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Luigi Di Maio e il sondaggio che ha fatto cambiare idea al MoVimento 5 Stelle

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Dopo le indiscrezioni di ieri oggi arriva la conferma: Goffredo De Marchis su Repubblica scrive che un incontro dello scorso anno di Luigi Di Maio con il professor Roberto D’Alimonte ha confermato al componente del direttorio M5S che l’elettorato grillino è il più trasversale ma che, secondo i diagrammi di Venn (un insieme che ne racchiude altri), si sovrappone in particolare all’opinione pubblica di destra.

Per D’Alimonte il Movimento è una piramide che ha al vertice Grillo, Casaleggio e il direttorio, a metà strada i militanti e alla base gli elettori sia effettivi che potenziali. «Militanti ed elettori sono molto diversi. I secondi sicuramente non si riconoscerebbero nella protesta web dei militanti per la scelta di Grillo». Di Maio riferisce a Gianroberto Casaleggio i risultati del suo incontro con D’Alimonte ed è così che matura la scelta della libertà di coscienza e il sostanziale no al disegno di legge Cirinnà, anche al prezzo di una sollevazione tra i parlamentari e di una manifesta incoerenza con le dichiarazioni di queste settimane. Non è un caso dunque che i “portavoce” favorevoli ai diritti delle coppie gay, oggi puntino il dito contro Di Maio, il delfino designato da Casaleggio.


Luigi Di Maio e il sondaggio che ha fatto cambiare idea al MoVimento 5 Stelle

Quindi un colloquio sulla presunta impopolarità del provvedimento sulle Unioni Civili e sulla Stepchild Adoption ha innescato il dietrofront del M5S. Che sta costando rabbia e polemiche da parte degli altri parlamentari: «Nel quesito sulle unioni civili su cui è stata chiamata a pronunciarsi la rete nel 2014 erano escluse solo le adozioni esterne alle coppie, quindi secondo me la stepchild era di fatto prevista. Ma voglio credere a chi dice di non averlo capito bene quel quesito. Allora andava fatta una votazione online a parte. Noi siamo i portavoce dei cittadini, la cui opinione va ascoltata sempre», dice oggi in un’intervista Silvia Giordano, che già aveva spiegato su Facebook di essere in disaccordo con la scelta. Anche Stefano Vignaroli è moderatamente critico: «No, onestamente non mi aspettavo l’intervento del blog. Dare libertà di coscienza è una novità, ma io non lo vedo come un cambio di rotta». E’ curioso che sia stato proprio Di Maio a indicare il cambio di rotta dopo quello che aveva dichiarato a Famiglia Cristiana:
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Intanto c’è chi racconta che a fare pressione per un cambio di posizione sul DDL Cirinnà, innescando il dietrofront di Di Maio, siano stati alcuni consiglieri regionali e parlamentari del Sud. Non tanto preoccupati per l’elettorato, ma convinti che così potranno stanare le contraddizioni del Partito Democratico, nel quale si immaginano così tante defezioni al momento del voto da mettere a rischio sicuramente la SA e forse anche l’intera legge. Un calcolo politico oltre che elettorale, insomma.

La conta dei voti

Il Partito democratico però tiene duro, e assicura che la legge sarà approvata. La linea maggioritaria nel partito resta il no alla messa in soffitta delle adozioni, lasciando all’Aula la decisione sulla parte più controversa della legge. Ma al Senato si osservano con preoccupazione le novità delle ultime ore: i ‘pontieri’ non abbandonano il lavoro per verificare voto su voto quali sono gli equilibri e non si esclude che a mali estremi l’ipotesi stralcio possa affermarsi . Ora i democratici devono scegliere se rinsaldare il rapporto con Ncd scendendo a patti con Alfano(scontentando l’ala sinistra del partito) o giocare la partita nel segreto dell’urna. La minoranza Pd legge come un segnale di debolezza il fatto che Renzi non sia ancora intervenuto (nemmeno nel suo intervento di questa mattina alla scuola del Pd). “Basta ricatti e doppi giochi sui diritti delle persone. L’Italia ha già aspettato troppo” è la posizione di Roberto Speranza. Domani mattina in Senato si terrà il consueto “vertice” tra Renzi, Boschi, e i capigruppo Pd Zanda e Rosato.

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Le ipotesi di voto sulla Stepchild Adoption (Corriere della Sera, 8 febbraio 2016)

La tendenza sarebbe quella di allungare i tempi in Aula facendo slittare alla metà di febbraio il voto sui punti critici del ddl Cirinnà in modo da consolidare nuove strategie. Intanto si organizza la conta dei voti. Sembra che con questa mission scenderà in campo il sottosegretario Luca Lotti. Ma c’è chi azzarda già qualche calcolo. Tra le fila del Pd i cattolici sarebbero una trentina, ma lo zoccolo duro, quello degli irriducibili per il No, dovrebbe essere meno della metà. I no da parte dei cinque stelle non dovrebbe essere più di sette : su 35 senatori 28 si sarebbero schierati per il sì secondo un censimento di un gruppo di militanti del Movimento che si presentano su Facebook come “Amici 5 Stelle diritti civili e Lgbt”. Insomma con la rottura dell’asse Pd-M5S gli equilibri al Senato traballano ma c’è anche chi assicura che i verdiniani non faranno mancare il sostegno al Governo anche su questo provvedimento. E che dunque i voti persi dei pentastellati si andrebbero a recuperare almeno in parte con i senatori di Ala e con quanti sono in coscienza favorevoli alle unioni civili.