, ma di governo.

I resoconti parlamentari testimoniano che il Movimento si è detto favorevole all’uso delle basi americane solo per le operazioni Sar (Search and Rescue), pattugliamenti nel Mediterraneo e non di carattere offensivo. Ma qui stiamo parlando di bombe. E il più probabile alleato di governo di Di Maio, Salvini, è stato chiaro: basta guerre, basta bombardamenti, no all’utilizzo delle basi italiane. Il leghista non tradisce la fede putiniana, abbraccia le tesi di Mosca, e definisce «fake news» le notizie sull’utilizzo delle armi chimiche da parte del dittatore Bashar al-Assad. Di Maio, invece, sceglie di essere più sfumato.

Leggi sull’argomento: Così il M5S si è improvvisamente innamorato della NATO e dell’UE