Economia

Luciano Gallino vi spiega come uscire dall'euro (o dal Parlamento)

uscire dall'euro

Luciano Gallino, docente di sociologia, su Repubblica pubblica un editoriale in cui spiega come uscire dall’euro dal punto di vista giuridico. L’introduzione è dedicata al motivo: «l’euro si è rivelato una camicia di forza idonea solo a comprimere i salari, peggiorare le condizioni di lavoro, tagliare la spesa per la protezione sociale, soffocare la ricerca,gli investimenti e l’innovazione tecnologica e, alla fine,rendere impossibile qualsiasi politica progressista». Poi spiega come tagliare i ponti con la moneta unica:

Non sono necessari sfracelli per arrivare a tanto. Basta far ricorso all’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea, comprendente le modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona il 1°gennaio 2009. Esso stabilisce che “ogni Stato membro può decidere,conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione (paragrafo 1)”. Il paragrafo 2 precisa quali vie il procedimento di recesso deve seguire. Lo Stato che decide di recedere notifica l’intenzione al Consiglio europeo. L’Unione negozia e conclude un accordo sulle modalità del recesso. L’accordo è concluso dal Consiglio a nome dell’Unione. Dalla lettura dell’art. 50 si possono trarre alcune considerazioni:
a)la recessione avviene dopo un negoziato;
b)il negoziato è condotto sotto l’autorità del Consiglio europeo, organo politico;
c) è dato presumere che quando uno Stato notifica l’intenzione di recedere, determinate misure tecniche, tipo un blocco temporaneo all’esportazione di capitali dallo Stato recedente, siano già state predisposte in modo riservato.

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Illustrazione di Artefatti

Ma, spiega ancora Gallino, non c’è un governo attualmente che voglia uscire dall’euro, e auspica che l’uscita dall’euro sia al centro del programma di qualche emergente formazione politica. Dimenticando che due formazioni molto lontane dalla sensibilità politica di Gallino – un tempo molto vicino a SEL – ci sono già: MoVimento 5 Stelle e Lega Nord.

Mentre l’art.50 ha posto fine all’idea che la partecipazione all’Unione sia per sempre irrevocabile per vie legali, qualche dubbio sussiste sulla possibilità di recedere dalla Uem — la veste giuridica dell’euro— senza uscire dalla Ue, poiché l’articolo in questione menziona soltanto questa. Peraltro la letteratura giuridica ha ormai sciolto ogni dubbio: poiché il trattato sulla Uem è soltanto una parte della struttura giuridica della Ue — esistono Stati membri della Ue ma non dell’eurozona —è arduo negare il principio per cui uno Stato membro possa recedere dalla Uem ma non dalla Ue. Per cui il negoziato per l’uscita dall’euro dovrebbe aprirsi con la dichiarazione di voler restare nella Ue. I costi per la recessione dalla Ue sarebbero superiori ai costi di una sola uscita dall’eurozona. Uno Stato che uscisse oggi dall’Ue si troverebbe dinanzi ad altri 27 Stati, ciascuno dei quali potrebbe imporgli ogni sorta di restrizioni al commercio, oneri doganali, aumenti del prezzo di beni e servizi. L’impossibilità di accedere ai mercati Ue costringerebbe uno Stato ad affrontare costi di entità paurosa. Resta da chiedersi dove stia il governo capace di condurre un negoziato per la recessione dell’Italia dall’eurozona in base all’art. 50 del Trattato sulla Ue. L’attuale, come quasi tutti i precedenti, è un esecutore dei dettati di Bruxelles, Francoforte, Berlino. Chiedergli di aprire un negoziato per uscire dall’euro non ha senso. Si può coltivare una speranza. Che si arrivi a nuove elezioni, dove ciò che significa recedere dall’euro in termini di ritorno della politica a temi quali la piena occupazione, la politica industriale, la difesa dello stato sociale, una società meno disuguale, sia al centro del programma elettorale di qualche emergente formazione politica. Prima di cedere alla disperazione, bisogna pur credere di poter fare qualcosa.

Edit: A tal proposito c’è chi suggerisce un nuovo titolo:

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