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Il terrorista Luca Traini e la runa nazista tatuata

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«Questa mattina ho capito che era venuta l’ora di vendicare la morte di Pamela Mastropiero, e che andava vendicata colpendo i neri. Il mio è un messaggio. L’ho voluto lanciare perché bisogna contrastare l’eccessiva presenza di immigrati in Italia»: in queste parole dette ai carabinieri e riportate oggi da Repubblica è racchiusa la motivazione che ha spinto ieri Luca Traini, 28 anni, rasato a zero, con un lungo pizzetto e la runa germanica “dente di lupo” (alla base del simbolo dei neofascisti di Terza Posizione) tatuata sulla tempia destra, a salire su un’Alfa Romeo 147 nera con una pistola calibro 9 e svuotare due caricatori sui passanti di colore, ferendone sei.

Luca Traini e il tatuaggio con la runa

Traini ha un passato lontano di famiglia disastrata e uno recente da candidato della Lega a Corridonia, nel Maceratese, alle comunali dello scorso anno. Chi lo conosce parla di una progressiva radicalizzazione a destra in una vita solitaria e disperata, a farsi i muscoli in palestra e a professare idee violente. Traini, nato a Tolentino, nella stessa provincia, “è stato abbandonato dal padre quando era molto piccolo e la madre l’ha mandato via in anni recenti”, racconta l’amico Francesco Clerico. Titolare delle palestre frequentate negli ultimi dieci anni dal ragazzo, lo ha allontanato dall’ultima, a Tolentino, “a ottobre – ricorda – perché faceva il saluto romano e battute razziste”. E aveva da tempo la pistola – regolarmente denunciata – che ha usato per ferire sei persone.

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Nelle foto su Facebook Traini appare rasato a zero, tatuato il simbolo di Terza Posizione, neofascisti anni ’70-’80. Un video delle comunali a Corridonia a giugno 2017 è a pochi metri dal leader della Lega Matteo Salvini. “In passato era stato vicino a Forza Nuova e CasaPound”, dice Clerico (ma Casapound ha smentito che fosse un suo militante), “gli hanno inculcato idee violente”. Pochi lavoretti e sempre per breve tempo: buttafuori, vigilante, manovale soprattutto. Traini viveva con la nonna a Tolentino. “Qualche anno fa aveva una ragazza – ha detto ancora il proprietario della palestra -; da quando si son lasciati è diventato così”. Era stato anche da uno psichiatra. Diagnosi: tipo border line. Il confine lo ha scavalcato stamani in centro a Macerata, cercando ‘neri’ da colpire e sparando anche su una sede del Pd.

La pistola e il passato con la Lega 

L’uomo non ha opposto resistenza all’arresto. Sembra che mentre le manette gli si stringevano attorno i polsi abbia detto: “Ho fatto quello che dovevo fare”. Sulla tempia destra Traini ha un tatuaggio che ricorda terribilmente la runa Wolfsangel, che era stato adottato dal nazismo prima di essere sostituito con la svastica e poi è stato adottato da tanti gruppi neonazisti europei e anche dal “Battaglione Azov” in Ucraina, formato da neonazisti europei.

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In Italia ne usava una versione simile il movimento neofascista eversivo Terza Posizione, che ha adottato il “dente di lupo” e aveva anche un’estensione locale nelle Marche oltre che a Roma. I PM contestano a Luca Traini anche il porto abusivo di armi: detiene regolarmente la pistola ma ha un porto d’armi sportivo che ne vieta l’uso al di fuori del poligono. I sei feriti non hanno nessun rapporto con l’omicidio di Pamela, ma sono di colore.

Candidature e Macerata ai Maceratesi

Marco Menduni sulla Stampa racconta che lo scorso 2 dicembre Traini era alla biblioteca di Civitanova Marche, dove veniva presentato il libro «Donna Rachele mia nonna», scritto da Adda Negri Mussolini. Aveva promosso l’evento il gruppo Aries Officina Nazionalpopolare, nel giorno in cui un corteo sfilava nelle vie della città per contestare l’evento.

Era diventato un assiduo: un’altra foto lo vede ritratto nella sala dove si ricorda «il camerata Roberto Scocco». L’esperienza con la Lega gli aveva lasciato l’amaro in bocca. Si era candidato alle ultime amministrative con il meno brillante dei risultati: zero voti. Nemmeno lui era andato a votare se stesso, ma anche in quella occasione – racconta un amico – «non cercava un’affermazione, ma solo il senso di appartenenza in un gruppo nel quale sentirsi qualcuno.

Pensare, continua il racconto, che era anche amico di alcuni stranieri. E quando qualcuno gli chiedeva come potesse conciliare queste frequentazioni con il suo odio per gli extracomunitari, lui rispondeva: con loro non ce l’ho, ce l’ho con tutti gli altri. Un bambino».

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Se a spingerlo sia stata proprio la morte di Pamela lo diranno le indagini; quel che è certo è che tra i due non c’era alcun legame, così come nessuno dei sei stranieri feriti aveva in qualche modo avuto a che fare con lui.

Il tragitto di Luca Traini

Ieri Traini è arrivato da Villa Potenza ed ha imboccato la salita di via dei Velini per Macerata alla guida della sua Alfa Romeo nera. Ha cominciato a sparare all’altezza dello Stadio Helvia Recina, poi nei pressi del centro commerciale Conad di via dei Velini. Poi ha fatto la circonvallazione, raggiungendo la stazione ferroviaria dove ha sparato altri colpi, quindi è salito verso l’ospedale. Ha sparato anche dei colpi ad un’auto in sosta dei carabinieri e ha raggiunto corso Cairoli, dove ha colpito un uomo di colore raggiunto al torace all’altezza della pasticceria Morresi. Proseguendo ha imboccato via Pancalducci e quindi via Cioci, da lì è salito per via Spalato (dove ha sparato un colpo contro la sede del Pd).

macerata sparatoria arresto

Luca Traini è anche arrivato fino a Casette Verdini, nei pressi del luogo dove sono stati trovati i due trolley contenenti il cadavere smembrato di Pamela Mastropietro. Ha sparando all’altezza del Bar H7 e infine è arrivato a Piediripa, ritornando poi in città per imboccare in salita di nuovo via Spalato e quindi la discesa di Santa Croce per poi fermarsi davanti al Monumento ai Caduti in piazza della Vittoria, dove è stato catturato. Prima l’annuncio al bar: «Vado e faccio una strage». E poi i fatti.